Corte di Cassazione, Ordinanza n. 30815 del 2 dicembre 2024
Nel caso in esame, la controversia riguarda la validità della notifica delle cartelle di pagamento, base dell’iscrizione ipotecaria su immobili di una società.
La contribuente sostiene che gli atti preliminari non siano stati notificati correttamente, chiedendo la produzione degli originali o copie autentiche delle cartelle, non solo delle relate di notifica. In primo grado il ricorso è stato respinto, ma in appello la decisione è stata ribaltata per mancanza di prova documentale adeguata.
La Suprema Corte, analizzando la questione, ha evidenziato che il disconoscimento delle copie fotostatiche rispetto agli originali deve essere effettuato in modo chiaro, specifico e circostanziato. È stato escluso che dichiarazioni generiche, di stile o non supportate da specifiche contestazioni possano essere considerate valide ai fini del disconoscimento.
Nel caso concreto, la contribuente non ha effettuato un formale disconoscimento delle copie prodotte dall’agente della riscossione, limitandosi a sollevare una generica doglianza sulla loro conformità, priva dei requisiti necessari per essere considerata efficace.
Inoltre, la Suprema Corte ha sottolineato che, una volta ammesse le copie autentiche delle relate di notifica, il Giudice di merito non può escluderne l’efficacia probatoria senza un’adeguata analisi e senza motivare in modo dettagliato eventuali difformità rispetto agli originali. Questo principio trova fondamento in consolidata giurisprudenza, che impone al Giudice di valutare tutti gli elementi disponibili, compresi quelli presuntivi, prima di escludere la validità della documentazione prodotta. Infine, i Giudici di legittimità hanno richiamato il principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato, evidenziando che il Giudice non può sollevare d’ufficio questioni non contestate dalle parti.
Nel caso specifico, la Commissione tributaria regionale ha escluso l’efficacia delle copie per presunti difetti nella sottoscrizione, nonostante la contribuente non avesse avanzato alcuna eccezione in merito. Tale rilievo, trattandosi di materia oggetto di eccezione in senso stretto, doveva essere proposto dalla parte interessata e non rilevato autonomamente dal Giudice. In conclusione, la Suprema Corte ha accolto i motivi di ricorso dell’agente della riscossione, riconoscendo errori nella valutazione delle prove documentali e nel rispetto delle regole processuali, riaffermando che il disconoscimento delle copie deve essere specifico e circostanziato e che il Giudice non può decidere su questioni non sollevate dalle parti.


