Affidamenti aventi ad oggetto le concessioni di servizi: ad essi non si applicano le disposizioni del “Codice degli Appalti”

Affidamenti aventi ad oggetto le concessioni di servizi: ad essi non si applicano le disposizioni del “Codice degli Appalti”

Nella Sentenza n. 2411 del 13 luglio 2015 del Tar Puglia, i Giudici affermano che non trovano in alcun modo diretta applicazione le disposizioni del Dlgs. n. 163/06 agli affidamenti aventi ad oggetto concessioni di servizi salvo che possano essere configurate esse stesse quali principi fondamentali generali relativi ai contratti pubblici e/o risultino diretta specificazione di detti principi, ovvero siano espressamente richiamate nel predetto art. 30 del Dlgs. n. 163/06. Nello specifico, non trova automatica e diretta applicazione la disciplina di cui all’art. 75 del Dlgs. n. 163/06, trattandosi di disposizione “preordinata alla costituzione di idonea garanzia per la valutazione dell’idoneità complessiva dell’offerta e rispetto alla quale non è possibile individuare alcuna correlazione con le previsioni richiamate dal comma 1 del citato art. 30 del codice dei contratti pubblici. Diversamente opinando, l’intero corpus del Codice sarebbe di fatto applicabile alle concessioni di servizi, rendendo del tutto superflui i precetti dettati nel citato art. 30”. Ciò, in ogni caso, non preclude la possibilità per le stazioni appaltanti, nell’ambito della discrezionalità loro riconosciuta, di fissare condizioni più stringenti per la partecipazione alle gare e, quindi, di autovincolarsi, tramite il recepimento. Naturalmente, gli unici limiti da osservare sono quelli derivanti dal rispetto dei principi desumibili dal Trattato e dei principi generali relativi ai contratti pubblici di cui allo stesso art. 30, comma 3, del Dlgs. n. 163/06, tra i quali i principi di proporzionalità, ragionevolezza ed adeguatezza. Laddove i suddetti principi risultino in concreto rispettati dalle prescrizioni della lex specialis, non si configura alcuna violazione del principio di tassatività delle cause di esclusione di cui all’art. 46, comma 1-bis, del Dlgs. n. 163/06.

 


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