La giornata parlamentare – 28 aprile

Nella settimana che si è conclusa non sono mancati momenti di fortissima tensione politica. A tenere banco è stata la questione del possibile fallimento di Alitalia ma anche il richiamo del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella per una rapida approvazione di una nuova e armonica legge elettorale. E’ stata anche la settimana conclusiva del Congresso del Partito Democratico che porterà domenica all’elezione del nuovo segretario. Beppe Grillo, stuzzicato dal giudizio critico nel rapporto di Reporter senza frontiere sulla libertà di stampa nel mondo, ha colto l’occasione per lanciare l’ennesima offensiva contro i giornalisti provocando fortissime reazioni politiche, in particolare del Partito Democratico. Sul fronte parlamentare le aule di Camera e Senato hanno discusso e approvato le risoluzioni sul Documento di economia e finanza e hanno ascoltato le comunicazioni del Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni in vista del Consiglio europeo straordinario del 29 aprile 2017.

Nella giornata di oggi l’Assemblea del Senato e le Commissioni non si riuniranno. Nell’arco di questa settimana, l’Aula di palazzo Madama ha discusso e approvato con 158 voti favorevoli, 99 contrari e 2 astenuti, la risoluzione di maggioranza sul Documento di economia e finanza 2017. Nel complesso il Governo viene impegnato a conseguire i saldi programmatici di finanza pubblica; a promuovere una riforma della politica economica europea sostenendo con maggior forza l’introduzione di uno strumento comune di stabilizzazione macroeconomica; a disattivare l’incremento delle aliquote IVA e delle accise sugli oli minerali nel 2018; a rafforzare gli investimenti pubblici; a favorire forme di reale autonomia e responsabilità finanziaria degli enti locali e a dare attuazione alla delega per il contrasto alla povertà.

E ancora: a dare seguito agli impegni assunti sul pubblico impiego; a intervenire sul cuneo fiscale per favorire l’occupazione giovanile; a proseguire la semplificazione del sistema tributario e a ridefinire l’IRPEF; a valutare il programma di privatizzazioni anche in rapporto agli obiettivi strategici di politica industriale; a proseguire nello sforzo di messa in sicurezza degli edifici e a intervenire sul dissesto idrogeologico; a considerare collegato alla manovra il ddl recante delega per il Codice dello spettacolo.

Nella seduta di ieri è ripresa la discussione generale del ddl Concorrenza. L’aula del Sento entrerà nel vivo dell’esame del provvedimento la settimana prossima quando il Governo presenterà il maxiemendamento, composto di un unico articolo suddiviso in 193 commi, interamente sostitutivo del ddl. Su quest’atto sembra ormai certa la richiesta della fiducia da parte dell’esecutivo. Rispetto al testo della legge sulla Concorrenza approvato lo scorso 2 agosto dalla Commissione Industria, nella bozza del maxi-emendamento ci sono solo delle modifiche di drafting che riguardano lo spostamento di alcune date e l’eliminazione di norme ormai già approvate in altri provvedimenti (come quelle sui call center rientrate nella legge di Bilancio 2016).

In entrambi i rami del Parlamento sono state svolte comunicazioni del Presidente del Consiglio dei Ministri Paolo Gentiloni in vista del Consiglio europeo straordinario del 29 aprile 2017. Nel suo intervento il Premier ha ricordato che il vertice straordinario prevede, come unico punto all’ordine del giorno, l’avvio del negoziato per l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea. Gentiloni ha ricordato che nei dieci mesi trascorsi dal voto britannico i risultati che si sono registrati in alcuni Paesi membri hanno dimostrato che la Brexit non costituisce una minaccia d’implosione dell’Unione, ma che al contrario, nonostante le difficoltà dovute al difficile contesto internazionale, alla gestione dei flussi migratori, alla crisi economica, si è registrata una spinta maggiore verso il progetto europeo, che secondo il Presidente del Consiglio vedrà l’Italia esercitare un ruolo di sempre maggiore protagonismo.

Successivamente entrambe le aule hanno approvato diverse risoluzioni che nel complesso impegnano il Governo ad attivarsi affinché il processo negoziale sulla Brexit sia improntato al principio della sincera cooperazione previsto dai Trattati, a sostenere la necessità di garantire ai cittadini europei che vivono nel Regno Unito un trattamento soggetto ai principi di reciprocità, equità, simmetria e non discriminazione, non diverso da quello dei britannici che risiedono nell’Unione, ad attivarsi per quanto riguarda la tutela dei diritti acquisiti dei cittadini italiani già residenti e operanti in territorio britannico e a minimizzare le conseguenze negative dell’uscita del Regno Unito dall’UE su cittadini, imprese e settore pubblico. Ma anche a sostenere la necessità dinuovi accordi di cooperazione tra UE e UK, a rivedere la direttiva sul bail in operando sui profili più ostili ai piccoli risparmiatori e a sostenere la necessità che la trattativa concernente i nuovi rapporti commerciali tra Regno Unito e Unione europea.

