“Visto di conformità”: obbligo di identità soggettiva tra chi lo appone e chi trasmette la Dichiarazione

“Visto di conformità”: obbligo di identità soggettiva tra chi lo appone e chi trasmette la Dichiarazione

L’Agenzia delle Entrate, con la Risoluzione n. 99/E del 29 novembre 2019, ha fornito chiarimenti in merito ai contenuti dell’art. 23 del Dm. n. 164/1999, circa l’obbligo di identità soggettiva tra chi appone il “visto di conformità” e chi trasmette la Dichiarazione fiscale.

Il “visto di conformità” ha assunto nel tempo sempre maggiore rilevanza poiché, non solo attesta la “conformità” dei dati contenuti nelle Dichiarazioni alla “relativa documentazione e alle risultanze delle scritture contabili, nonché di queste ultime alla relativa documentazione contabileex art. 35, comma 1, lett. a), del Dlgs. n. 241/1997, ma è anche strumentale ad ottenere l’esonero dalla prestazione della garanzia in caso di richiesta di rimborso dell’eccedenza a credito Iva superiore a Euro 30.000 (art. 38-bis, Dpr. n. 633/1972) ovvero ad utilizzare in compensazione i crediti emergenti dalle Dichiarazioni fiscali per importi superiori ad Euro 5.000 (art. 10, comma 7, del Dl. n. 78/2009, convertito con modificazioni dalla Legge n. 102/2009, e art. 1, comma 574, della Legge n. 147/2013).

Ai fini dell’individuazione dei soggetti legittimati ad apporre il “visto di conformità”, l’art. 35, comma 3, del Dlgs. n. 241/1997 prevede che “i soggetti indicati alle lett. a) e b), del comma 3 dell’art. 3 del Dpr. n. 322/1998, abilitati alla trasmissione telematica delle Dichiarazioni, rilasciano, su richiesta dei contribuenti, il ‘visto di conformità’ e l’asseverazione di cui ai commi 1 e 2, lett. a), del presente art. relativamente alle dichiarazioni da loro predisposte.”.

A sua volta, l’art. 3, comma 3, del Dpr. n. 322/1998, dispone che, “ai soli fini della presentazione delle Dichiarazioni in via telematica mediante il Servizio telematico Entratel si considerano soggetti incaricati della trasmissione delle stesse: a) gli iscritti negli Albi dei Dottori commercialisti, dei Ragionieri e dei Periti commerciali e dei Consulenti del lavoro; b) i soggetti iscritti alla data del 30 settembre 1993 nei ruoli di Periti ed Esperti tenuti dalle Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura per la subcategoria tributi, in possesso di diploma di laurea in Giurisprudenza o in Economia e commercio o equipollenti o diploma di ragioneria; c) le Associazioni sindacali di categoria tra Imprenditori indicate nell’art. 32, comma 1, lett. a), b) e c), del Dlgs. n. 241/1997, nonché quelle che Associano soggetti appartenenti a minoranze etnico-linguistiche; d) i Centri di assistenza fiscale per le imprese e per i lavoratori dipendenti e pensionati; e) gli altri incaricati individuati con Decreto Mef.”. Fra i soggetti di cui alla lett. e) figurano quelli individuati dal Dm. 18 febbraio 1999, che all’art. 1 dispone che, “ai soli fini della presentazione delle Dichiarazioni, si considerano altri incaricati della trasmissione delle Dichiarazioni stesse, a condizione che l’abilitazione al servizio telematico sia richiesta a nome di uno dei soggetti indicati all’art. 3, comma 3, lett. a) e b), del Dpr. n. 322/1998: a) le Associazioni e le Società semplici costituite fra persone fisiche per l’esercizio in forma associata di arti e professioni in cui almeno la metà degli associati o dei soci è costituita da soggetti indicati all’art. 3 comma 3, lett. a) e b), del citato Dpr. n. 322/1998; b) le Società commerciali di servizi contabili le cui azioni o quote sono possedute per più della metà del capitale sociale da soggetti indicati all’art. 3, comma 3, lett. a) e b), del citato Dpr. n. 322/1998”.

L’art. 23 del Dm. 31 maggio 1999, n. 164, stabilisce che “i Professionisti rilasciano il ‘visto di conformità’ se hanno predisposto le Dichiarazioni e tenuto le relative scritture contabili. Le Dichiarazioni e le scritture contabili si intendono predisposte e tenute dal Professionista anche quando sono predisposte e tenute direttamente dallo stesso contribuente o da una Società di servizi di cui uno o più professionisti posseggono la maggioranza assoluta del capitale sociale, a condizione che tali attività siano effettuate sotto il diretto controllo e la responsabilità dello stesso professionista.”. Per quanto concerne poi la trasmissione della Dichiarazione, il comma 3-bis, dell’art. 3, del Dpr. n. 322/1998 dispone che “i soggetti di cui al comma 3, incaricati della predisposizione delle Dichiarazioni previste dal presente Decreto, sono obbligati alla trasmissione in via telematica delle stesse”.

Dalle richiamate disposizioni normative risulta evidente l’obbligo di identità soggettiva tra chi appone il “visto di conformità” e chi predispone e trasmette la Dichiarazione.

