Servizio “Tesoreria”: il Parere della Corte dei conti Campania sulla gestione della provvista vincolata degli Enti Locali

Servizio “Tesoreria”: il Parere della Corte dei conti Campania sulla gestione della provvista vincolata degli Enti Locali

Nella Delibera n. 59 del 18 aprile 2018 della Corte dei conti Campania, viene chiesto un parere sulla gestione della provvista vincolata degli Enti Locali. La Sezione rileva che, a mezzo della provvista vincolata, la contabilità finanziaria (declinata in entrate e spese) come la contabilità economica (declinata in costi e ricavi e correlate manifestazioni finanziarie) è in grado di rappresentare l’esito (l’output) dell’azione amministrativa, consente cioè di sapere se e quali sono stati gli “impieghi” delle fonti di finanziamento e, in modo correlato, se è stato realizzato lo scopo (in contabilità economica, l’oggetto sociale). Poi, la Sezione, posta la distinzione tra destinazione “generica” (corrispondente sul risultato di amministrazione ai cd. “fondi destinati ad investimenti”) e vincolo “specifico” corrispondente ai cd. “fondi vincolati”, riscontra che l’utilizzo della cassa vincolata non ha un onere “da tasso di interesse” in quanto il Tesoriere non assolve la funzione di finanziatore dell’utilizzazione. Ed ancora, la Sezione rileva che gli obblighi informativi posti dalla legge in capo al Tesoriere sono oggetto naturale e necessario della prestazione complessa in cui consiste il “Servizio di Tesoreria”, che richiede una professionalità specifica tipica del Settore finanziario. Dunque, non può per estensione applicarsi a tale servizio informativo lo stesso criterio di “retribuzione” previsto per l’utilizzo di anticipazioni di Tesoreria, in quanto non si utilizza danaro anticipato dal Tesoriere ma la propria stessa liquidità, per quanto corrispondente a cassa vincolata. Inoltre, la Sezione pone in evidenza che gli oneri informativi e organizzativi possano generare costi generali di gestione (quali, tenuta del conto, informazioni sui flussi delle entrate vincolate, ora tipizzate ai sensi del Dlgs. n. 118/11), ma, data la natura del munus, essi rappresentano una componente implicita della prestazione dovuta da valutarsi al momento dell’offerta della propria prestazione e della stipula della convenzione di tesoreria. Tanto più se il Servizio è stato affidato in data successiva all’entrata in vigore della riforma del Dlgs. n. 118/11. Per tale ragione, il compenso offerto e stabilito contrattualmente al momento dell’affidamento del Servizio non può che ricomprendere già tutti i rischi ed i presumibili oneri prestazionali derivanti da una attività la cui complessità tecnica ha in sé l’alea di servizi accessori, secondari ed impliciti, fatti salvi i rimedi previsti dal Codice civile in caso di dimostrata eccessiva onerosità sopravvenuta.


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