“Tia2”: il prelievo ha natura privatistica ed è soggetta ad Iva

“Tia2”: il prelievo ha natura privatistica ed è soggetta ad Iva

Nella Sentenza n. 8631 del 7 maggio 2020 della Corte di Cassazione, la questione controversa in esame riguarda la debenza, o meno, dell’Iva sulla “Tia2”. I Giudici di legittimità rilevano che l’art. 238 del Dlgs. n. 152/2006, ha provveduto alla soppressione della tariffa (di igiene ambientale) di cui all’art. 49 del Dlgs. n. 22/1997 (la c.d. “Tia1”), “salvo quanto previsto dal comma 11”, che, a sua volta, ha disposto che “(s)ino alla emanazione del Regolamento di cui al comma 6 e fino al compimento degli adempimenti per l’applicazione della tariffa continuano ad applicarsi le discipline regolamentari vigenti”. La “Tia1”, istituita dall’art. 49 del Dlgs. n. 22/1997, oggi abrogato, avendo natura tributaria, non è assoggettabile all’Iva, che mira a colpire la capacità contributiva insita nel pagamento del corrispettivo per l’acquisto di beni o servizi e non in quello di un’imposta, sia pure destinata a finanziare un servizio da cui trae beneficio il medesimo contribuente. Per quanto riguarda la “Tia2”, la Suprema Corte afferma che la natura privatistica della tariffa consente di ritenere il prelievo assoggettabile ad Iva ai sensi dell’art. 3 del Dpr. n. 633/1972, ciò non trovando ostacolo nella circostanza che il pagamento della Tia/2 (come quello della “Tia1”) sia obbligatorio per legge, atteso che il citato art. 3, del Dpr. n. 633/1972 prevede che “prestazioni verso corrispettivo dipendenti da contratti d’opera, appalto, trasporto, mandato, spedizione, agenzia, mediazione, deposito e in genere da obbligazioni di fare, di non fare e di permettere” costituiscono prestazioni di servizi (ai fini della assoggettabilità all’Iva ex art. 1 del medesimo Decreto) “quale ne sia la fonte”.

Peraltro, a conforto della natura privatistica della tariffa “nella prospettiva dell’opzione legislativa è … chiaro che l’individuazione del costo con componenti predeterminate o accessorie è del tutto compatibile trattandosi di contratti di massa, nella cornice dei quali trova idonea spiegazione anche la redistribuzione agevolativa dei costi con modalità che tengano conto anche di indici reddituali”.

Quindi, la natura privatistica della “Tia2”, quale corrispettivo del “Servizio di raccolta, recupero e smaltimento dei rifiuti solidi urbani”, nel contesto di un rapporto sinallagmatico consente l’assoggettabilità ad Iva della relativa prestazione patrimoniale.

In conclusione, la tariffa di cui all’art. 238 del Dlgs. n. 152/2006, come interpretato dall’art. 14, comma 33, del Dl. n. 78/2010, convertito, con modificazioni, dalla Legge n. 122/2010, ha natura privatistica ed è, pertanto, soggetta ad Iva ai sensi degli artt. 1, 3, 4, commi 2 e 3, del Dpr. n. 633/1972.


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