Responsabilità: condanna Comandante Polizia municipale che non ha immediatamente contestato violazioni del “Codice della Strada”

Responsabilità: condanna Comandante Polizia municipale che non ha immediatamente contestato violazioni del “Codice della Strada”

Corte dei conti, Sezione Terza giurisdizionale centrale d’Appello, Sentenza n. 78 dell’8 marzo 2021

di Antonio Tirelli

Oggetto

Condanna del Comandante della Polizia municipale per aver redatto e sottoscritto un notevole numero di verbali di violazione del “Codice della Strada”, omettendo di procedere all’immediata contestazione, per cui furono dichiarati illegittimi, con condanna del Comune al pagamento di spese legali: conferma, con riduzione, della Sentenza territoriale per l’Abruzzo n. 40/2019.

Fatto

Nel luglio 2015 il Consiglio comunale di un importante Comune (26.000 abitanti) approva il riconoscimento di debiti fuori bilancio per un importo di oltre Euro 68.000, relativo a spese legali dovute a seguito di condanna, da parte del Giudice di Pace, relativa all’annullamento di verbali emessi dalla Polizia municipale, per violazione al “Codice della Strada”. Infatti, risulta che da ottobre a dicembre 2013 erano stati emessi, dal Comandante, n. 1262 verbali per contravvenzioni, in parte successivamente dichiarati illegittimi; la Deliberazione consiliare era stata inviata alla Corte dei conti (obbligo normativo previsto dall’art. 22, comma 5, della Legge n. 289/2002).

La Procura contabile nel marzo 2018 convoca il Comandante della Pm. contestandogli un danno di oltre Euro 74.000 (al danno patrimoniale riconosciuto sono aggiunti Euro 5.000 “per minori entrate realizzate dall’Ente per contravvenzioni relative a trasgressioni effettivamente avvenute, ma illegittimamente contestate”, ed Euro 1.400 “quale ulteriore danno derivante al Comune per sostenere la gestione amministrativa e giudiziale dal vastissimo contenzioso formatosi”.

I Giudici territoriali (Sentenza n. 40/2019) sostengono che “il vulnus finanziario corrisponde all’importo esattamente quantificato dal Pubblico ministero, anche con apprezzabile e congruo criterio equitativo sulla base di quanto complessivamente liquidato dall’Amministrazione, con risorse proprie (Euro 68.341,44), sul riconoscimento del debito; delle minori entrate per l’Ente Locale, ritenute pari a Euro 5.000; dell’ulteriore nocumento relativo alla gestione amministrativa e giudiziaria del vastissimo contenzioso, stimato in Euro 1.400”. I Giudici sostengono “circa il nesso di casualità e la condotta tenuta dal Comandante, si deve condividere, anche in base al concreto (e censurabile) svolgimento dei fatti, la rigorosa e lineare prospettazione attorea”. Si ravvisa parimenti “la sussistenza dell’elemento soggettivo: il convenuto assumeva un comportamento antidoveroso, improntato altresì ad oggettivo e palese disinteresse verso i prevedibili (ed evitabili) effetti negativi per il Comune”. Il Responsabile “doveva seguire ogni più opportuna iniziativa per porre l’Ente al riparo dai prevedibili contenziosi”. La conclusione è che “ritenuti configurabili tutti gli elementi essenziali per l’affermazione della responsabilità oggetto della domanda – come sostenuti dall’esame complessivo, congiunto e coordinato degli atti e dei documenti di causa – non avversati da validi elementi di segno contrario, il convenuto deve essere condannato al pagamento, a favore del Comune, di Euro 74.741,44, importo da ritenersi comprensivo di rivalutazione monetaria fino alla data della presente Sentenza”.

L’interessato presenta ricorso, che viene parzialmente accolto, riducendo l’onere del danno ad Euro 40.000. 

Sintesi della Sentenza 

L’appellante sostiene che la sua condotta “è stata unicamente dettata dal senso del dovere che gli imponeva, in qualità di Comandante della Polizia Municipale, il preciso obbligo di rilevare le infrazioni al ‘Codice della Strada’ che venivano commesse sotto ai suoi occhi e dal medesimo documentate fotograficamente al fine di evitare errori di individuazione che avrebbero comportato gli annullamenti delle sanzioni che — nel caso di specie — vi sono stati non per insufficienza del materiale probatorio raccolto dallo stesso Comandante ma per esclusiva negligenza degli organi dell’Ente nelle successive cause di impugnazione dinanzi al Giudice di pace, con conseguente esclusione della colpa grave.

