DOSSIER A CURA DI CENTRO STUDI ENTI LOCALI

PNRR HA DESTINATO 623 MILIONI ALLA CYBERSECURITY E OLTRE 6 MILIARDI ALLA DIGITALIZZAZIONE DELLA P.A.

CON LA PIATTAFORMA NOTIFICHE DIGITALI DEGLI ATTI PUBBLICI L’ATTESO PASSAGGIO DALLE NOTIFICHE CARTACEE A QUELLE DIGITALI

OCCORRERÀ GESTIRE, ANCHE A LIVELLO POLITICO, IL “BALZELLO” CHE ACCOMPAGNERÀ LA NOTIFICA DELLE MULTE A PROFESSIONISTI E IMPRESE

Meno di uno su due, dei siti web gestiti da una pubblica amministrazione, è completamente sicuro. A porre l’attenzione su quanto emerso da un recente monitoraggio sull’utilizzo del protocollo HTTPS compiuto dall’Agenzia per l’Italia digitale (Agid) è un focus di Centro Studi Enti Locali che ha messo in evidenza come ben 7802 siti dei 19.265 analizzati (41%), sono risultati avere dei gravi problemi. Si tratta di siti che hanno implementato il protocollo HTTPS ma la cui configurazione è facilmente aggirabile perché, ad esempio, non hanno un certificato valido e che espongono dunque i dati in essi contenuti al rischio di essere modificati, sottratti o cancellati.

A questi si sommano i 2.218 siti la cui configurazione HTTPS, sebbene non immediatamente vulnerabile, non è più considerata idonea agli standard moderni (11%) e i 223 privi di HTTPS (1%).

Solo 9.022 quindi, pari al 47% del totale, i siti gestiti da enti pubblici che sono stati completamente promossi dall’Agid.

Un dato tutt’altro che rassicurante e che, tuttavia, mostra un deciso balzo in avanti se comparato con quelli degli anni precedenti. I siti considerati sicuri nel 2021 erano soltanto 4.149 (22%), mentre l’anno prima erano addirittura fermi a quota 1.776 (9%).

L’importanza di proteggere la Pubblica Amministrazione italiana dalle minacce informatiche, come frodi, ricatti e attacchi terroristici e tutti i rischi posti dalla criminalità informatica non è sfuggita all’occhio dei legislatori che hanno redato il Piano nazionale di ripresa e resilienza. Al rafforzamento delle difese dei siti delle nostre istituzioni pubbliche sono stati infatti destinati 623 milioni di euro che sono serviti, tra le altre cose, a coprire i costi legati alla nuova Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale.

Istituita da un Decreto-legge nel giugno 2021, al finanziamento dell’Agenzia sono stati destinati: due milioni di euro nel 2021, 41 milioni per l’anno corrente, 70 milioni per il 2023, 84 milioni per il 2024, 100 milioni per il 2025, 110 milioni per il 2026 e ben 122 milioni di euro annui a partire dal 2027.

La cybersicurezza è solo uno degli aspetti legati alla transizione al digitale della pubblica amministrazione su cui il PNRR ha posto l’attenzione. Come noto, uno dei principali obiettivi del Piano è modernizzare e sburocratizzare procedure e processi adottati delle istituzioni italiane e una delle leve fondamentali su cui si è deciso di agire per favorire questo cambiamento è proprio quella della digitalizzazione. In questa direzione sono stati fatti investimenti consistenti. Oltre 6 miliardi di euro andranno a finanziare una serie di progetti che spaziano dall’abilitazione e facilitazione migrazione al Cloud ai centri di facilitazione digitale, passando per sportello digitale unico, digitalizzazione degli avvisi pubblici, promozione di strumenti come PagoPA e appIO.

Riusciranno queste misure a incidere in maniera profonda sul rapporto tra cittadini e pubblica amministrazione e a creare le condizioni perché l’Italia recuperi finalmente terreno in questo cruciale ambito? Difficile immaginare oggi come e quante di queste risorse saranno impiegate e soprattutto quali effetti genereranno. Sicuramente nel Piano non mancano però le premesse per delle innovazioni davvero incisive. Basti pensare alla spinta data alla Piattaforma notifiche digitali degli atti pubblici (PND): lo strumento tecnologico, centralizzato e a lungo atteso, che dovrebbe consentire di passare dalle notifiche cartacee a quelle digitali.

La piattaforma ad oggi esiste ma non è ancora del tutto operativa. Attualmente sono in fase di collaudo alcune funzionalità disponibili per un numero limitato di enti pilota e i loro utenti.

Quando sarà a pieno regime, ogni comune potrà fare richiesta di adesione e adottarla per digitalizzare il processo di notificazione, snellendo i processi e risparmiando cifre importanti. Basti pensare che inviare una singola raccomandata con “busta verde” (contenente una multa o un atto giudiziario) costa agli enti ben dieci euro.

La PND può essere usata sia tramite la sua interfaccia web per invii singoli, per così dire manuali, sia tramite interoperabilità (Api) di sistemi per invii serializzati e massivi: l’ultimo scenario sembra il più ragionevole e sostenibile.

