Risorse derivanti dai “Piani triennali di razionalizzazione”: sono escluse dal tetto di spesa per il trattamento accessorio del personale

by Redazione | 20/09/2017 18:46

Nella Delibera n. 136 del 12 settembre 2017 della Corte dei conti Emilia Romagna, viene chiesto un parere riguardante l’ambito di applicazione dell’art. 16, comma 4 e 5 del Dl. n. 98/11, convertito dalla Legge n. 111/11. In particolare, viene chiesto se il limite di spesa previsto dall’art. 1, comma 236, della Legge n. 208/15, vigente “ratione temporis”, risulti applicabile alle economie aggiuntive provenienti dai “Piani triennali di razionalizzazione” di cui all’art. 16, commi 4 e 5 del Dl. n. 98/11, qualora destinate per la contrattazione integrativa.

La Sezione afferma che le economie derivanti dall’attuazione dei “Piani triennali di razionalizzazione e riqualificazione della spesa”, di cui all’art. 16, commi 4 e 5, del Dl. n. 98/11, sono escluse dal tetto di spesa previsto per il trattamento accessorio del personale dall’art. 1, comma 236, della Legge n. 208/15, qualora conseguano a specifiche iniziative volte al raggiungimento di puntuali obiettivi di incremento della produttività individuale del personale interno all’Amministrazione da realizzare mediante il diretto coinvolgimento delle unità lavorative in mansioni suppletive rispetto agli ordinari carichi di lavoro. Dunque, la Sezione conclude che, nell’assumere ogni scelta amministrativa di sua esclusiva pertinenza in merito alla destinazione delle economie realizzate con il “Piano di razionalizzazione”, l’Ente deve focalizzarsi sulla valutazione di eventuali “mansioni suppletive rispetto agli ordinari carichi di lavoro” spettanti al collaboratore.

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