Una su quattro delle opere pubbliche realizzate nel 2014 è stata finanziata dai Comuni, che sono i principali e più importanti investitori pubblici, con una capacità di gran lunga superiore agli altri livelli di governo. Affinché gli Enti Locali possano continuare a svolgere la loro funzione di “volàno per la crescita” economica però c’è bisogno di una serie di interventi. Da questo presupposto ha preso le mosse l’intervento di Antonio Decaro, Presidente dell’Associazione nazionale dei Comuni italiani e Sindaco di Bari, nel contesto degli Stati generali, in corso a Roma, da sabato scorso.
Ma quali sono gli interventi richiesti da Decaro, in rappresentanza dei Comuni ?
La Nota pubblicata da Anci sul proprio sito istituzionale verte sul tema del finanziamento diretto, dello snellimento delle procedure per individuare i fondi e sulla richiesta di poteri commissariali per i Sindaci, almeno per le opere sopra i 2 milioni di Euro. Viene inoltre invocata una semplificazione del contenzioso con la previsione di attribuire il giusto risarcimento per chi ricorra e dimostri di aver subìto un danno, ma senza sospensione dei lavori.
Più nel dettaglio, Anci chiede:
- l’intensificazione dei contributi statali, anche attraverso l’anticipo della messa a disposizione dei fondi già inseriti nelle Leggi di bilancio 2019 e 2020, attualmente previsti per gli anni dal 2021 in poi. Anci propone inoltre che tutti i Comuni che siano nelle condizioni di ampliare i Programmi di investimento con affidamenti realizzabili entro l’anno possano accedere a finanziamenti aggiuntivi, in particolare sui Programmi di cui ai commi da 29 a 80 della “Legge di bilancio 2020”;
- la forte semplificazione degli adempimenti connessi agli affidamenti, tra cui:
- la proroga delle misure del “Decreto Sbloccantieri” che ha sospeso, fino al 31 dicembre 2020, l’applicazione di circa 53 norme, alcune delle quali impattano significativamente sugli affidamenti di lavori, beni e servizi di Comuni e Città metropolitane (obbligo di aggregazione per gli affidamenti di lavori, servizi e forniture per tutti i Comuni non capoluogo; Albo presso Anac delle Commissioni aggiudicatrici; Sub-appalto; divieto di utilizzare l’istituto dell’appalto integrato);
- Sindaci Commissari Straordinari – Per le opere strettamente strategiche di interesse locale, di importo non inferiore a 2 milioni di Euro, la richiesta è quella di mutuare il c.d. “Modello Genova” (modus operandi adottato in occasione della ricostruzione del “Ponte Morandi”) e applicarlo a tutti i Sindaci consentendo loro, con possibilità di delega, di agire anche in deroga al “Codice degli Appalti” ma nel rispetto dei vincoli inderogabili posti dall’Ue;
- Accelerazione del contenzioso -Per un’accelerazione nella realizzazione di opere pubbliche, viene indicata come opportuna una semplificazione del contenzioso. I giudizi pendenti in fase di aggiudicazione e il rischio di dover cominciare ex novo anche senza una misura cautelare di sospensione rischiano di ingessare per anni la realizzazione di opere pubbliche strategiche. Anci propone pertanto, in caso di vittoria di un’Impresa in un ricorso avverso l’aggiudicazione di un appalto, che sia disposto unicamente il risarcimento per equivalente, subìto e provato. Corollario di tale disposizione è la limitazione al solo dolo e non anche alla colpa grave della responsabilità per danno erariale del dipendente che dispone l’aggiudicazione di un appalto, pur in presenza di un ricorso;
- Procedimenti autorizzatori degli investimenti più rapidi – Per le Amministrazioni locali è irrinunciabile un serio snellimento dell’iter autorizzatorio che precede gli investimenti, in particolare per quanto riguarda i visti, i nulla-osta e i pareri degli Enti preposti alla tutela ambientale, culturale e paesaggistica. La Proposta è quella di potenziare lo strumento della Conferenza dei Servizi, dimezzandone i tempi e utilizzando lo strumento del silenzio assenso per ogni autorizzazione, parere e nulla osta necessario alla realizzazione dell’opera.
Quanto ai piccoli Comuni, Decaro ha evidenziato come occorra una “strategia Italia” che rafforzi e specializzi le singole vocazioni territoriali. Misure multiple destinate a valorizzare le bellezze architettoniche e la storia culturale, le bellezze naturali, il patrimonio enogastronomico e la qualità della vita. Puntare ai distretti del benessere, ai borghi culturali, ai Comuni del riposo per un Piano “Italia dei Comuni”.
Infine, serve attenzione alle periferie sociali delle grandi città. Le condizioni di marginalità e di esclusione sociale aumenteranno anche a causa dell’emergenza: immaginiamo una terapia d’urto immediata non limitata alle misure di sostegno al reddito.