Le spese di notifica

Per anni chi si occupa di trasformazione digitale ha letto, nel comma 4 dell’art. 3-bis del Codice dell’amministrazione digitale che “le amministrazioni pubbliche comunicano con il cittadino […]  tramite il domicilio digitale […] senza oneri a suo carico”. Però, mentre il prototipo della Piattaforma notifiche digitali veniva alla luce, il legislatore è intervenuto eliminando quella disposizione di assenza di oneri per il cittadino. Insieme alla disposizione è stata spazzata via anche la visione che l’avvento della PND, unito alla trasformazione digitale di documenti, archivi e servizi, avrebbe consentito di fare a meno dei macchinosi contratti di appalto per la spedizione della corrispondenza cartacea e, soprattutto, di uniformare la modalità di formazione e trasmissione di tutti i documenti in chiave digitale, trattando il caso analogico come eccezione del digitale e non viceversa.

Il fatto che la normativa a corredo della PND renda oneroso per il destinatario la ricezione di quegli stessi documenti che oggi, prima della Piattaforma, potrebbe ricevere per Pec in una casella dichiarata come domicilio digitale (generale, per imprese e P.A., oppure speciale, per tutti), rende controproducente implementare la PND per tutte le comunicazioni. Anzi, vale la pena sottolineare come sarà da gestire, anche a livello politico locale, il “balzello” che accompagnerà la notifica delle multe a professionisti e imprese che oggi, in ossequio al Decreto 18 dicembre 2017, avviene tramite Pec “escludendo l’addebito delle spese di notificazione”.

Oltre all’importo da pagare associato all’atto notificato (per esempio, l’importo della multa), a carico del destinatario è anche il rimborso delle spese di notifica che variano da 2 euro (un euro destinato al gestore della piattaforma PagoPA spa e l’altro all’amministrazione mittente) a una cifra più alta se il destinatario riceve l’avviso cartaceo e/o se richiede la copia analogica.

L’altro limite che si ravvisa è che, almeno in un primo periodo, continueranno a convivere l’invio cartaceo (posta raccomandata o prioritaria), l’invio digitale tramite e-mail, Pec o altri canali non gestiti a livello centrale e l’invio tramite PND (limitato, verosimilmente, a ciò che adesso viaggia nelle “buste verdi”).

Ciò nonostante, sgombrando subito il campo da equivoci, la Piattaforma notifiche digitali degli atti pubblici non solo va accolta con estremo favore ma si deve fare di tutto per aderirvi in modo adeguato e completo, così da essere pronti a inevitabili ampliamenti futuri e, anzi, sollecitarli consapevolmente dopo averla sperimentata.

Come funziona la notifica tramite PND?

L’amministrazione mittente produce il documento da notificare nativo digitale e lo trasferisce alla PND insieme al numero di protocollo e alle informazioni sul destinatario. La Pnd si fa carico delle operazioni di notifica, con una strategia che tiene conto della dotazione tecnologica del destinatario.

La Pnd tenta in prima battuta di inviare un avviso al destinatario, detto Avviso di Avvenuta Ricezione (Aar), usando come destinazione un suo domicilio digitale: quello di piattaforma (un indirizzo Pec che un destinatario che si è registrato sulla Pnd ha espressamente indicato per ricevere gli avvisi), quello speciale (eventualmente eletto per lo specifico affare a cui la notifica si riferisce e che l’amministrazione notificante comunica alla Pnd) oppure quello generale (cioè iscritto sui registri Ipa per le Pubbliche Amministrazioni, Ini-Pec per professionisti e imprese o il futuro Inad per tutti gli altri). Se il destinatario non è dotato di un domicilio digitale, oppure se due tentativi di invio digitale falliscono, l’Aar viene inviato per posta raccomandata A/R o tramite “busta verde degli atti giudiziari”), secondo le indicazioni dell’amministrazione mittente.

Contemporaneamente, la PND invia anche un avviso di cortesia:

–        tramite sms e/o e-mail se il destinatario si è registrato sulla PND e ha indicato un numero di cellulare e/o indirizzo e-mail e ne ha autorizzato l’uso per gli avvisi di cortesia;

–        su app “Io” se il destinatario ha attivato questa funzione nella app governativa.

In realtà, se il destinatario non ha alcun domicilio digitale e se la PND è riuscita ad inviare con successo l’avviso di cortesia, l’invio cartaceo dell’Aar viene ritardato di sette giorni, per consentire al destinatario di accedere alla PND e perfezionare la notifica, così da risparmiare sulle spese e consentire anche al destinatario meno equipaggiato l’esperienza di notifica digitale.

Infatti, la notifica si perfeziona, alternativamente:

A ben vedere, quindi, perché la Pnd funzioni correttamente, almeno nelle sue declinazioni totalmente o parzialmente digitali, c’è comunque bisogno che il destinatario abbia un domicilio (digitale o fisico) e non è la PND stessa un domicilio digitale. Infatti, a meno di modifiche normative epocali, non si può pensare di perfezionare una notifica con il mero deposito di un documento su una piattaforma, dal momento che non si può obbligare nessuno né a conoscere l’esistenza della piattaforma né a registrarcisi né a controllarla quotidianamente.

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