Aggiornamento “Def 2015”: riviste al rialzo le stime sulla crescita del Pil

Aggiornamento “Def 2015”: riviste al rialzo le stime sulla crescita del Pil

In occasione delle pubblicazione del “Documento di economia e finanza 2015” (“Def”), lo scorso aprile, il Ministero dell’Economia e delle Finanze aveva ipotizzato per l’anno corrente una crescita del Pil pari allo 0,7%. Oggi lo stesso Dicastero manifesta maggiore ottimismo, prevedendo un rialzo dello 0,9% per il 2015 e dell’1,6% per il 2016 (contro l’1,4% precedentemente ipotizzato).

Sebbene la cautela sia d’obbligo in presenza di segnali di ripresa piuttosto timidi, il fatto che quest’anno si assista a una stima al rialzo è di per sé un dato incoraggiante. Con Comunicato 19 settembre 2015, diffuso all’indomani della presentazione al Consiglio dei Ministri della Nota di aggiornamento al “Def”, il Ministro Padoan ha infatti ricordato che il Paese esce da 8 anni ininterrotti di saldi negativi.

L’anno scorso gli aggiustamenti erano stati di tutt’altro segno: dopo aver ipotizzato in primavera un aumento del Pil pari a 0,8 punti percentuali, il Ministero fu costretto a rovesciare clamorosamente le proprie previsioni in autunno ipotizzando un calo dello 0,3% (alla fine il dato attestato è stato ancora più negativo, -0,4%).

Quanto al capitolo deficit, il “Def 2014” aveva stimato un rapporto deficit/Pil pari al 2,9% (-0,1 punti percentuali rispetto al 2014). La stima odierna parla del 2,6% per il 2015 e 2,2% per il 2016.

Per quanto attiene invece al debito pubblico, “il rapporto tra debito pubblico e Pil – si legge – scenderà dopo 8 anni di crescita ed è previsto in continuo calo negli anni successivi per scendere al di sotto del 120% a partire dal 2019 […]. Rispetto al quadro tendenziale (che si definisce a legislazione vigente) il rapporto deficit/Pil programmatico mostra una traiettoria in discesa più graduale perché il Governo intende rafforzare la crescita al fine di accelerare l’aumento dell’occupazione e per evitare che l’indebolimento dell’economia internazionale abbia conseguenze sul ns. Paese. La maggiore gradualità del consolidamento di bilancio è consentita dai trattati europei, come specificato dalla Commissione europea con la propria Comunicazione sulla flessibilità del 13 gennaio scorso. Il Governo utilizzerà al meglio sia la clausola per le riforme sia la clausola per gli investimenti”.

Quanto a quest’ultima – la clausola per gli investimenti – il Dicastero guidato dal Ministro, Pier Carlo Padoan, ha evidenziato che l’Italia è uno dei pochi Paesi con i requisiti per invocarla nel 2016.


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