Tassa rifiuti: agevolazioni spettanti nel caso di produzione di rifiuti speciali

Tassa rifiuti: agevolazioni spettanti nel caso di produzione di rifiuti speciali

Nella Sentenza n. 1963 del 26 gennaio 2018 della Corte di Cassazione, una Società propone ricorso per Cassazione della Sentenza con la quale una Ctr ha ritenuto legittimi gli avvisi di liquidazione notificatile da una Azienda municipale per Tarsu 2006, 2007 e 2009.

In particolare, la Ctr ha rilevato che il Comune in questione aveva regolarmente istituito il “Servizio di raccolta rifiuti” nella zona di pertinenza e quand’anche la Società avesse incaricato della raccolta una Ditta terza, ciò non la mandava esente dall’Imposta, secondo quanto previsto dal Regolamento comunale.

La Suprema Corte sostiene che, in tema di Tarsu, sulla base degli artt. 62 e 64, del Dlgs. n. 507/93, i Comuni devono istituire una apposita Tassa annuale su base tariffaria che viene a gravare su chiunque occupi o conduca i locali, a qualsiasi uso adibiti, esistenti nelle zone del territorio comunale in cui i servizi sono istituiti. Tale tassa è dovuta indipendentemente dal fatto che l’utente utilizzi il Servizio, salva l’autorizzazione dell’Ente impositore allo smaltimento dei rifiuti secondo altre modalità, purché il Servizio sia istituito e sussista la possibilità della utilizzazione, ma ciò non significa che, per ogni esercizio di imposizione annuale, la Tassa è dovuta solo se il Servizio sia stato esercitato dall’Ente impositore in modo regolare, così da consentire al singolo utente di usufruirne pienamente.

I Giudici di legittimità si pongono il problema di verificare se la Società avesse subordinatamente titolo per ottenere la riduzione tariffaria proporzionale; ciò in base al principio per cui il regime di privativa comunale sulla gestione dei rifiuti urbani e speciali assimilati, previsto dall’art. 21, del Dlgs. n. 22/97, non esclude che sulla tariffa stabilita a tale titolo venga “applicato un coefficiente di riduzione proporzionale alle quantità di rifiuti assimilati che il produttore dimostri di aver avviato al recupero mediante attestazione rilasciata dal soggetto che effettua l’attività di recupero dei rifiuti stessi”.

Le modalità ed i limiti di esercizio della riduzione (operante sulla parte variabile della tariffa) risultano fissati, nell’ambito della potestà regolamentare assegnata dalla legge ai Comuni, in un articolo del Regolamento del Comune in questione per l’applicazione sperimentale della Tari. Tale disciplina prescrive che il titolare dell’utenza non domestica debba dimostrare di aver avviato i rifiuti assimilati al recupero “in proprio” mediante:

– dichiarazione resa ai sensi del Dpr. n. 445/00;

– attestazione rilasciata da soggetto autorizzato;

– allegazione del registro di carico/scarico;

il tutto entro il 31 gennaio di ciascun anno interessato dalla riduzione.

Per cui, in conclusione, nel caso di smaltimento in via autonoma di rifiuti che possono essere gestiti dal Servizio istituito dal Comune, non opera alcuna esenzione per il contribuente bensì la sola riduzione della quota variabile della tariffa, proporzionale alla quantità di rifiuti avviati autonomamente al riciclo.


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