Passando all’altro ramo del Parlamento, oggi l’Assemblea di Montecitorio tornerà a riunirsi a partire dalle 9.30 per lo svolgimento delle interpellanze urgenti mentre le Commissioni invece non si riuniranno. La Camera ha discusso e approvato con 284 voti favorevoli, 150 contrari e 5 astenuti una risoluzione sul Documento di economia e finanza 2017 sostanzialmente identica a quella approvata dall’Aula di Palazzo Madama.

Mancano ormai pochi giorni alle primarie del 30 aprile per eleggere il nuovo segretario del Partito Democratico. Ieri, quasi a sorpresa, è entrata nel dibattito la delicatissima questione delle alleanze in vista delle prossime elezioni politiche. Matteo Renzi ha di fatto chiuso le porta a “Quelli che se ne sono andati via. Non è che hanno insultato me, chissenefrega, hanno tradito i diversi iscritti”. L’affondo è tutto per D’Alema, Bersani Speranza ma in parte è rivolto anche a Giuliano Pisapia che con il suo movimento sta tentando ormai da settimane di creare le basi per un possibile ricompattamento del campo delle sinistre.

Questo tentativo è sonoramente bocciato dall’ex Segretario: “ Ben venga il rapporto con Pisapia, ma D’Alema è un’altra cosa. D’Alema è quello che ha rotto il Pd e che ha brindato il giorno dopo il referendum. E ha fatto quello che ha fatto”. Insomma il messaggio è chiaro: secondo Renzi l’ex sindaco di Milano dovrà decidere da che parte stare. Nella polemica si è inserito anche l’altro candidato alle primarie Andrea Orlando: “Quando e se si porrà questo tema io chiederò la convocazione di un referendum per chiedere se andare con Pisapia o con Berlusconi”; “Tra me e Matteo c’è una differenza. Lui pensa all’alleanza con Berlusconi e io voglio costruire il centro sinistra e scelgo Pisapia. Se per questioni di rancore personale per Renzi non è così, non credo sarà compreso dal nostro popolo”.

Sul tema è seguito un botta e risposta durato tutta la giornata di ieri e che inevitabilmente è sfociato sulla questione della legge elettorale. Renzi ha rispedito al mittente l’ipotesi di un possibile accordo con il Cavaliere e ha ribadito che a volere un accordo con Berlusconi e con il centro destra sono coloro che puntano a una legge proporzionale e a stringere accordi con il centrodestra e gli altri partiti avversari del Pd.

Intanto sul fronte parlamentare, dopo il richiamo del Capo dello Stato Mattarella, qualcosa inizia a muoversi. Il relatore Andrea Maziotti martedì presenterà un testo base, che avrà come cardine la proposta del Partito democratico ufficializzata da Emanuele Fiano e che si snoda su tre punti: collegi uninominali su base proporzionalepremio alla lista e soglie di sbarramento armonizzate tra Camera e Senato, però al rialzo. La commissione Affari costituzionali della Camera ha comunque ha già i tempi stabiliti e l’obiettivo è quello di arrivare in aula il 29 maggio. Il termine per la presentazione degli emendamenti è stato infatti fissato al 12 maggio prossimo, con il voto delle proposte di modifica che inizierà il 23 per concludersi il 25 maggio, quando sarà dato il mandato al relatore.

Le posizioni di fatto in Commissione restano ancora eterogenee e distanti. Il Movimento 5Stelle resta ancorato alla sua proposta, il Legalicum. La Lega Nord, impegnata con il suo congresso, ribadisce quanto già detto nei giorni scorsi: “Siamo favorevoli ai collegi uninominali associati al Mattarellum che è a sistema maggioritario, e in subordine al proporzionale cosiddetto Provincellum”. Anche gli ex scissionisti di Mdp confermano: “Per noi i capisaldi restano sempre gli stessi: eliminazione dei capilista bloccati e armonizzazione tra Camera e Senato”. Dopo il no al ritorno al Mattarelum la posizione di Forza Italia non è ancora chiara, mentre quella di Alternativa Popolare rimane ancorata a un sistema proporzionale con soglie di sbarramento basse.

A cura di Nomos Centro Studi parlamentari

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