Iva: come recuperare l’Imposta versata in eccesso su fatture in “split payment” una volta decorso il termine di 12 mesi

Iva: come recuperare l’Imposta versata in eccesso su fatture in “split payment” una volta decorso il termine di 12 mesi

L’Agenzia delle Entrate, con la Risposta n. 424 del 22 giugno 2021, ha fornito chiarimenti in ordine al recupero dell’Iva nell’ambito di una operazione regolata mediante il meccanismo “split payment”.

Nel caso di specie, una Provincia ha affidato nel 2017 ad una Società dei lavori di realizzazione di opere pubbliche, commissionando successivamente ad uno Studio professionale la redazione di un parere pro-veritate al fine di stabilire l’aliquota Iva da applicare ai lavori de quo. Il Professionista incaricato della redazione del parere ha ritenuto che, nel caso di specie, l’aliquota Iva da applicare fosse del 10%, in quanto opere di urbanizzazione primaria o secondaria (n. 127-quinquies, Tabella A, Parte III, allegata al Dpr. n. 633/1972). In conseguenza di ciò, la Provincia committente ha richiesto alla Società appaltatrice l’emissione di una nota di credito ex art. 26, comma 3, del Dpr. n. 633/1972, al fine di rettificare l’Iva addebitata in eccesso sull’ultima fattura non ancora pagata, mentre ha richiesto all’Agenzia delle Entrate come recuperare la maggiore Iva versata con riferimento alle fatture emesse ben oltre 12 mesi prima, essendo quindi già decorso il termine indicato dalla sopra citata norma.

L’Agenzia ha ricordato che spetta al solo prestatore di servizio la facoltà di avvalersi dello strumento della nota di credito per rettificare l’Iva erroneamente addebitata. Tale assioma peraltro non è inciso dalla circostanza che, nel caso di specie, l’operazione è regolata mediante “split payment”, come chiarito dalla Circolare Entrate n. 15/E del 2015.

Ne consegue che la Provincia committente, destinataria di una fattura emessa in regime di “split payment”, non assumendo la qualifica di debitore d’imposta non ha facoltà di variare autonomamente – sulla base di un parere pro-veritate di un soggetto terzo – l’Iva addebitatagli in rivalsa, restando tale facoltà rimessa al prestatore di servizio nel presupposto che sarebbe quest’ultimo a rispondere dell’errore laddove fosse in seguito accertata una errata applicazione delle aliquote.

Atteso quanto sopra, nel caso di specie, con riferimento alle fatture, emesse oltre 12 mesi prima, per le quali il fornitore non ha più facoltà di emettere le note di variazione essendo ormai decorso un anno dall’effettuazione dell’operazione, il medesimo, laddove ritenga corretto il parere rilasciato dallo Studio professionale ed intenda recuperare la maggiore Imposta addebitata per rivalsa, può attivare la procedura di rimborso di cui all’art. 30-ter, comma 1, del Dpr. n. 633/1972, in base al quale “il soggetto passivo presenta la domanda di restituzione dell’Imposta non dovuta, a pena di decadenza, entro il termine di 2 anni dalla data del versamento della medesima ovvero, se successivo, dal giorno in cui si è verificato il presupposto per la restituzione”.

Tuttavia, essendo stata la maggiore Iva versata mediante il meccanismo dello “split payment”, l’Agenzia ha specificato che il fornitore deve indicare nell’Istanza, come beneficiaria del rimborso, se spettante, la Provincia committente. In alternativa, laddove la richiesta di rimborso sia presentata direttamente dalla Provincia committente, l’Istanza andrà sottoscritta anche dal fornitore, parimenti responsabile di un eventuale rimborso non spettante.

Resta inteso che, laddove la Provincia committente abbia operato con una veste commerciale e non istituzionale, la stessa dovrà eseguire la rettifica della maggiore Imposta eventualmente detratta.


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