Inoltre, è stato assolto dal Giudice penale “perché il fatto non sussiste”.

I Giudici di appello affermano che “il Giudice di primo grado ha correttamente rilevato che ‘dalla illecita, antidoverosa condotta del convenuto sia derivato il denunciato aggravio di spesa quale effetto, in primis, della soccombenza in giudizio. E’ certo, inoltre, che quel decisum costituisca un elemento rilevante, valutabile dalla magistratura contabile (Corte dei conti, Sezione III giurisdizionale centrale, n. 124/2016). Invero, le precise, reiterate motivazioni delle numerose Sentenze emesse dal Giudice di pace sono inequivocabili (e oramai intangibili): v’è precostituzione sistematica di motivazione diretta a giustificare la mancata contestazione immediata. Motivazione da ritenersi meramente apparente, quando invece, in considerazione del tempo trascorso sul posto, ragionevolmente la contestazione immediata sarebbe stata concretamente possibile in relazione alle circostanze del caso e tenuto conto del principio dell’economia dell’azione amministrativa; appare evidente che alcuno sforzo è stato effettuato dall’agente per tentare la contestazione immediata; l’accertamento è stato eseguito dall’agente in modo da non rendere certo quanto in effetti dallo stesso percepito”.

Sostengono poi che “dall’istruttoria svolta, dai documenti, dalle motivazioni delle numerose Sentenze emesse dal Giudice di pace è emersa la sussistenza di indizi gravi precisi e concordanti per ritenere che la motivazione apposta sui verbali e diretta a giustificare la mancata contestazione immediata di cui all’art. 200, comma 1, del Dlgs. n. 285/1992, fosse apparente in considerazione del tempo trascorso sul posto e dall’assenza di tentativi per effettuare una contestazione immediata. In tal senso depone il contenuto delle plurime Sentenza emesse dal Giudice di pace. Né il Sig. C. qui appellante, ha in alcun modo dimostrato di aver posto in essere condotte idonee a non vanificare la prescrizione della disposizione ex art. 200, comma 1 del Dlgs. n. 285/1992. Avrebbe dovuto adottare modalità concrete di attuazione di siffatta misura di prevenzione e repressione delle infrazioni al codice della strada, meritevolmente originata dalla necessità di tutelare la sicurezza della viabilità, ma che avrebbero dovuto condurre all’adozione di decisioni finali coordinate e motivatamente conformate al dettato normativo. Non può a tal fine ritenersi sufficiente ad esimere da responsabilità l’appellante né l’aver agito nell’assolvimento di un suo preciso dovere di fronte alla diffusione ‘del fenomeno di indisciplina automobilistica’ né l’assenza di un’adeguata linea difensiva da parte dell’amministrazione, posto che dall’interpretazione sistematica del codice della strada, rileva con evidenza quanto la contestazione immediata rivesta un ruolo essenziale in funzione del legittimo svolgimento del procedimento sanzionatorio, di talché, da un lato la stessa non può essere omessa ove sia possibile; dall’altro, la sua indebita omissione costituisce violazione di legge”.

I Giudici concludono che, “in relazione alla quantificazione del danno ad esso ascrivibile la Sezione ritiene di poter ritenere equo l’esercizio del potere riduttivo, ex art. 52 del Rd. n. 1214/1934, alla luce dell’approfondimento istruttorio svolto sulle contestazioni spontaneamente pagate dagli automobilisti che non hanno ritenuto di impugnarle”.

Commento

La stampa cittadina dell’epoca (luglio 2019), a commento della Sentenza di primo grado, ha ricordato che l’allora Sindaco “fu accusato dai cittadini di aver ordinato lui stesso al Comandante della P.m. di eseguire, in modo selvaggio, le multe; un’azione di repressione e non di prevenzione”.

La vicenda è davvero grottesca: su n. 1262 verbali (emessi dal 31 ottobre al 12 dicembre 2013, per semaforo rosso, uso radiotelefono o cuffie sonore, mancato uso di cinture di sicurezza del conducente, di cui 90 annullati in autotutela dal Comando Pm. per vizio di forma), oltre n. 500 furono annullati dal Giudice di Pace. Non aver adottato le procedure di contestazione previste dal “Codice della Strada” ha comportato notevoli danni al Comune (anche d’immagine), solo parzialmente recuperati. Sono mancati, anche in questo caso, tutti i controlli interni.


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