Passaggio dal regime Tarsu a quello Tia

Passaggio dal regime Tarsu a quello Tia

Nella Sentenza n. 8911 del 6 aprile 2018 della Corte di Cassazione, una Società, incaricata dal Comune in questione allo svolgimento del “Servizio di gestione del ciclo dei rifiuti urbani”, propone ricorso avverso la Sentenza con la quale, in controversia concernente l’iscrizione a ruolo per Tia relativa agli anni 2003 e 2004, effettuata a carico di un’impresa, per un immobile sito in territorio comunale, è stato rigettato l’appello del gestore del Servizio e confermata la decisione di primo grado che aveva accolto l’impugnazione della contribuente ed annullato le cartelle di pagamento, sul rilievo che si trattava di utenza non domestica per la quale non si doveva fare riferimento alla Categoria di attività “7” (alberghi con ristoranti), ma alla Categoria “22” (ristoranti, trattorie, osterie, pizzerie, pub), in quanto prevalentemente svolta dalla contribuente era l’attività di albergo-pensione, rispetto a quella del tutto strumentale di bar-ristorante, e che per quanto concerne la determinazione della superficie tassabile bisognava fare riferimento ai dati contenuti nella dichiarazione di variazione resa in data 28 marzo 2000.

In sostanza, la questione controversa che vede la contribuente opporsi alle cartelle di pagamento emesse per Tia, anni 2003 e 2004, in relazione ad un immobile adibito prevalentemente ad attività alberghiera (albergo pensione/bar-ristorante), ruota attorno alla efficacia temporale della intervenuta modifica della classificazione dell’attività economica esercitata da una Società, alla quale era stata inizialmente attribuita, in forza del Codice Istat, la Categoria “22” (ristoranti, trattorie, osterie, pizzerie, pub), e poi la Categoria “7” (alberghi con ristoranti).

La Suprema Corte rileva che, nel caso di specie, appare di fondamentale importanza stabilire se il contribuente fosse o meno onerato, in base alle disposizioni di legge ed a quelle regolamentari, della denuncia di variazione, sia nel caso di variazione della Categoria di appartenenza dell’utenza per una corrispondente sopravvenuta variazione dell’attività produttiva, sia nel caso di originaria non corretta qualificazione dell’attività esercitata.

I Giudici di legittimità affermano che la quantificazione della Tarsu, di cui la Tia rappresenta una mera variante successiva, è resa possibile dalla denuncia dei contribuenti, ed il complesso normativo risultante dagli artt. 70, 71 e 72, del Dlgs. n. 507/93, non prevede alcun accertamento, ma dispone che la stessa, in mancanza di una denuncia di variazione da parte del contribuente o di notifica di rettifiche da parte dell’Ente gestore, viene liquidata sulla base dei ruoli dell’anno precedente. Infatti, la denuncia ha effetto anche per gli anni successivi, per cui non occorre ripresentarla se non intervengono variazioni nelle condizioni di tassabilità. Nel caso di specie, la contribuente ha comunicato all’Ente gestore la variazione della Categoria di appartenenza che, ai sensi del Regolamento comunale Tia, va individuata “con riferimento al Codice Istat”, mediante la dichiarazione di variazione in data 7 aprile 2005, atteso che la dichiarazione di variazione in data 28 marzo 2000, riguardando soltanto la superficie tassabile, non conteneva il dato sopra indicato, che pure va indicato nelle dichiarazioni in quanto presupposto necessario per il calcolo della tariffa.

Trova pertanto applicazione il disposto degli artt. 14, comma 4, e 25, comma 2, del Regolamento citato, secondo cui “le variazioni che comportano il pagamento di una minore tariffa hanno comunque effetto dal giorno successivo a quello di presentazione della relativa comunicazione da parte dell’interessato” al gestore, il quale provvede allo svolgimento delle attività inerenti alla gestione dei rifiuti ed all’applicazione e riscossione della tariffa secondo le modalità di svolgimento del Servizio, a nulla rilevando la circostanza che al momento della comunicazione il Tributo non fosse stato ancora iscritto a ruolo.

Non v’è dubbio che le richiamate disposizioni regolamentari pongono un limite di efficacia temporale alla variazione della dichiarazione di variazione, e ciò del resto è coerente con la regola dell’ultrattività della comunicazione di inizio dell’utenza, e con la norma transitoria secondo cui il gestore, nel passaggio dal regime Tarsu a quello Tia, poteva procedere “alla immediata applicazione del metodo normalizzato, attribuendo la tariffa alle singole utenze sulla base di quanto riscontrabile dai ruoli della Tassa rifiuti, salvo conguaglio a chiusura dell’anno contabile. A tal fine, il Comune trasmette al gestore copia informatica degli archivi della Tassa rifiuti relativi alle denunce dei contribuenti e degli accertamenti effettuati”.

di Carolina Vallini


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