Appalti: illegittima la revoca dell’aggiudicazione al concorrente che ha omesso una condanna per omicidio colposo

Appalti: illegittima la revoca dell’aggiudicazione al concorrente che ha omesso una condanna per omicidio colposo

Nella Sentenza n. 3331 del 16 dicembre 2014 del Tar Sicilia viene impugnata la revoca dell’aggiudicazione provvisoria di un appalto di lavori (demolizione di carri ferroviari inamovibili) disposta dalla Stazione appaltante in esito ai controlli sulle dichiarazioni rese dai concorrenti ai sensi dell’art. 38, del Dlgs. n. 163/06. In particolare, la Stazione appaltante ha accertato che il socio di maggioranza della Società ricorrente era stato condannato per un omicidio colposo commesso nel 1985 alla pena di dieci mesi di reclusione con il beneficio della non menzione e la sospensione condizionale della pena (in particolare, si trattava dell’investimento di un ciclista mentre egli si trovava alla guida di un autocarro), ma tale precedente non era stato dichiarato nella domanda di partecipazione alla gara.

I Giudici siciliani osservano che, ai termini del bando di gara, il concorrente era tenuto a “dichiarare l’inesistenza delle cause preclusive della partecipazione alle gare” di cui all’art. 38, del Dlgs. n. 163/06.

In punto di cause ostative alla partecipazione alle gare, i provvedimenti legislativi intervenuti di recente indicano un progressivo allontanamento da una dimensione formalistica delle valutazioni operate dalle Stazioni appaltanti in sede di verifica del possesso, da parte dei concorrenti, dei necessari requisiti di partecipazione e, di contro, testimoniano l’emersione di una tensione legislativa decisamente orientata a privilegiare lo scrutinio dell’effettivo sostrato sostanziale sotteso alle dichiarazioni formulate dai concorrenti, scrutinio sostanziale che già buona parte della giurisprudenza si era orientata a fare. Palese esempio di tale recente torsione legislativa verso una dimensione più sostanzialistica del controllo affidato alle Stazioni appaltanti è rappresentato dall’art. 39 del Dl. n. 90/14 convertito, con modificazioni, con Legge n. 114/14. Tale disposizione introduce il principio di generale sanabilità di ogni “mancanza, incompletezza od irregolarità essenziale” e, parallelamente, scolpisce il connesso principio di irrilevanza delle “irregolarità non essenziali, ovvero della mancanza o della incompletezza delle dichiarazioni non indispensabili”. Per quanto qui di interesse, osservano i Giudici, l’eventuale dichiarazione non veritiera del concorrente in punto di precedenti penali, pur se astrattamente idonea a vulnerare il vincolo fiduciario con il committente pubblico, rileva quale fattore ostativo all’affidamento dell’appalto solo se afferente a reati “gravi in danno dello Stato o della Comunità che incidono sulla moralità professionale”.

Viceversa, reati di natura diversa sono, ai sensi e per gli effetti dell’affidamento di appalti pubblici, privi di carattere essenziale. Quindi, l’omissione della relativa menzione nella domanda di partecipazione, in quanto afferente ad elementi normativamente non essenziali, non riveste valenza preclusiva. Nel caso in questione, l’omicidio colposo commesso dal socio di maggioranza della ricorrente, al di là della tragicità della vicenda, non vulnera un bene giuridico di diretta pertinenza dello Stato o della Unione Europea né, tanto meno, incide sulla moralità professionale del concorrente. L’omissione della menzione di tale reato nella domanda di partecipazione è, dunque, de jure condito priva di rilievo ai fini dell’esclusione dell’impresa ovvero della revoca dell’aggiudicazione, ove già disposta.

 


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