Società partecipate: accantonamenti degli Enti soci, per risultati negativi, disponibili in caso di fallimento o concordato preventivo

Società partecipate: accantonamenti degli Enti soci, per risultati negativi, disponibili in caso di fallimento o concordato preventivo

Nella Delibera n. 119 del 5 luglio 2019 della Corte dei conti Sicilia, un Sindaco ha chiesto chiarimenti in ordine all’ambito applicativo delle disposizioni recate dall’art. 21 del Dlgs. n. 175/2016. In particolare se, anche nel caso di concordato preventivo o di fallimento, l’importo accantonato ai sensi della citata disposizione sia reso disponibile, analogamente all’ipotesi della liquidazione della Società partecipata, espressamente contemplata dalla norma o se il predetto accantonamento, nel silenzio normativo, debba essere mantenuto per la durata del concordato o sino alla chiusura della procedura fallimentare. La Sezione ha rilevato che il sistema introdotto dal Legislatore nazionale prevede che, qualora un Organismo partecipato presenti un risultato di esercizio negativo che non venga immediatamente ripianato, l’Ente Locale partecipante è tenuto ad accantonare, in misura proporzionale alla quota di partecipazione un importo corrispondente in un apposito Fondo vincolato del bilancio di previsione dell’esercizio successivo. In tale contesto viene a crearsi una relazione inscindibile tra le perdite di gestione verificatesi in seno agli Organismi e la conseguente contrazione degli spazi di spesa effettiva disponibili per le Amministrazioni controllanti, con l’obiettivo di una responsabilizzazione degli Enti Locali nel perseguimento della sana gestione delle Società partecipate e di consentire una costante verifica delle possibili ricadute sui bilanci pubblici, ai fini della salvaguardia degli equilibri finanziari presenti e futuri degli Enti Locali titolari di partecipazioni.

I Magistrati contabili hanno però chiarito che tale vincolo non comporta l’obbligo a carico dell’Ente locale, anche se socio unico, di ripianare tali perdite o di procedere all’assunzione diretta dei relativi debiti. Tale vincolo di accantonamento risponde alla diversa ratio di neutralizzare, prospetticamente, le ricadute negative delle gestioni societarie, riducendo le capacità di spesa dell’Ente pubblico partecipante.

Nello specifico, l’art. 21 del Dlgs. n. 175/2016 statuisce che le somme accantonate nel Fondo vincolato ritornino nella disponibilità dell’Ente pubblico interessato qualora il medesimo ripiani le perdite di esercizio o dismetta la partecipazione o il soggetto partecipato sia posto in liquidazione. Questa ultima fattispecie è assimilabile a quella del concordato o della chiusura del fallimento. Pertanto, non sussiste l’obbligo di mantenimento dell’accantonamento fino alla chiusura delle relative procedure.

La Sezione infatti ha ricordato che, secondo le norme di diritto comune, nelle Società di capitali per le obbligazioni sociali risponde soltanto la Società con il suo patrimonio (artt. 2325, comma 1 e 2462, comma 1, del Cc.), sicché il socio pubblico, al pari di ogni altro socio, resta esposto nei limiti della quota capitale detenuta, e che eventuali rinunce al beneficio della limitata responsabilità patrimoniale quale socio di capitali dovrebbero essere motivate da un concreto interesse pubblico idoneo a giustificare tale condotta, interesse che va escluso possa essere identificato con l’esigenza di evitare lo stato di insolvenza o con la tutela dei creditori sociali che abbiano potuto fare affidamento sulla natura pubblica delle partecipazioni societarie, ai fini del soddisfacimento dei loro crediti. Diversamente opinando, la scelta si tradurrebbe in un ingiustificato trattamento di favore verso i creditori delle Società pubbliche incapienti a danno dei bilanci delle Amministrazioni locali titolari, in totale distonia con le disposizioni del Codice civile e con quelle che disciplinano la materia delle partecipazioni pubbliche in strutture societarie private.


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