Abbattimento di barriere architettoniche: per l’Iva al 4% necessario che sia previsto nell’appalto e che sia distintamente indicato il corrispettivo

<a>Abbattimento di barriere architettoniche: per l’Iva al 4% necessario che sia previsto nell’appalto e che sia distintamente indicato il corrispettivo</a>

L’Agenzia delle Entrate, con la Risposta all’Istanza di Interpello n. 180 del 7 aprile 2022, si è occupato dell’aliquota Iva applicabile ad un appalto per il rifacimento di una Piazza con abbattimento di barriere architettoniche. 

Nel caso in esame, la Società istante ha firmato una Convenzione con un Comune per il totale rifacimento, a proprie spese, della Piazza centrale con la contemporanea eliminazione dell’attuale dislivello esistente tra la stessa ed il piano stradale (complanarità della pavimentazione). In particolare, l’opera in questione prevede la totale eliminazione di qualsiasi dislivello tra il piano stradale e la precedente struttura esistente “a vasca” con il risultato che la ritrovata complanarità elimina qualsiasi barriera architettonica nei confronti dei portatori di handicap

Nel caso di specie, il forte dislivello della Piazza, l’assenza di qualsiasi protezione/barriera, la presenza di una zona con pendenza oltre i limiti consentiti, inducono a ritenere che il manufatto non rispettasse le indicazioni contenute nell’art. 8 del Dm. n. 236/1989. 

Ciò posto, la Società istante ha chiesto se, nel caso di specie, è applicabile l’aliquota Iva del 4% di cui al n. 41-ter della Tabella A, Parte II, allegata al Dpr. n. 633/1972, prevista per le “prestazioni di servizi dipendenti da contratto di appalto aventi ad oggetto la realizzazione delle opere direttamente finalizzate al superamento o alla eliminazione delle barriere architettoniche”. 

Tale disposizione normativa, ricorda l’Agenzia, ha carattere oggettivo, essendo rivolta a favorire l’esecuzione di opere che oggettivamente mirano al superamento delle barriere architettoniche, indipendentemente dalla connotazione o dalle condizioni sanitarie del committente (in tal senso, anche la Risposta n. 3/2020). Pertanto, laddove le opere abbiano le caratteristiche tecniche previste dalla normativa di riferimento e siano realizzate in base ad un contratto di appalto, può trovare applicazione l’aliquota Iva del 4%. 

Al fine di individuare la tipologia di “opere” agevolabili, occorre fare riferimento come detto alla normativa di settore in materia di barriere architettoniche, ovvero: 

– il Dm. n. 236/1989;

– il Dpr. n. 503/1996.

Ai sensi dell’art. 1, comma 2, del Dpr. n. 503/1996, per barriere architettoniche si intendono:

a) gli ostacoli fisici che sono fonte di disagio per la mobilità di chiunque ed in particolare di coloro che, per qualsiasi causa, hanno una capacità motoria ridotta o impedita in forma permanente o temporanea;

b) gli ostacoli che limitano o impediscono a chiunque la comoda e sicura utilizzazione di spazi, attrezzature o componenti;

c) la mancanza di accorgimenti e segnalazioni che permettono l’orientamento e la riconoscibilità dei luoghi e delle fonti di pericolo per chiunque e in particolare per i non vedenti, per gli ipovedenti e per i sordi”. 

Ai sensi del comma 3, “le presenti norme si applicano agli edifici e spazi pubblici di nuova costruzione, ancorché di carattere temporaneo, o a quelli esistenti qualora sottoposti a ristrutturazione”, mentre il successivo comma 4 prevede che “agli edifici e spazi pubblici esistenti, anche se non soggetti a recupero o riorganizzazione funzionale, devono essere apportati tutti quegli accorgimenti che possono migliorare la fruibilità sulla base delle norme contenute nel presente regolamento”. 

Da ultimo, occorre richiamare anche l’art. 4 del medesimo Dpr., il quale dispone che “i Progetti relativi agli spazi pubblici e alle opere di urbanizzazione a prevalente fruizione pedonale devono prevedere almeno un percorso accessibile in grado di consentire con l’utilizzo di Impianti di sollevamento ove necessario, l’uso dei servizi, le relazioni sociali e la fruizione ambientale anche alle persone con ridotta o impedita capacità motoria o sensoriale. Si applicano, per quanto riguarda le caratteristiche del suddetto percorso, le norme contenute ai punti 4.2.1., 4.2.2. e 8.2.1., 8.2.2. del Dm. Lavori pubblici 14 giugno 1989, n. 236, e, per quanto riguarda le caratteristiche degli eventuali impianti di sollevamento, le norme contenute ai punti 4.1.12., 4.1.13. e 8.1.12., 8.1.13. dello stesso Decreto, con le successive prescrizioni elaborate dall’Ispesl e dall’Uni in conformità alla normativa comunitaria”. 

