L’Apprendistato nel “Pubblico Impiego”: un contratto privato a servizio del pubblico

di Stefano Paoli

Il nuovo anno porta una grande novità del Lavoro pubblico: l’Apprendistato, tipico istituto del mondo del Lavoro privato, che si va ad affiancare al tradizionale concorso pubblico.

Con questo Provvedimento profondamente innovativo nella Pubblica Amministrazione, il Legislatore vuole raggiungere diversi obiettivi, che si possono conseguire soprattutto favorendo il ricambio generazionale, facilitando l’ingresso di giovani, in particolare i laureati, che possono dare un contributo importante al funzionamento della “macchina pubblica”, troppo spesso ingabbiata in modelli stereotipati e vetusti.

L’art. 3-ter del Dl. n. 44/2023, convertito dalla Legge n. 74/2023, recante disposizioni urgenti per il rafforzamento della capacità amministrativa della Pubblica Amministrazione, demandava ad un apposito Decreto la necessaria normazione al fine di introdurre l’Apprendistato nel mondo pubblico e l’individuazione dei contenuti delle Convenzioni non onerose da stipulare fra le Pubbliche Amministrazioni interessate e le Università, comprese quelle telematiche, fino al 31 dicembre 2026, per individuare gli studenti da assumere con questa nuova tipologia di contratto.

Il relativo Decreto attuativo previsto dall’art. 3-ter sopra ricordato è stato firmato dal Ministro Zangrillo il 26 dicembre 2023.

Ma esaminiamo le nuove regole.

Gli Enti pubblici potranno contrattualizzare, per non più di 36 mesi, giovani laureati individuati e selezionati su base territoriale, così come potranno essere assunti giovani under 24 anni a condizione che abbiano terminato il proprio piano di studi.

I futuri Apprendisti dovranno “passare” attraverso una selezione che si svolgerà su base territoriale, nel rispetto degli specifici requisiti individuati dalle Amministrazioni procedenti ed indicati in specifici avvisi che saranno pubblicati sul “Portale del reclutamento” del Dipartimento della Funzione pubblica.

I candidati, per poter stipulare il contratto di apprendistato, dovranno superare una prova scritta, anche con carattere teorico-pratico, ed una orale.

Ovviamente, al fine della predisposizione della graduatoria finale, si terrà conto dei titoli posseduti dai partecipanti alle selezioni, quali il voto di Laurea, la media ponderata dei voti conseguiti negli esami, le eventuali specializzazioni post-laurea, così come le eventuali esperienze professionali, debitamente documentate.

Ai fini delle assunzioni, gli Enti diversi da quelli locali interessati a stipulare questi contratti di apprendistato dovranno rispettare il limite del 10% delle proprie capacità assunzionali, limite che aumenta al 20% per i Comuni, le Unioni di Comuni, le Province e le Città metropolitane.

Le stipulande Convenzioni dovranno essere sottoscritte obbligatoriamente con le Università più vicine su base territoriale o comunque che sono situate entro il territorio del singolo Ente.

Un aspetto particolare della nuova tipologia contrattuale è costituito dalla possibilità, per l’Apprendista che al termine del percorso formativo avrà ottenuto un giudizio favorevole, di essere assunto a tempo indeterminato by-passando il concorso pubblico.

Siamo quindi di fronte ad uno strumento innovativo ma figlio dell’esperienza del mondo privato, che potrà consentire ai giovani laureati di affacciarsi al mondo pubblico iniettando nuove energie e modelli culturali innovativi, e portatori di quelle competenze che sono necessarie ad affrontare le nuove sfide soprattutto quelle che derivano dal “Pnrr”.

Come al solito, siamo di fronte ad un Provvedimento che sulla carta è sicuramente positivo ma solo il tempo e la sua applicazione pratica ci dirà se gli Enti saranno stati in grado di raggiungere gli obiettivi auspicati dal Legislatore.