“Si fa strada da tempo l’idea che, in sostituzione di sanzioni afflittive, si possano proficuamente applicare misure di carattere terapeutico, chiamiamole così, che non comportino l’interruzione delle attività da parte degli Organi ordinari, né il loro allontanamento definitivo, ma il loro affiancamento con un intervento mirato di Commissari ad acta e tutor”. Così il Ministro dell’Interno, Angelino Alfano, si è espresso, nel corso dell’Audizione del 15 febbraio 2016 tenutasi presso la Commissione parlamentare Antimafia, in merito allo scioglimento dei Comuni per infiltrazioni mafiose.
Il Ministro ha evidenziato che la normativa vigente presenta una grave lacuna: non contemplare “soluzioni meno traumatiche, ma non meno efficaci, per riportare l’Amministrazione sui binari di una maggiore correttezza legalitaria”.
Dalla data di insediamento di Alfano al Viminale (28 aprile 2013), sono stati 25 i Comuni sciolti per infiltrazione mafiosa, 17 dei quali sono tuttora commissariati: 8 in Calabria, 4 in Sicilia, 3 in Campania, 1 in Puglia e 1 nel Lazio. Sono state inoltre attivate 33 Commissioni d’accesso presso altrettanti Enti comunali. Le attività ispettive hanno riguardato soprattutto il Meridione: 9 sono stati gli accessi in Calabria, 7 in Sicilia, 5 in Campania, 4 in Puglia. Gli altri sono stati al Centro-nord: 5 nel Lazio, 2 in Emilia Romagna, 1 in Liguria.




