Blocco delle risorse per il trattamento accessorio: per la Corte opera anche per gli incaricati P.O. negli Enti privi di Dirigenti

Blocco delle risorse per il trattamento accessorio: per la Corte opera anche per gli incaricati P.O. negli Enti privi di Dirigenti

La Sezione delle Autonomie della Corte dei conti, con la Delibera n. 26 del 21 ottobre 2014, si è espressa sull’ambito applicativo del tetto di spesa previsto dall’art. 9, comma 2-bis, del Dl. n. 78/10, convertito con Legge n. 122/10, in base al quale, “a decorrere dal 1° gennaio 2011 e sino al 31 dicembre 2014 l’ammontare complessivo delle risorse destinate annualmente al trattamento accessorio del personale, anche di livello dirigenziale, di ciascuna delle Amministrazioni di cui all’art. 1, comma 2, del Dlgs. n. 165/01, non può superare il corrispondente importo dell’anno 2010 ed è, comunque, automaticamente ridotto in misura proporzionale alla riduzione del personale in servizio. A decorrere dal 1º gennaio 2015, le risorse destinate annualmente al trattamento economico accessorio sono decurtate di un importo pari alle riduzioni operate per effetto del precedente periodo”.

La Delibera in commento è stata emanata a seguito di una questione sollevata dalla Sezione regionale di controllo della Basilicata, la quale aveva chiesto se le risorse da assoggettare a contenimento, ai sensi del comma 2-bis citato, fossero integralmente identificabili con quelle che confluiscono nei fondi delle risorse decentrate ovvero comprendessero anche quelle diverse, rivenienti dal bilancio dell’Ente, destinate al finanziamento del trattamento accessorio spettante ai titolari di posizioni organizzative negli Enti di minore dimensione geografica, ai sensi degli artt. 8 e seguenti del Ccnl. Comparto Regioni Autonomie Locali 31 marzo 1999 e dell’art. 17, comma 2, lett. c), del Ccnl. 1° aprile 1999.

A sua volta, la questione di massima traeva origine dal quesito posto da un Sindaco di un Comune lucano privo di posizioni dirigenziali, il quale chiedeva se, fermo restando il rispetto dei vincoli complessivi alla spesa di personale di cui all’art. 1, comma 557, della Legge n. 296/06, dovesse essere comunque considerato l’importo complessivo del trattamento retributivo assegnato alle posizioni organizzative al medesimo titolo nell’anno 2010, quale limite massimo non derogabile fissato dall’art. 9, comma 2-bis, citato.

La Sezione Autonomie, con la Delibera in commento, cerca di superare il contrasto tra le divergenti linee interpretative fornite sulla questione da diverse Sezioni regionali di controllo della Corte dei conti, ovvero:

a)    secondo la Sezione Veneto (Delibera. n. 717/12), l’art. 9, comma 2-bis, non facendo espresso riferimento al “Fondo” per il finanziamento della contrattazione integrativa, includerebbe nel trattamento accessorio tutti gli emolumenti corrisposti a tale titolo indipendentemente dalla loro allocazione in bilancio (fondo o altri capitoli di bilancio dell’Ente);

b)   secondo le Sezioni Lombardia (Delibera n. 59/12) e Liguria (Delibera n. 17/14), la latitudine operativa della disposizione vincolistica non può andare oltre le risorse del “Fondo salario accessorio” propriamente inteso.

Come ricordato in via preliminare dalla Corte, ai sensi degli artt. 8 e seguenti, del Ccnl. 31 marzo 1999, i Sindaci dei Comuni di minori dimensioni demografiche, privi di posizioni dirigenziali, hanno la facoltà, riconosciuta dall’art. 109, comma 2, del Dlgs. n. 267/00 (Tuel), di conferire le relative funzioni dirigenziali ai Responsabili degli Uffici e dei Servizi i quali, nell’ambito di dette posizioni organizzative, sono retribuiti con un trattamento economico accessorio composto dalla retribuzione di posizione e di risultato.

In base al combinato disposto dall’art. 11 del Ccnl. 31 marzo 1999 con l’art. 17, comma 2, lett. c), del Ccnl. 1° aprile 1999, tali Comuni non hanno l’obbligo di costituire il “Fondo per la retribuzione di posizione e di risultato” ma hanno l’onere di individuare, nell’ambito dei rispettivi bilanci, le risorse finanziarie necessarie alla copertura del trattamento accessorio degli incaricati delle posizioni organizzative.

