Corte di Cassazione, Sentenza n. 26505 del 11 ottobre 2024
Nella Sentenza in epigrafe indicata, la Suprema Corte chiarisce che, in relazione al Principio di autotutela, il contribuente non può presentare ripetute richieste di annullamento in autotutela contro accertamenti tributari divenuti definitivi, scegliendo poi quale diniego impugnare in sede giudiziale.
È possibile ricorrere soltanto contro il primo diniego, sia esso espresso o tacito (derivante dal silenzio-rifiuto), e solo se si evidenziano motivi di interesse pubblico all’annullamento dell’atto che l’Amministrazione finanziaria avrebbe trascurato. Infatti, l’autotutela non può essere considerata un’alternativa ai rimedi giurisdizionali a disposizione del contribuente per contestare la legittimità dell’accertamento tributario. Altrimenti, si rischierebbe di considerare gli avvisi di accertamento non definitivi, permettendo di far valere vizi degli stessi in procedimenti separati, che riguardano sia l’impugnazione degli atti stessi sia degli atti consequenziali, come gli inviti al pagamento.


