Il 1° giugno 2022, sul sito di Anac, è stato pubblicato l’Atto del Presidente 18 maggio 2022 in cui l’Autorità richiama al rispetto del “Codice dei Contratti pubblici”, ponendo l’attenzione sugli affidamenti “in house”. In particolare, l’Autorità afferma che “prima di affidare ‘in-house’ un servizio disponibile sul mercato in regime di concorrenza, la Stazione appaltante deve svolgere ‘un’indagine puntuale’ per accertare se vi siano altri Operatori privati che operano nello stesso settore in grado di fornire il Servizio richiesto, magari a condizioni migliori”.
Il richiamo dell’Autorità nasce da un esposto sull’affidamento del “Servizio Energia” disposto da un Comune lombardo a favore della propria Società “in-house” con contratto pluriennale fino al 2032. L’Autorità ha evidenziato “una carenza istruttoria”: l’Amministrazione, secondo Anac, ha per lo più dato importanza ai dati pregressi e alla flessibilità del modello “in-house” sotto il profilo organizzativo e gestionale. Invece, “non è stata svolta un’indagine puntuale, anche tramite consultazioni preliminari di mercato o ricorso ad esperti esterni, per accertare la presenza di altri Operatori privati operanti nello stesso Settore in grado di fornire il Servizio richiesto, sia in termini di tipologia che di durata, e a condizioni economiche diverse da quelle proposte dalla propria Società ‘in-house’”.
Secondo Anac, inoltre, la modalità di affidamento pluriennale (arrivata dopo un affidamento provvisorio di un anno) è in contrasto con il “Codice dei Contratti” poiché l’Amministrazione ha di fatto disposto un affidamento diretto sopra soglia non giustificato, dando un vantaggio competitivo alla Società affidataria. Per Anac, non è infatti corretto predisporre l’appalto secondo i risultati conseguiti e l’esperienza maturata dalla Società affidataria durante il primo affidamento provvisorio di un anno: così facendo, rileva Anac, si realizza un affidamento “su misura” calcolato sulla Proposta presentata da un solo offerente e non anche da altri Operatori. Inoltre, in risposta alla dichiarazione del Comune secondo cui la valutazione di congruità richiesta dal “Codice Appalti” per gli affidamenti “in house” sia stata effettuata considerando l’assenza di Convenzioni Consip con caratteristiche analoghe, Anac obietta che l’Ente Locale “avrebbe potuto optare per le Convenzioni esistenti e, invece di accorpare tutto in un unico servizio, avrebbe potuto procedere con lo scorporo delle prestazioni richieste tramite suddivisione in lotti, in modo da garantire il rispetto della concorrenza nonché la partecipazione delle piccole e medie Imprese”.




