Blocco triennale stipendi ex Dl. n. 78/2010: si applica anche al personale di Società partecipate ed Enti inseriti nell’Elenco Istat

Blocco triennale stipendi ex Dl. n. 78/2010: si applica anche al personale di Società partecipate ed Enti inseriti nell’Elenco Istat

Cassazione Civile – Sentenza n. 6264/2019

Il Dl. n. 78/2010, convertito con la Legge n. 122/2010, recante “Misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica”, per espressa affermazione del Legislatore poneva in essere interventi tesi a ridurre la spesa statale per redditi da lavoro dei dipendenti pubblici, e ciò in ragione dell’eccezionalità della situazione economica internazionale ed al fine di salvaguardare gli obiettivi di finanza pubblica concordati in sede europea. In particolare, l’art. 9 del Dl. n. 78/2010, prevedeva, per gli anni 2011, 2012 e 2013, il blocco delle progressioni automatiche dei dipendenti delle Amministrazioni pubbliche.

Orbene, mentre il comma 21 del citato art. 9 disponeva il blocco triennale delle progressioni automatiche imponendolo espressamente al personale dipendente delle Pubbliche Amministrazioni di cui all’art. 1, comma 2, del Dlgs. n. 165/2001 (personale in regime di diritto pubblico), il comma 1 dello stesso articolo disponeva che il trattamento complessivo dei singoli dipendenti, anche di qualifica dirigenziale, delle Amministrazioni pubbliche inserite nel Conto consolidato della Pubblica Amministrazione, come individuato dall’Istat, non potesse superare, in ogni caso, il trattamento spettante per l’anno 2010.

Con la Cm. n. 40/2010, il Mef aveva ritenuto che il blocco di cui al comma 21 dovesse estendersi anche al personale degli Enti inseriti dall’Istat nella ricognizione annuale delle Amministrazioni pubbliche ai fini della predisposizione del Conto economico consolidato delle Amministrazioni pubbliche (Legge n. 196/2009).

In ragione di ciò Anas, Società partecipata pubblica inserita nell’Elenco del Conto economico consolidato della P.A., aveva disposto il congelamento degli scatti di anzianità per i propri dipendenti. Contro tale Provvedimento alcuni Dirigenti della Società pubblica avevano quindi avviato un giudizio di merito che si era concluso in loro favore, essendosi ritenute non omogenee le fattispecie disciplinate, rispettivamente, dal comma 1 e dal comma 21, in quanto la prima aveva introdotto un tetto massimo di spesa ordinaria, mentre la seconda un blocco triennale delle progressioni automatiche di stipendio, nonché la c.d. “sterilizzazione” delle progressioni di carriera.

La Cassazione invece ha ribaltato le decisioni dei Giudici di merito, precisando la necessità di adattare il paradigma interpretativo delle singole disposizioni normative in esame alle finalità e portata applicativa del Dl. n. 78/2010.

Secondo la Corte Anas, Società partecipata al 100% dallo Stato, è inserita nel Conto economico consolidato della Pubblica Amministrazione e quindi del bilancio dello Stato, e come tale è sottoposta ad un vincolo pubblicistico nella sua organizzazione. Vincolo che impone l’attuazione concreta dei Principi di economicità, imparzialità e rispondenza al pubblico interesse dell’azione amministrativa.

Le misure introdotte dal menzionato Dl. n. 78/2010, in quanto rivolte al contenimento e razionalizzazione della spesa pubblica nel suo perimetro complessivo, devono essere inquadrate come espressione diretta del Principio di economicità e del pubblico interesse al risparmio nella spesa pubblica.

In tale ottica, la definizione di “Amministrazione pubblica” deve avere un perimetro assai più esteso rispetto a quello attribuito alla categoria di Amministrazioni pubbliche, come individuata nella definizione contenuta nell’art. 1, comma 2, del Dlgs. n. 165/2001.

L’ambito applicativo dell’intero art. 9 del Dl. n. 78/2010 supera i contorni della disciplina contenuta nel comma 21 e si espande, in modo coerente con la ratio legislativa, nella più ampia locuzione utilizzata dal comma 1 di “Amministrazioni pubbliche inserite nel Conto economico consolidato della Pubblica Amministrazione” individuato dall’Istat.

Il riferimento riguarda “tutti gli Enti e i soggetti” inseriti in tale Elenco, non potendo ammettersi che il Legislatore, pur facendo uso di una terminologia avente un preciso significato nell’ordinamento giuridico, abbia tuttavia dettato tale previsione solo per gli Enti o soggetti o Amministrazioni che non abbiano la veste formale di Società per azioni.

di Giuseppe Girlando


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