Amministratori locali al centro del mirino: 143 omicidi in 40 anni e 3 intimidazioni al giorno

Una media di quasi 3 atti intimidatori al giorno, come auto incendiate, aggressioni o minacce, nei primi mesi del 2014 e 143 omicidi dal 1974 ad oggi: questo l’impietoso bilancio emerso da un’inchiesta della Commissione parlamentare sul fenomeno delle intimidazioni nei confronti degli Amministratori locali, presieduta dalla Senatrice Doris Lo Moro, la cui relazione finale, approvata ieri all’unanimità, è stata presentata ieri (3 marzo 2015) a Palazzo Madama. .

Le vittime degli omicidi sono politici locali nella maggior parte dei casi di sesso maschile (3 le donne) operanti, prevalentemente nel sud Italia. Il 73% dei delitti si è consumato tra Sicilia, Campania e Calabria, in particolare nelle 4 Province di Napoli, Reggio Calabria, Palermo e Caserta.

L’obiettivo prevalente nelle azioni intimidatorie – si legge nella Nota riassuntiva elaborata dall’Anci – sono i Sindaci, cui sono rivolte il 35% del totale degli episodi (446 casi). Dai dati forniti alla Commissione del Senato dalle Prefetture, emerge che il 48% degli episodi si è verificato in Comuni di oltre 15.000 abitanti mentre un episodio su quattro in un piccolo Comune (meno di 5.000 abitanti). Sardegna e Calabria sono le Regioni dove sono più i casi in Comuni piccolissimi (meno di mille abitanti).

La maggiore concentrazione di intimidazioni più gravi si è avuta in Puglia, dove si sono registrati i più numerosi episodi di auto incendiate (23%), incendi di beni privati (22%), il 38% dei casi con utilizzo di armi da fuoco e il 55% di utilizzo di ordigni esplosivi. In Sicilia si sono verificati il 25% dei casi di danneggiamento mentre la Campania ha il primato per le aggressioni (21%).

La Commissione mette l’accento su quella che definisce “la vera cifra oscura del fenomeno”: quello delle dimissioni per effetto delle intimidazioni, del condizionamento pieno dell’attività politica ed amministrativa. Al riguardo – si evidenzia – non ci sono dati certi e l’unica cosa che si può determinare con certezza è il dato medio annuo dei Comuni italiani sciolti anticipatamente a partire dal 1993 che è intorno al 2,5%, con le punte massime che riguardano la Puglia (7,4%), la Campania (6,3%) e la Calabria (5,1%).