In proposito, con la Circolare n. 21/E del 2009, punto 3.1.1, è stato chiarito che “la trasmissione telematica delle Dichiarazioni può essere effettuata esclusivamente dal singolo Professionista che ha apposto il ‘visto di conformità’ o dall’Associazione cui lo stesso appartiene e non può essere effettuata da altro Professionista, anche se abilitato, della stessa Associazione diverso da quello che ha apposto il visto sulle Dichiarazioni”. A sua volta, rispetto agli effetti prodotti dal “visto” con specifico riferimento all’istituto della “compensazione”, con la Circolare n. 28/E del 25 settembre 2014 è stato chiarito che, “coerentemente con quanto chiarito dalla Circolare n. 57/E del 2009, tenuto conto della obbligatorietà del ‘visto di conformità’ ai fini della fruizione dell’istituto della ‘compensazione’, si ritiene che nelle ipotesi in cui le scritture contabili siano tenute da un soggetto che non può apporre il ‘visto di conformità’, il contribuente può comunque rivolgersi a un Caf-Imprese o a un Professionista abilitato all’apposizione del ‘visto’. Resta fermo che tali soggetti sono comunque tenuti a svolgere i controlli di cui ai paragrafi seguenti e a predisporre la Dichiarazione. Pertanto, il contribuente che intende ottenere il rilascio del ‘visto di conformità’ deve comunque esibire al Caf o al Professionista abilitato la documentazione necessaria per consentire la verifica della conformità dei dati esposti o da esporre nella Dichiarazione”. Pertanto, è il soggetto che appone il “visto di conformità” che deve predisporre e trasmettere la Dichiarazione.

Con riferimento alle conseguenze di una condotta in violazione delle norme sul “visto di conformità” si osserva che l’art. 3 del Dl. n. 50/2017, convertito con modificazioni dalla Legge n. 96/2017, ha modificato, sia l’art. 1, comma 574, della Legge n. 147/2013, sia l’art. 10, comma 1, lett. a), del Dl. n. 78/2009, prevedendo tra l’altro che, “nei casi di utilizzo in compensazione, ai sensi dell’art. 17 del Dlgs. n. 241/1997, dei crediti di cui al presente comma in violazione dell’obbligo di apposizione del ‘visto di conformità o della sottoscrizione di cui, rispettivamente, al primo e al secondo periodo sulle dichiarazioni da cui emergono i crediti stessi, ovvero nei casi di utilizzo in compensazione ai sensi dello stesso art. 17 dei crediti che emergono da dichiarazioni con visto di conformità o sottoscrizione apposti da soggetti diversi da quelli abilitati, con l’atto di cui all’art. 1, comma 421, della Legge n. 311/2004, l’Ufficio procede al recupero dell’ammontare dei crediti utilizzati in violazione delle modalità di cui al primo periodo e dei relativi interessi, nonché all’irrogazione delle sanzioni”.

Pertanto, in caso di violazione delle regole sopra richiamate, il contribuente:

• deve produrre idonea garanzia per ottenere il rimborso dei crediti Iva ex art. 38-bis, comma 4, lett. c), del Dpr. n. 633/1972;

• è sanzionabile ai sensi dell’art. 13, comma 4, del Dlgs. n. 471/1997, con conseguente recupero del credito superiore ad Euro 5.000, utilizzato in compensazione in violazione dell’art. 10, comma 7, del Dl. n. 78/2009 o dell’art. 1, comma 574, della Legge n. 147/2013.

Quanto poi al soggetto che ha apposto un “visto” su una Dichiarazione poi non trasmessa dallo stesso oppure trasmesso una Dichiarazione dallo stesso non vistata, trovano applicazione, rispettivamente, l’art. 39 del Dlgs. n. 241/1997, come modificato dall’art. 7-bis, comma 1, lett. a), del Dl. n. 4/2019, convertito con modificazioni dalla Legge n. 26/2019, che disciplina appunto l’ipotesi di rilascio infedele del “visto di conformità”, nonché l’eventuale sospensione e inibizione dalla facoltà di rilasciare il “visto di conformità” previste nelle ipotesi individuate dal medesimo articolo.

Con riferimento alle condotte già poste in essere, gli Uffici competenti valuteranno caso per caso la sussistenza dei presupposti per l’applicazione del comma 3 dell’art. 10 (“Tutela dell’affidamento e della buona fede. Errori del contribuente”) della Legge n. 212/2000, e del comma 2 dell’art. 6 del Dlgs. n. 472/1997, secondo cui “non è punibile l’autore della violazione quando essa è determinata da obiettive condizioni di incertezza sulla portata e sull’ambito di applicazione delle disposizioni alle quali si riferiscono, nonché da indeterminatezza … dei modelli per la Dichiarazione …”.


Related Articles

Stabilizzazione del personale: limiti e vincoli di spesa

Nelle Delibere Corte dei conti Sicilia n. 27 e n. 28 del 1° febbraio 2019 viene chiesto un parere articolato

Aziende pubbliche e private: emanato il Dm. con le istruzioni per l’invio del rapporto biennale sulle pari opportunità

È stato pubblicato sulla G.U. n. 114 del 18 maggio 2018 il Comunicato del Ministero del Lavoro e delle Politiche

“Fondo di solidarietà comunale 2014”: assegnati i conguagli ai Comuni interessati

Con Comunicato 27 ottobre 2015, il Ministero dell’Interno – Direzione centrale della Finanza locale, ha reso noto che il 23

Non ci sono commenti per questo articolo

Scrivi un commento
No Comments Yet! You can be first to comment this post!

Only registered users can comment.