“Libro Bianco sull’Economia Digitale”: ripartire dall’innovazione tecnologica per costruire una crescita economica duratura e sostenibile

Riconoscere la rilevanza dei processi di trasformazione in atto, amplificati dagli effetti della pandemia, e identificare gli elementi chiave per un disegno organico di policy sull’economia digitale in grado di imprimere un’accelerazione allo sviluppo di un’Italia Digitale su cui fondare la ripartenza e una crescita economica duratura e sostenibile dal punto di vista sociale e ambientale.

Questi gli obiettivi che hanno spinto il Centro economia digitale (Ced) ad impegnarsi nella redazione del “Libro Bianco sull’Economia Digitale”, presentato il 15 luglio 2020.

Come evidenziato nella premessa del volume, a livello globale, Usa e Cina la fanno da padroni in quanto a investimenti e capacità di innovazione in campo digitale. E’ innegabile quindi che ci sia un ritardo europeo che pone l’urgenza di intraprendere una strategia in grado di colmare i divari esistenti.

Il quadro di policy europeo – deve essere – infatti, sempre più orientato a garantirne un’autonomia strategica nell’era digitale. E questo significa prioritariamente: Infrastruttura tecnologica, Cybersecurity e Intelligenza artificiale. Per noi occidentali, ed europei in particolar modo, la rivoluzione digitale non riguarda solo la tecnologia o il business ma soprattutto la società e la sua forma di Stato liberale”.

I radicali e rapidissimi cambiamenti prodotti dalla diffusione del “Covid-19”, secondo il Ced, hanno fatto sì che venissero al pettine tutti i nodi irrisolti negli ultimi decenni e che scattasse una accelerazione “obbligata” di certi processi, imponendoci, finalmente, di prendere piena consapevolezza della portata e della velocità della rivoluzione tecnologica, nonché dell’eterogeneità dei suoi effetti su economia, società e Istituzioni.

Per ripartire nella nuova Economia, molto più complessa e interconnessa delle precedenti, non sarà possibile utilizzare i vecchi modelli, i quali accentravano interessi, competenze e scelte che sono oggi, invece, distribuite tra più attori, pubblici e privati. Sarà essenziale la capacità di realizzare rapidamente un ‘Ecosistema per lo Sviluppo economico’, ovvero un sistema di interazioni strutturate e fortemente collaborative tra soggetti diversi che, nel rispetto dei propri ruoli, spingano la ripartenza economica lungo precise e chiare direttrici condivise. Una collaborazione strategica autorevole, inclusiva e orientata ai mercati con una competente regia in grado di promuovere un processo di coordinamento tra tutti gli attori, a partire dai diversi ministeri coinvolti, e che ribalti in ogni contesto l’ossessiva attenzione alle procedure rispetto alla pochissima alla concretezza”. Il Digitale viene definito come un’agenda politica a sé stante: l’innovazione tecnologica può migliorare la Sanità, l’Istruzione, la Giustizia, la Burocrazia, la Sicurezza personale e nazionale e i Trasporti.

Secondo il Ced, gli investimenti in alta tecnologia ed innovazione digitale rendono 2,4 volte il capitale investito. “Si tratta di scegliere di allocare una parte significativa delle risorse del Recovery fund a favore di investimenti nell’alta tecnologia e nell’innovazione digitale – dice Rosario Cerra, fondatore del Centro – La nostra proposta è quella di destinare annualmente per il periodo 2021-2024 una quota pari all’1% del Pil, 17 miliardi per un totale di 68 miliardi di Euro. Secondo le nostre analisi questo potrebbe generare un moltiplicatore sul pil di 2,4 volte con un impatto complessivo di oltre 160 miliardi”.