Personale in convenzione: l’utilizzo oltre le 36 ore ammesso solo in caso di scavalco d’eccedenza per i Comuni inferiori a 5.000 abitanti

Personale in convenzione: l’utilizzo oltre le 36 ore ammesso solo in caso di scavalco d’eccedenza per i Comuni inferiori a 5.000 abitanti

Nella Delibera n. 129 del 23 dicembre 2020 della Corte dei conti Umbria, un Sindaco ha chiesto un parere sulla disposizione introdotta dal comma 124 dell’art. 1 della Legge n. 145/2018, ovvero:

  • se la norma citata abbia esteso anche ai Comuni con popolazione superiore a 5.000 abitanti la possibilità di servirsi dell’attività lavorativa svolta da dipendenti di altre Amministrazioni locali ai sensi dell’art. 1, comma 557 della Legge n. 311/2004;
  • in caso affermativo, se la spesa per il personale utilizzato oltre il “tempo di lavoro d’obbligo” sia sottoposto ai limiti di spesa dell’art. 9, comma 28 del Dl. n. 78/2010.

La Sezione ha osservato che il comma della Legge n. 145/2018 consente a tutti i Comuni, senza limiti dati dalla consistenza della popolazione, di utilizzare, mediante Convenzione, personale assegnato da altri Enti, per periodi predeterminati e per una parte del tempo di lavoro d’obbligo (36 ore settimanali). Diversamente, la Legge n. 311/2004 riserva ai soli Comuni con popolazione inferiore a 5.000 abitanti la possibilità di servirsi dell’attività lavorativa di dipendenti a tempo pieno di altre Amministrazioni locali senza indicare un limite di tempo a tale utilizzo.

Pertanto appare palese, già dal dato testuale, che l’art. 1, comma 124, della Legge n. 145/2018, e l’art. 1, comma 557, della Legge n. 311/2004, concretizzino distinte previsioni normative, ancorchè in parte sovrapponibili, per cui, non può essere ritenuto conforme a legge, per i Comuni con popolazione superiore a 5.000 abitanti, servirsi dell’attività lavorativa svolta da dipendenti di altre Amministrazioni locali, ai sensi e nei termini indicati dall’art. 1, comma 557 della Legge n. 311/2004, ossia oltre le 36 ore previste dalla Contrattazione collettiva. Poi la Sezione, in riferimento al secondo quesito, richiamata la Deliberazione della Sezione Autonomie n. 23/2016, ha ribadito che il limite di spesa previsto dall’art. 9, comma 28, del Dl. n. 78/2010, convertito dalla Legge n. 122/2010, non trova applicazione nei casi in cui l’utilizzo di personale a tempo pieno di altro Ente Locale, previsto dall’art. 1, comma 557, della Legge n. 311/2004, avvenga entro i limiti dell’ordinario orario di lavoro settimanale, senza oneri aggiuntivi, e nel rispetto dei vincoli posti dall’art. 1, commi 557 e 562, della Legge n. 296/2006. In conclusione, non è possibile ai Comuni che non hanno una popolazione inferiore ai 5.000 abitanti servirsi dell’attività lavorativa di dipendenti di altre Amministrazioni locali oltre l’ambito delle 36 ore settimanali, che concretizza l’ipotesi del c.d. “scavalco d’eccedenza” ai sensi dell’art. 1, comma 557, della Legge n. 311/2004. E’ invece consentito a tutti gli Enti Locali, ai sensi dell’art. 1, comma 124, della Legge n. 145/2018, utilizzare personale assegnato ad altri Enti per periodi predeterminati e per una parte delle 36 ore settimanali (che costituiscono il tempo di lavoro d’obbligo) attraverso Convenzione volta a definire, tra l’altro, la ripartizione degli oneri finanziari (c.d. “scavalco condiviso”). In tale ultima circostanza non si applica il limite di spesa previsto dall’art. 9, comma 28, del Dl. n. 78/2010, purché in assenza di oneri aggiuntivi per la spesa complessiva del personale delle 2 Amministrazioni interessate. Ciò comporta il fatto che “la minore spesa dell’Ente titolare del rapporto di lavoro a tempo pieno non può generare spazi da impiegare per spese aggiuntive di personale o nuove assunzioni”. Inoltre, la Sezione aggiunge che in riferimento all’art. 1, comma 557, “le spese sostenute pro-quota dall’Ente di destinazione per la prestazione lavorativa [ai sensi dell’art. 1, comma 124, della Legge n. 145/2018] saranno da computarsi, in ogni caso, nella spesa per il personale ai sensi dell’art. 1, commi 557 o 562, della Legge n. 296/2006 e, conseguentemente, saranno soggette alle relative limitazioni”.


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