Consiglio di Stato, Sentenza n. 9252 del 19 novembre 2024
Una Società ha presentato appello contro una Sentenza che ha respinto il suo ricorso contro il diniego di un’Amministrazione comunale per l’autorizzazione all’installazione di Impianti pubblicitari permanenti. La vicenda è iniziata quando il Tribunale, in via cautelare, ha sospeso il diniego originario, ordinando all’amministrazione un riesame della questione.
L’amministrazione, dopo il riesame, ha emesso un nuovo diniego accompagnato da un parere negativo della polizia locale, che ha evidenziato i rischi per la sicurezza stradale legati alle caratteristiche degli impianti e alle loro zone di collocazione.
La Società ha impugnato questo nuovo diniego, sostenendo che esso sia privo di un’adeguata istruttoria, motivazione e che presenti elementi di illogicità e irragionevolezza. Tuttavia, il Tribunale ha ritenuto che il provvedimento fosse legittimo e sufficientemente motivato, rigettando le obiezioni della Società. Nell’appello, la Società sostiene che il diniego non rispetta i requisiti di motivazione e trasparenza richiesti per un atto amministrativo, in particolare riguardo all’impatto sulla sicurezza stradale.
I Giudici evidenziano che il diniego si basa su una formula generica che afferma che l’installazione del manufatto pubblicitario causa “disturbo visivo agli utenti della strada, distraendoli e creando un pericolo per la circolazione, come previsto dall’art. 23 del ‘Codice della Strada’”, ma non fornisce elementi concreti, come le dimensioni degli impianti o le caratteristiche specifiche delle aree interessate. Di conseguenza, non è possibile comprendere il ragionamento logico e giuridico alla base della decisione del Comune. Questa carenza configura un difetto di motivazione, secondo la giurisprudenza consolidata, che richiede che i provvedimenti amministrativi spieghino in modo chiaro e dettagliato le ragioni delle decisioni, permettendo al destinatario di comprendere il processo decisionale seguito.
L’assenza di motivazione ostacola la verifica della correttezza dell’azione amministrativa, impedisce al destinatario di difendere efficacemente i propri diritti e limita il controllo giurisdizionale sull’operato dell’amministrazione. Tale comportamento viola i Principi costituzionali di buon andamento e trasparenza della pubblica amministrazione e compromette i diritti di difesa e la possibilità di controllo giudiziario, elementi essenziali per garantire la legittimità dell’azione amministrativa.


