Stretta su revenge porn e telemarketing e più autonomia alle P.A. sul trattamento dati: il quadro delle principali novità in tema di privacy

Stretta su revenge porn e telemarketing e più autonomia alle P.A. sul trattamento dati: il quadro delle principali novità in tema di privacy

DOSSIER A CURA DI CENTRO STUDI ENTI LOCALI

Nelle pieghe della legge di conversione del Decreto capienze, tra le regole per entrare nei musei o andare allo stadio in fase pandemica e le misure per la tutela della lingua slovena in Friuli, si nasconde una piccola rivoluzione in materia di privacy. A introdurla è stato l’art. 9 del Decreto legge n. 139/2021, pubblicata in Gazzetta ufficiale lo scorso dicembre. Si tratta di una norma che, nel corso dell’esame parlamentare, ha subito profonde modifiche e che è passata dai 3 commi della versione iniziale ai 14 di quella finale e che forse, ad oggi, non ha ricevuto l’attenzione che avrebbe meritato.

Ma quali sono le principali novità introdotte?

La modifica del sistema delle fonti del trattamento dei dati personali

In primo luogo, viene profondamente modificato il sistema delle fonti del trattamento dei dati personali. Una pubblica amministrazione può ora effettuare un trattamento di dati personali se è necessario per svolgere un’attività nell’ambito di una funzione svolta nel pubblico interesse o, comunque, nell’esercizio dei propri pubblici poteri e la base giuridica del trattamento di dati personali fatto dalle pubbliche amministrazioni potrà essere anche non legislativa.

Una modifica che può sembrare una mera questione di forma ma in realtà è una piccola rivoluzione che potrebbe avere un impatto significativo sul modo in cui sarà gestita la privacy dei cittadini. In sostanza se prima il Codice Privacy prevedeva che la base giuridica in virtù della quale possano essere trattati i dati personali potesse essere solo una legge, alla luce di questa modifica, l’attività di trattamento si potrà fondare anche su atto amministrativo generale, come un bando di gara o la direttiva di un direttore generale di un comune. Una modifica che, secondo gli esperti di privacy di Centro Studi Enti Locali, è potenzialmente molto insidiosa: “Consentire ad un regolamento o a un atto amministrativo generale, in modo autonomo, di disciplinare il trattamento dei dati personali radicalizza anche l’accountability di Titolari e Responsabili del trattamento (v. art. 5 GDPR). Infatti, le pubbliche amministrazioni dovranno ben guardarsi nella propria azione, per evitare i rischi dovuti alla disciplina del trattamento dati in assenza di legge (si pensi ai profili di illegittimità degli atti amministrativi, ex art. 21-octies della legge 241/1990, ovvero alle possibili sanzioni irrogabili dal Garante per violazioni del GDPR)”.

Le novità che riguardano il Garante privacy

Questa revisione del sistema delle fonti dal lato privacy viene bilanciata dal potenziamento dell’Autorità Garante. Questa da un lato perde molti poteri: per esempio sul pronunciarsi preventivamente su una proposta legislativa, ormai caso eccezionale, oppure sulla mera notizia da dare al Garante in caso di comunicazione di dati personali tra P.A., o ancora con riferimento alla notifica di presunta violazione della normativa privacy che è ormai ammessa solo se risulta comprovata la violazione e particolarmente grave nei casi di riconoscimento facciale. Di contro però l’Autorità viene potenziata e ulteriormente finanziata dal legislatore, con un organico più ampio e un trattamento economico più elevato per i suoi membri. I dipendenti prenderanno non più l’80% della retribuzione di quelli dell’Agcom, come in precedenza, ma il 100%; i suoi componenti, e non più solo il Presidente, prenderanno lo stesso stipendio del Primo Presidente della Corte di Cassazione.  

Il giro di vite sul “Revenge Porn”

Degna di nota è anche la stretta sul cosiddetto “Revenge porn”. È stata rafforzata la competenza del Garante al fine di prevenire la diffusione di materiali, foto o video, sessualmente espliciti. Chiunque, compresi i minori ultraquattordicenni, abbia fondato motivo di ritenere che immagini, audio, video o altri documenti informatici a contenuto sessualmente esplicito che lo riguardano, destinati a rimanere privati, possano essere oggetto di invio, consegna, cessione, pubblicazione o diffusione attraverso piattaforme digitali, senza il suo consenso, può rivolgersi, mediante segnalazione, al Garante Privacy.

Quest’ultimo, entro 48 ore, può rivolgere avvertimenti, ammonimenti, imporre una limitazione provvisoria o definitiva al trattamento, ordinare la rettifica, la cancellazione di dati personali o la limitazione del trattamento e infliggere una sanzione amministrativa pecuniaria a chi abbia fatto un uso illegittimo di questo materiale.

La tutela dei dati particolari

Interessante anche l’intervento per la tutela dei dati particolari. Quelli sanitari avranno un sacco di titolari autonomi (possono infatti essere trattati “nel  rispetto  delle finalità istituzionali di  ciascuno” dal “Ministero  della  salute, dall’Istituto  nazionale  per  la  promozione  della   salute   delle popolazioni migranti e per il contrasto delle dall’Istituto superiore di  sanità,  dall’Agenzia  nazionale  per  i Servizi  sanitari  regionali,  dall’Agenzia  italiana  del   farmaco, malattie della povertà e, relativamente ai propri assistiti, dalle  regioni). Quanto al Ministero della Salute, è previsto che, sulla base di un proprio regolamento (decreto ministeriale e non Legge), questi sia “autorizzato a trattare anche  i  dati  personali  non relativi alla salute necessari a garantire l’effettivo  perseguimento delle finalità di cui al comma 1 e l’attuazione  del  corrispondente intervento di cui alla missione M6 del Piano nazionale di  ripresa  e resilienza approvato con la decisione  di  esecuzione  del  Consiglio dell’Unione europea del 13 luglio 2021”.

La stretta sul telemarketing

Una delle novità che sicuramente incontrerà di più il favore dei cittadini è quella che riguarda il traffico di dati telematici e telefonici. Viene sdoganata la possibilità di iscriversi al registro delle opposizioni anche nei casi in cui il telemarketing venga effettuato con intelligenze artificiali (cosa che prima non era prevista). Gli operatori che svolgono telemarketing con queste modalità avranno ora l’obbligo (prima assente) di consultare preventivamente tale registro.

Il riconoscimento facciale nelle città, nelle strade e nelle piazze

La novità in assoluto più significativa è quella che riguarda il riconoscimento facciale nelle città, nelle strade e nelle piazze. Alla luce delle modifiche introdotte alla normativa previgente, il riconoscimento facciale per finalità di prevenzione dei reati e il relativo trattamento di dati personali, potrà essere disposta sì da una legge ordinaria, ma anche da un regolamento (integrativo o indipendente), o addirittura da un atto amministrativo generale, in assenza di una norma di legge. In altre parole, almeno in linea teorica, ogni comune potrà disciplinare in modo autonomo il trattamento dei dati personali raccolti mediante le telecamere con riconoscimento facciale.

Fa riflettere anche la scelta di dare il via libera alla videosorveglianza con sistemi automatizzati di riconoscimento laddove sia “svolta per finalità di prevenzione dei reati”. La genericità della locuzione utilizzata potrebbe far presagire un impiego molto massiccio di questi mezzi.


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