Ici: rendita catastale

Ici: rendita catastale

Nell’Ordinanza n. 19350 del 18 luglio 2019 della Corte di Cassazione, i Giudici di legittimità hanno affermato che, in tema di Ici, l’applicabilità dell’esenzione per i fabbricati rurali, prevista dal combinato disposto dell’art. 23, comma 1-bis, del Dl. n. 207/2008, convertito con modificazioni nella Legge n. 14/2009, e dell’art. 2, comma 1, lett. a), del Dlgs. n. 504/1992, è subordinata, per i fabbricati non iscritti in Catasto, all’accertamento dei requisiti previsti dall’art. 9 del Dl. n. 557/1993, convertito in Legge n. 133/1994, accertamento questo che può essere condotto dal Giudice tributario investito della domanda di rimborso proposta dal contribuente, su cui grava l’onere di dare la prova della sussistenza dei predetti requisiti. Tra i requisiti, per gli immobili strumentali, non rileva l’identità fra titolare del fabbricato e titolare del fondo, potendo la ruralità essere riconosciuta anche agli immobili delle Cooperative agricole che svolgono attività di manipolazione, trasformazione, conservazione, valorizzazione o commercializzazione dei prodotti agricoli conferiti dai soci.

Peraltro, la Suprema Corte aggiunge che, per quanto attiene l’Ici, l’art. 74, comma 1, della Legge n. 342/2000 – nel prevedere che, a decorrere dall’1° gennaio 2000, gli atti comunque attributivi o modificativi delle rendite catastali per terreni e fabbricati sono efficaci solo a decorrere dalla loro notificazione – va interpretato nel senso dell’impossibilità giuridica di utilizzare una rendita prima della sua notifica al fine di individuare la base imponibile dell’Ici, ma non esclude affatto l’utilizzabilità della rendita medesima, una volta notificata, a fini impositivi anche per annualità d’imposta “sospese”, ovverosia suscettibili di accertamento e/o di liquidazione e/o di rimborso.


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