Iva: soggette le somme versate a seguito di accordi transattivi se conseguenti all’assunzione di un obbligo di non fare/permettere

Iva: soggette le somme versate a seguito di accordi transattivi se conseguenti all’assunzione di un obbligo di non fare/permettere

L’Agenzia delle Entrate, con la Risposta all’Istanza di Interpello n. 356 del 19 maggio 2021, si è occupata del trattamento ai fini Iva delle somme da versare a seguito della stipula di un accordo transattivo intercorso tra le parti.

Al riguardo, l’Agenzia ha ricordato che occorre in primo luogo indagare sulla “funzione economica” delle suddette somme e, in particolare, verificare:

  • se le stesse costituiscano l’effettivo corrispettivo di una cessione di beni e/o servizio fornito nell’ambito di un rapporto giuridico caratterizzato da prestazioni sinallagmatiche, condizione sintomatica della sussistenza di nesso diretto tra la cessione di beni e/o il servizio reso e il controvalore ricevuto (in tal senso, Sentenze 8 marzo 1988 – Causa 0102/86 – Causa C-16/93 – Causa C-174/00 – Causa C-210/04);
  • ovvero se le stesse siano versate a titolo di liberalità oppure abbiano natura meramente risarcitoria.

Con riguardo alla nozione di prestazione di servizi, l’Agenzia ha ricordato che l’art. 24, comma 1, della Direttiva n. 112/2006, stabilisce che “si considera prestazione di servizi ogni operazione che non costituisce una cessione di beni”. Il successivo art. 25, comma 1, della richiamata Direttiva n. 112/2006 prevede altresì che “una prestazione di servizi può consistere, tra l’altro, in una delle operazioni seguenti: (…) b) l’obbligo di non fare o di permettere un atto o una situazione (…)”. Il predetto art. 25, comma 1, è stato trasfuso nell’ordinamento domestico nell’art. 3, comma 1, del Dpr. n. 633/1972, che qualifica come prestazioni di servizi ai fini Iva “le prestazioni verso corrispettivo dipendenti (…) in genere da obbligazioni di fare, di non fare e di permettere quale ne sia la fonte”.

In proposito, la Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha affermato in più occasioni che una prestazione di servizi è effettuata a titolo oneroso e, pertanto, configura un’operazione imponibile solo quando tra l’autore di tale prestazione e il suo destinatario intercorra un rapporto giuridico nell’ambito del quale avviene uno scambio di prestazioni sinallagmatiche, nel quale il compenso ricevuto dall’autore di tale prestazione costituisce il controvalore effettivo del servizio fornito al beneficiario (Sentenza 16 dicembre 2010, Causa C-270/09).

L’indirizzo espresso dai Giudici comunitari è stato accolto dalla giurisprudenza di legittimità che, da ultimo con Sentenza n. 23668 datata 1° ottobre 2018, ha schematizzato i caratteri distintivi della prestazione di servizi, ovvero:

  • la configurabilità di un rapporto giuridico da cui scaturiscano le attribuzioni patrimoniali;
  • la reciprocità delle attribuzioni, data dalla sussistenza di un nesso diretto tra il servizio fornito al destinatario ed il compenso da costui corrisposto (Cassazione Sentenza 9 giugno 2017, n. 14406 e, da ultimo, Corte Giustizia Sentenza 22 febbraio 2018, Causa C-182/17).

Con la Sentenza n. 20233/2018, la Corte di Cassazione ha altresì statuito che “la prestazione di servizi – pure in prospettiva unionale – è un’operazione soggetta a Iva anche quando la stessa si risolve in un semplice non fare o come nel nostro caso in un permettere e purché si collochi all’interno di un rapporto sinallagmatico”.

Con riferimento alla fattispecie rappresentata nell’Istanza di Interpello, la Società istante, al fine di ridefinire gli assetti negoziali scaturenti da 2 precedenti accordi a seguito della sospensione della fornitura disposta dalla Società committente, ha concluso con quest’ultima un accordo transattivo che prevede la corresponsione a favore della stessa di una somma di denaro di ammontare. Detto accordo transattivo stabilisce che “le parti con la presente risolvono ogni e qualsiasi reclamo reciproco che le stesse possano avere in connessione con i contratti, la loro esecuzione e sospensione, con reciproca rinuncia di qualsivoglia richiesta e reclamo ai sensi dei contratti – soggetta al pagamento da parte di … ad … di Euro … per le attività eseguite ed i costi sostenuti da … ai sensi dei contratti prima della data della loro sospensione”.

Dalla disamina della predetta pattuizione negoziale emerge che la somma è corrisposta a fronte dell’impegno di rinunciare all’esercizio di qualsiasi richiesta e/o pretesa nei confronti della Società committente a seguito della risoluzione dei contratti di fornitura disposta ad opera di quest’ultima. Detta circostanza consente di qualificare la somma dovuta – il cui ammontare è parametrato in base alle attività svolte e alla copertura dei costi sostenuti dalla Società istante fino alla data di sospensione dei contratti di fornitura – come il corrispettivo previsto per l’assunzione di un obbligo di non fare/permettere posto a carico della Società istante (nel caso specifico trattato nell’istanza, inquadrabile quest’ultimo tra i “servizi generici” eseguiti nei confronti di un soggetto passivo Iva residente in un Paese europeo escluso da imposizione nel territorio dello Stato italiano, ai sensi dell’art. 7-ter del Dpr. n. 633/1972 (Risposta n. 145/2021).


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