Dunque, la disciplina contrattuale del Comparto degli Enti Locali prevede un doppio regime di finanziamento della retribuzione di posizione e di risultato per i titolari di posizione organizzativa:

1)      i Comuni che dispongono di dirigenza devono far gravare il finanziamento della retribuzione accessoria delle posizioni organizzative esclusivamente sulle risorse stabili del “Fondo per le risorse decentrate”;

2)      i Comuni privi di posizioni dirigenziali possono individuare direttamente in bilancio le relative risorse e non sono tenuti ad applicare il normale regime della contrattazione integrativa.

Per risolvere la questione sottoposta alla sua attenzione, la Sezione Autonomie parte dall’interpretazione letterale della norma più volte citata ed osserva che “l’impiego di termini dal valore semantico generale ed omnicomprensivo contenuti nell’espressione ‘l’ammontare complessivo delle risorse destinate annualmente al trattamento accessorio del personale’ denota una evidente volontà di ricomprendere nella fattispecie normativa ogni genere di risorse funzionalmente destinate ad offrire copertura agli oneri accessori del personale, senza alcuna considerazione per l’origine o la provenienza delle risorse se non sotto il profilo della presenza di un vincolo di destinazione giuridicamente rilevante”.

In tale prospettiva, sia le risorse del bilancio imputate al Fondo che le risorse direttamente stanziate in bilancio a copertura degli oneri relativi alle posizioni organizzative nei Comuni privi di qualifiche dirigenziali, presentano le medesime caratteristiche funzionali di destinazione e sono idonee ad incrementare la spesa per il trattamento accessorio del personale.

La Corte, a rafforzamento della sua interpretazione, ricorda poi che la disposizione di cui all’art. 9, comma 2-bis, è inserita in un complesso di norme volte a perseguire il contenimento della spesa per il personale ed aventi natura cogente e inderogabile, in quanto rispondenti ad imprescindibili esigenze di riequilibrio della finanza pubblica. Per tali motivi, secondo la Corte, la norma in esame è da considerare di stretta interpretazione e “non sono consentite limitazioni del suo nucleo precettivo in contrasto con il valore semantico dell’espressione normativa utilizzata”.

L’interpretazione opposta sarebbe stata sostenibile se il Legislatore avesse utilizzato un’espressione diversa: al posto di “ammontare complessivo delle risorse destinate annualmente al trattamento accessorio del personale”avrebbe dovuto adoperare la locuzione “ammontare delle risorse presenti nei fondi per la contrattazione integrativa”.

Per tali motivi, la Sezione Autonomie sostiene la tesi in base alla quale devono essere incluse nel vincolo di spesa in esame anche le diverse risorse comunque destinate dagli Enti di minori dimensioni al finanziamento del trattamento accessorio degli incaricati di posizioni organizzative.

La tesi risulterebbe confermata anche da un passaggio della Circolare Mef n. 12 del 15 aprile 2011, secondo la quale “[…] l’applicazione dell’art. 9, comma 2-bis, riguarda l’ammontare complessivo delle risorse per il trattamento accessorio […]”.

La Corte conclude statuendo che il riferimento indistinto “all’ammontare complessivo delle risorse destinate annualmente al trattamento accessorio del personale” obbliga le Amministrazioni che devono applicare il tetto di spesa ad individuare le specifiche modalità di finanziamento del trattamento accessorio nell’ambito del proprio Comparto ordinamentale (“Fondo salario accessorio” per gli Enti con Dirigenti, risorse di bilancio per gli Enti privi di posizioni dirigenziali) ed enuncia il seguente principio di indirizzo: “le risorse del bilancio che i Comuni di minore dimensione demografica destinano, ai sensi dell’art. 11 del Ccnl. 31 marzo 1999, al finanziamento del trattamento accessorio degli incaricati di posizioni organizzative in strutture prive di qualifiche dirigenziali, rientrano nell’ambito di applicazione dell’art. 9, comma 2-bis, del Dl. n. 78/10, convertito con modificazioni in Legge n. 122/10 e successive modificazioni”.

di Alessia Rinaldi


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