“Decreto Ristori ter”: destinati ai Comuni 400 milioni di Euro per finanziare misure urgenti di “solidarietà alimentare”

“Decreto Ristori ter”: destinati ai Comuni 400 milioni di Euro per finanziare misure urgenti di “solidarietà alimentare”

E’ stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 291 del 23 novembre 2020 il Dl. n. 154 del 23 novembre 2020, recante “Misure finanziarie urgenti connesse all’emergenza epidemiologica da ‘Covid-19’”, c.d. “Decreto Ristori ter”.

Il Decreto stanzia ulteriori risorse, pari a circa Euro 2 miliardi, per estendere anche alle nuove “zone rosse” gli interventi già previsti nei precedenti Provvedimenti per il sostegno delle attività produttive e dei lavoratori maggiormente penalizzati dalla seconda fase dell’emergenza “Covid-19”:

  • Dl. 28 ottobre 2020, n. 137, c.d. “Decreto Ristori bis” (vedi Entilocalinews n. 42 del 2 novembre 2020);
  • Dl. 9 novembre 2020, n. 149, c.d. “Decreto Ristori bis” (vedi Entilocalinews n. 44 del 16 novembre 2020).

In particolare, l’art. 1 incrementa di Euro 1,45 miliardi per il 2020 e di Euro 220,1 milioni per il 2021, la dotazione del Fondo previsto dal “Decreto Ristori bis” per compensare le attività che operano nelle Regioni che passano a una fascia di rischio più alta.

Qui di seguito un quadro delle (numericamente limitate) novità che riguardano direttamente gli Enti Locali.

Esenzione seconda rata Imu

L’art. 1, comma 2, novellando l’Allegato 2 del citato Dl. n. 149/2020, estende inoltre la cancellazione della seconda rata Imu dell’anno 2020, scadente il 16 dicembre 2020, anche a chi opera nell’ambito del commercio al dettaglio di calzature e accessori (codice Ateco 47.72.10).

Ricordiamo che la condizione posta è che i proprietari siano anche gestori delle attività ivi esercitate, e che le attività siano ubicate nei Comuni delle aree del territorio nazionale, caratterizzate da uno scenario di massima gravità e da un livello di rischio alto, individuate con ordinanze del Ministro della Salute adottate ai sensi dell’art. 3, del Dpcm 3 novembre 2020 (cd. “zone rosse”).

Fondo di solidarietà alimentare

L’art. 2 del Dl. in commento istituisce, nello Stato di previsione del Viminale, un Fondo da Euro 400 milioni nel 2020, finalizzato a consentire ai Comuni di adottare misure urgenti di “solidarietà alimentare”.

La ripartizione tra gli Enti ricalca esattamente quella adottata per i primi Euro 400 milioni, stanziati al medesimo scopo dall’Ordinanza del Capo del Dipartimento della Protezione civile n. 658 del 29 marzo 2020 e la cui ripartizione è stata resa nota dai relativi Allegati 1 e 2.

Con proprio Comunicato 27 novembre 2020, il Ministero dell’Interno-Direzione centrale della Finanza locale, ha comunicato di aver accreditato quello stesso giorno ai Comuni delle Regioni a Statuto ordinario le risorse del “Fondo” in questione. Nel caso delle Regioni a Statuto speciale, le risorse sono state trasferite alle Regioni e alle Province autonome che provvederanno a loro volta a trasferire gli importi spettanti ai singoli Comuni.

Le variazioni di bilancio riguardanti l’utilizzo delle risorse trasferite dal bilancio dello Stato connesse all’emergenza “Covid-2019” possono essere deliberate dagli Enti Locali sino al 31 dicembre 2020, a mezzo Delibera di Giunta.

Come precisato dal comma 2, per l’attuazione del presente art. 2, i Comuni applicano la disciplina di cui alla citata Ordinanza n. 658/2020, che riassumiamo brevemente qui di seguito.

I Comuni possono destinare alle misure urgenti di “solidarietà alimentare” eventuali donazioni; a tal fine, è autorizzata l’apertura di appositi conti correnti bancari onde fare confluire le citate donazioni. Alle medesime donazioni si applicano le disposizioni di cui all’art. 66 del Dl. 17 marzo 2020, n. 18 (detrazione d’imposta lorda Irpef del 30% o deducibilità dal reddito d’impresa). Sulla base delle assegnazioni di cui sopra e delle donazioni di cui all’art. 66 del Dl. 17 marzo 2020, n. 18 (Decreto “Cura Italia”, vedi Entilocalinews n. 12 del 23 marzo 2020), ciascun Comune è autorizzato all’acquisizione, in deroga alle disposizioni di cui al Dlgs. n. 50/2016 (“Codice dei Contratti pubblici”):

a) di buoni spesa utilizzabili per l’acquisto di generi alimentari presso gli esercizi commerciali contenuti nell’elenco pubblicato da ciascun Comune nel proprio sito istituzionale;

b) di generi alimentari o prodotti di prima necessità.

I Comuni, per l’acquisto e per la distribuzione dei beni suddetti, possono avvalersi degli “Enti del Terzo Settore”. Nell’individuazione dei fabbisogni alimentari e nella distribuzione dei beni, i Comuni in particolare possono coordinarsi con gli Enti attivi nella distribuzione alimentare a valere sulle risorse del Programma operativo del “Fondo di aiuti europei agli indigenti” (“Fead”).

Per le attività connesse alla distribuzione alimentare non sono disposte restrizioni agli spostamenti del personale degli “Enti del Terzo Settore” e dei volontari coinvolti.

L’Ufficio dei Servizi sociali di ciascun Comune individua la platea dei beneficiari ed il relativo contributo tra i nuclei familiari più esposti agli effetti economici derivanti dall’emergenza sanitaria e tra quelli in stato di bisogno, per soddisfare le necessità più urgenti ed essenziali con priorità per quelli non già assegnatari di sostegno pubblico.


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