Irpef: le somme corrisposte da una P.A. a dipendenti di altre P.A. per funzioni di collaudo tecnico rientrano tra i redditi di lavoro dipendente

Irpef: le somme corrisposte da una P.A. a dipendenti di altre P.A. per funzioni di collaudo tecnico rientrano tra i redditi di lavoro dipendente

L’Agenzia delle Entrate, con la Risposta all’Istanza di Interpello n. 289 del 22 luglio 2019, ha fornito chiarimenti in ordine alla natura fiscale delle somme e valori corrisposti da una Amministrazione pubblica diversa da quella cui appartiene il dipendente pubblico.

L’Ente pubblico non economico istante ha riferito di avere conferito un incarico per l’espletamento di funzioni di collaudo tecnico-amministrativo ad un dipendente di un’altra Pubblica Amministrazione, autorizzato dall’Ente di appartenenza ai sensi dell’art. 53 del Dlgs. n. 165/2001. Tale norma non consente – in assenza di preventiva autorizzazione dell’Amministrazione di appartenenza – al dipendente pubblico lo svolgimento di incarichi retribuiti, anche occasionali, non compresi nei compiti e doveri di ufficio.

L’Ente pubblico istante ha precisato che le infrastrutture in corso devono essere collaudate da apposite Commissioni in conformità all’art. 102 del Dlgs. n. 50/2016 e che l’incarico di componente di Commissione è conferito a soggetti appartenenti a varie categorie professionali (quali Architetti, Ingegneri, Esperti contabili, giudici, ecc.) per la verifica dell’avanzamento dei lavori sotto il profilo tecnico, giuridico e contabile. Detto incarico si protrae per più periodi d’imposta, con diverse sedute di Commissione, ed il relativo compenso è erogato, ai sensi dell’art. 61, comma 9, della Legge n. 133/2008.

L’Ente istante ha specificato altresì che, come previsto da tale ultima norma, “il 50% del compenso spettante al dipendente pubblico per l’attività di componente o di Segretario del Collegio arbitrale è versato direttamente ad apposito capitolo del bilancio dello Stato; (…); la medesima disposizione si applica al compenso spettante al dipendente pubblico per i collaudi svolti in relazione a contratti pubblici di lavori, servizi e forniture”.

L’Istante ha evidenziato che in sede di rilascio dell’autorizzazione allo svolgimento dell’incarico esterno, l’Amministrazione di appartenenza ha comunicato al proprio dipendente, che l’incarico deve essere caratterizzato da occasionalità e non deve presentare profili, anche potenziali, di conflitto di interesse rispetto all’attività istituzionale.

Atteso quanto sopra, l’Ente istante ha chiesto di conoscere se tali emolumenti debbano considerarsi redditi assimilati al lavoro dipendente, ai sensi dell’art. 50, comma 1, lett. c-bis), del Tuir (in quanto somme relative alla partecipazione a Collegi e Commissioni) o redditi per prestazioni occasionali, tenuto conto tra l’altro delle precisazioni fornite dall’Amministrazione di appartenenza, in base alle quali “si tratta di incarico saltuario ed occasionale senza vincoli di subordinazione col soggetto conferente e compatibile con lo status di pubblico dipendente”.

Sul punto, l’Agenzia delle Entrate ha ricordato che il citato art. 50, comma 1, del Tuir, ricomprende tra i redditi assimilati al lavoro dipendente “le indennità e i compensi percepiti a carico di terzi dai prestatori di lavoro dipendente per incarichi svolti in relazione a tale qualità, ad esclusione di quelli che per clausola contrattuale devono essere riversati al datore di lavoro e di quelli che per legge debbono essere riversati allo Stato” [lett. b)]; – “le somme e i valori in genere, a qualunque titolo percepiti nel periodo d’imposta, (…) in relazione (…) alla partecipazione a Collegi e Commissioni (…) sempreché gli Uffici o le collaborazioni non rientrino nei compiti istituzionali compresi nell’attività di lavoro dipendente (…)” [lett. c-bis)].