L’Agenzia evidenzia altresì che, qualora le prestazioni di servizi dipendenti da contratto di appalto abbiano ad oggetto, non solo la realizzazione di opere finalizzate all’abbattimento di barriere architettoniche, bensì anche altre tipologie di intervento, l’aliquota ridotta spetta solamente sulla parte del corrispettivo che è dovuto per la realizzazione degli interventi di abbattimento delle barriere, non potendo estendersi all’intera somma richiesta al committente dell’opera, che potrà ragionevolmente includere corrispettivi dovuti a diverso titolo. 

Pertanto, qualora venga stipulato un contratto unitario a fronte del quale vengono eseguite opere per l’abbattimento delle barriere architettoniche ed opere diverse dalle precedenti, al fine del riconoscimento del beneficio fiscale dell’aliquota 4% (limitatamente alle prime, come si è detto) è necessario che i corrispettivi vengano distintamente indicati (nel contratto o quanto meno in fattura). In mancanza di tale distinzione, tutto il corrispettivo dovrà essere assoggettato all’aliquota più elevata prevista per le singole prestazioni, non potendosi estendere il trattamento agevolato a fattispecie diverse da quelle previste tassativamente dal legislatore (vedasi Risoluzioni n. 223/E del 1996 e n. 142/E del 1999). 

Nella fattispecie in esame, dalla documentazione fornita emerge che la Società istante, in applicazione dell’art. 20 del Dlgs. n. 50/2016 (“Codice degli Appalti”), ha proposto al Comune di finanziare un intervento su una piazza “consistente nel rifacimento del sedime, limitatamente alla porzione settentrionale prossima alla torre campanaria che comprenda l’eliminazione del dislivello attualmente esistente e il raccordo della quota di piano di campagna della piazza con quella dei marciapiedi perimetrali, affinché venga ripristinata la complanarità della pavimentazione e rimossa la differenza di quota creata dalla struttura esistente”. 

Il Comune ha approvato con apposita Deliberazione “il Progetto esecutivo di realizzazione delle opere di manutenzione straordinaria della Piazza …” ed ha sottoscritto apposita convenzione nella quale l’oggetto dell’intervento viene individuato nella “realizzazione dell’Intervento di manutenzione straordinaria” della Piazza. 

Negli stessi termini si esprime il contratto di appalto stipulato tra la Società istante e l’Impresa esecutrice (titolato “Contratto d’appalto per la realizzazione di opere di manutenzione straordinaria”). 

Nel dettaglio, il contratto di appalto prevede che “l’Appaltatore si impegna ad eseguire, come concordato, le opere previste e descritte nell’allegato elenco prezzi, per la sistemazione della Piazza” ed individua un corrispettivo unitariamente determinato. Anche il Certificato di ultimazione lavori prodotto risulta rilasciato per opere di manutenzione straordinaria, senza alcuna ulteriore specificazione. 

Ciò posto, l’Agenzia osserva che, in base alla documentazione prodotta e a quanto rappresentato nell’istanza, oggetto dell’appalto non risulta “la realizzazione delle opere direttamente finalizzate al superamento o all’eliminazione delle barriere architettoniche”, come richiesto ai fini dell’applicazione del trattamento di favore di cui al citato n. 41-ter) della Tabella A, Parte II, allegata al Dpr. n. 633/1972. 

Risulta dirimente a tal fine che dal contratto di appalto e dalla documentazione amministrativa prodotta, che si riferiscono genericamente alla realizzazione di un intervento di “manutenzione straordinaria”, non emerge un riferimento alla normativa di settore in materia di barriere architettoniche, né che l’intervento sia stato realizzato in coerenza delle prescrizioni dettate dalla medesima normativa. 

Da ultimo, in relazione all’applicazione dell’aliquota Iva ridotta del 10% prevista per la realizzazione delle opere di urbanizzazione, l’Agenzia ha ricordato che tale aliquota è prevista dai seguenti numeri della Tabella A, Parte III, allegata al Dpr. n. 633/1972: 

– 127-quinquies), per le “opere di urbanizzazione primaria e secondaria elencate nell’art. 4 della Legge 847/1964, integrato dall’art. 44 della Legge n. 865/1971”; 

– 127-sexies), per i “beni, escluse materie prime e semilavorate, forniti per la costruzione delle opere, degli Impianti e degli edifici di cui al n. 127-quinquies”; 

– 127-septies), per le “prestazioni di servizi dipendenti da contratti di appalto relativi alla costruzione delle opere, degli impianti e degli edifici di cui al n. 127-quinquies”. 

Fermo restando la qualificazione delle opere quali di “urbanizzazione primaria e secondaria” ai sensi dell’art. n 4 della Legge n. 847/1964, integrato dall’art. 44 della Legge n. 865/1971 (oggi trasfuso nel Dpr. n. 380/2001, Testo unico in materia di edilizia), per completezza l’Agenzia ha evidenziato che le disposizioni sopra richiamate trovano applicazione se i lavori sono riconducibili nel concetto di “costruzione”, che riguarda la realizzazione ex novo di un’opera edilizia, mentre non possono rientrarvi le semplici migliorie o modifiche dell’opera stessa (vedasi Risoluzione n. 202/E del 2008). 

Di conseguenza, l’aliquota Iva ridotta del 10% prevista dalle suddette disposizioni non può trovare applicazione in relazione alla fattispecie rappresentata.


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