Matrimoni civili fuori sede: quando si applica l’Iva ?

di Francesco Vegni

Il testo del quesito:

Le somme richieste dal Comune agli sposi per la celebrazione dei matrimoni civili fuori dall’orario d’ufficio o in sedi diverse dal Municipio devono essere assoggettate a Iva ? E come cambia il trattamento fiscale nel caso in cui la celebrazione avvenga in location esterne abitualmente utilizzate per attività commerciale ?”

La risposta dei ns. esperti:

L’argomento, a prima vista semplice, dal punto di vista fiscale merita un approfondimento. 

Con la Risoluzione n. 236/2007 l’Agenzia delle Entrate, rispondendo ad un quesito formulato da un Comune, ha chiarito che la celebrazione di matrimoni civili fuori dell’orario d’ufficio o in una Sede comunale staccata dal Municipio non è attività commerciale assoggettabile a tassazione e, pertanto, i relativi costi addebitati agli sposi (personale, pulizie, consumo di energia elettrica) non devono essere assoggettati a Iva. 

Ricordiamo che, ai sensi degli artt. 106 e 107 del Codice civile, i Comuni gestiscono il Servizio di Stato civile.

In particolare, le funzioni sono esercitate dal Sindaco (o da un suo delegato), che agisce nella veste di ufficiale governativo e sovrintende alla tenuta dei Registri di Stato civile.

L’attività di celebrazione dei matrimoni costituisce la modalità di espletamento del Servizio di Stato civile posto in essere dal Sindaco che, in tale veste, rappresenta un Pubblico Ufficiale.

Sostanzialmente, attraverso questa attività, il Comune esercita essenzialmente funzioni di natura pubblicistica, che si espletano nell’assolvimento degli adempimenti previsti, quali ad esempio la lettura degli articoli del Codice civile concernenti i diritti e i doveri dei coniugi, la ricezione delle dichiarazioni di volontà dei coniugi medesimi, la compilazione dell’atto di matrimonio nei Registri dello Stato civile.

La Risoluzione citata evidenzia come elemento prevalente quello inerente la carenza del presupposto soggettivo, considerando anche la forma in cui la stessa attività si espleta di fatto (celebrazione del matrimonio fuori dall’orario di Ufficio e in immobili diversi dalla sede municipale). Tale attività non sembra svolgersi attraverso una particolare organizzazione d’impresa e, pertanto, non avendo natura commerciale, non è soggetta all’applicazione del tributo. Viene specificato infatti che, “… in relazione al caso di specie, si rileva che il Comune istante – nel permettere la celebrazione del matrimonio civile fuori dall’orario d’ufficio ovvero nel consentire l’utilizzo di immobili diversi da quelli ordinariamente adibiti all’esercizio dell’anzidetta funzione a fronte del pagamento di somme di denaro determinate sulla base dei maggiori costi – non necessariamente pone in essere prestazioni distinte ed ulteriori rispetto alle sopra descritte funzioni pubblicistiche relative alla celebrazione dei matrimoni civili, ricomprese nel Servizio di Stato civile…”.

In merito a tale questione, pur condividendo in linea generale l’impostazione adottata dai tecnici delle Entrate, specie nel caso in cui le somme richieste agli sposi si configurino come rimborso delle spese “vive” sostenute dal Comune (es. utenze, pulizie, ecc.) evidenziamo che, ad avviso di chi scrive, nel caso di matrimoni civili celebrati in locali diversi dalla Sede comunale, adibiti abitualmente ad attività commerciale (es. un immobile storico e di pregio) il Comune potrebbe richiedere agli sposi la corresponsione di un canone per l’uso temporaneo dei locali (in base ad esempio ad apposite tariffe deliberate dalla Giunta comunale), il quale, qualora l’attività non sia del tutto occasionale ma consista in un servizio offerto abitualmente ai cittadini, dovrebbe essere assoggettato ad Iva ad aliquota 22%, alla stregua di un qualsiasi canone di concessione di locali nell’ambito della propria attività commerciale di gestione immobiliare Iva , ai sensi dell’art. 3, comma 2, n. 1), del Dpr. n. 633/1972 (requisito oggettivo), e dell’art. 4, comma 5, del Dpr. n. 633/1972 (requisito soggettivo).

Sarebbe preferibile che il tutto fosse ben regolamentato da parte del Comune con atto specifico.