Con riferimento alla citata lett. b), la Circolare n. 326/1997 (par. 5.3) ha chiarito tra l’altro che detti compensi – che il prestatore di lavoro percepisce da soggetti diversi dal proprio datore di lavoro, e a carico di terzi – hanno natura di reddito assimilato a quello di lavoro dipendente ove derivanti da “incarichi svolti in relazione alle funzioni della propria qualifica e in dipendenza del proprio rapporto di lavoro”. Rientrano in tale categoria, ad esempio, i compensi per la partecipazione a taluni Comitati tecnici, Organi collegiali, Commissioni di esami, Organi consultivi di Enti privati o pubblici, ivi compresi quelli percepiti da dipendenti dello Stato e degli altri Enti pubblici per prestazioni comunque rese in connessione con la carica o in rappresentanza degli enti di appartenenza. La citata Circolare n. 326/1997 ha chiarito altresì che la relazione tra l’espletamento dell’incarico e la qualifica di lavoratore dipendente sussiste anche “nel caso in cui risulti, per legge, regolamento, altro atto amministrativo, statuto o capitolato, che l’incarico debba essere affidato ad un componente della categoria alla quale il contribuente appartiene”. Il medesimo documento di prassi ha chiarito anche che, in ogni caso, laddove eventuali somme e valori siano corrisposti da una Amministrazione pubblica diversa da quella cui appartiene il dipendente pubblico, essi costituiscono redditi di lavoro dipendente.

Nel caso di specie, l’incarico di membro della Commissione di collaudo al dipendente di altra Amministrazione pubblica è stato conferito con Decreto del Presidente dell’Ente pubblico non economico istante. Tale Ente ha precisato che “le infrastrutture in corso devono essere collaudate da apposite commissioni, ai sensi dell’art. 102 del Dlgs. n. 50/2016” (“Codice dei Contratti pubblici”).

In particolare, il comma 6 della citata norma prevede che, “per effettuare le attività di collaudo sull’esecuzione dei contratti di cui al comma 2, le stazioni appaltanti nominano tra i propri dipendenti o dipendenti di altre amministrazioni pubbliche, da 1 a 3 componenti con qualificazione rapportata alla tipologia e caratteristica del contratto, in possesso dei requisiti di moralità, competenza e professionalità”.

Tenuto conto della normativa e della prassi consolidata richiamata, l’Agenzia ha ritenuto che i predetti compensi percepiti dall’Ingegnere incaricato, in quanto erogati da una Amministrazione pubblica (ovvero l’Ente pubblico istante) differente da quella, parimenti pubblica, di appartenenza, costituiscano redditi di lavoro dipendente ai sensi dell’art. 49 del Tuir.

Sono redditi di lavoro dipendente, ai sensi dell’art. 51, comma 1, del Tuir, tutte le somme e i valori che il dipendente percepisce nel periodo d’imposta, a qualunque titolo, anche sotto forma di erogazioni liberali, in relazione al rapporto di lavoro, e quindi tutti quelli che siano in qualunque modo riconducibili al rapporto di lavoro medesimo, anche se non provenienti direttamente dal datore di lavoro (Principio di onnicomprensività del reddito di lavoro dipendente e totale imponibilità di tutto ciò che il dipendente riceve).

Con riferimento alla soluzione prospettata dallo stesso Ente pubblico istante – secondo cui gli emolumenti in questione sarebbero ristati conducibili ai redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente di cui alla lett. c-bis) dell’art. 50 del Tuir (collaborazioni coordinate e continuative) – l’Agenzia ha osservato che, nel caso di specie, la prestazione richiesta è collegata ai compiti istituzionali compresi nell’attività di lavoro del dipendente. A tale proposito, la Circolare n. 67/E del 2001 ha chiarito che le prestazioni che rientrano nei compiti istituzionali del lavoratore dipendente non possono ricondursi ai rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, rimanendo attratte nel reddito di lavoro dipendente.


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