Come si determina lo stock del debito da trasmettere alla “Pcc” ?

Come si determina lo stock del debito da trasmettere alla “Pcc” ?

Il testo del quesito:

In merito alla nuova normativa inerente alla trasmissione dello stock debito commerciale sulla ‘Piattaforma dei crediti commerciali’, l’Ente scrivente chiede alcuni chiarimenti in merito alla determinazione di quali e quanti debiti possono esser qualificati come certi, liquidi ed esigibili in riferimento allo stock del debito registrato al 31 dicembre 2019 e se questo corrisponde all’ammontare delle fatture ricevute dal 1° gennaio 2019 al 31 dicembre 2019 scadute e non pagate ?”.

La risposta dei ns. esperti.

In merito al tema indicato nel quesito, entro il 31 gennaio 2020 il Comune è chiamato ad assolvere un doppio adempimento:

  1. la pubblicazione del debito residuo scaduto (stock de debito) nella Sezione “Trasparenza” del sito istituzionale (disposta dall’art. 33, del Dlgs. n. 33/2013);
  2. la pubblicazione dei debiti certi ed esigibili che non risultano estinti alla data della comunicazione stessa (sancita dall’art. 7, comma 4, del Dl. n. 35/2013);

Il primo è determinato dalla somma dei debiti commerciali (fatture e richieste equivalenti di pagamento) certi liquidi ed esigibili scaduti e non pagati alla data del 31 dicembre 2019.

Lo stock del debito è così calcolato in “Pcc”:

Importo stock = + saldo nello stato di presentato
+ saldo nello stato di ricevuto
+ saldo nello stato di liquidato
+ saldo nello stato di sospeso  (senza conti sospesi contestati o in contenzioso o per adempimenti normativi)
+ saldo nello stato di pagato
– saldo pagato al 31 dicembre

Il secondo contiene invece tutti i debiti commerciali (fatture e richieste equivalenti di pagamento) certi, liquidi ed esigibili, scaduti e non scaduti, che al 31 gennaio 2020 non sono ancora stati pagati (quindi, oltre allo stock del debito, potranno aggiungersi, ad esempio, le fatture di dicembre con scadenza pagamento a 60 giorni).

Per molti Enti tale obbligo nella vecchia scadenza del 30 aprile prevista nella versione dell’art. 7 del Dl. n. 35/2013, prima delle modifiche del Dl. n. 124/2019, si limitava alla comunicazione in “Pcc” di “assenza posizioni debitorie”, in quanto alla data di pubblicazione spesso tutti i debiti certi liquidi ed esigibili erano pagati.

In entrambi i casi non sono computati nel calcolo, sia del primo che del secondo punto, i debiti in contenzioso o contestazione o sospesi per adempimenti normativi. In merito ai debiti in contenzioso o in contestazione, la Circolare Mef n. 22/2015 ha chiarito che, “per ragioni di certezza giuridica … deve ricollegarsi esclusivamente alla sussistenza di puntuali contestazioni stragiudiziali o di specifico contenzioso in sede giudiziaria”.Anche i debiti sospesi per adempimenti normativi non sono computati nel calcolo (ad esempio, fatture i cui tempi di pagamento sono sospesi in quanto il Durc del fornitore è in elaborazione da parte di Inps, fatture che a seguito dei “controlli Equitalia” l’Ente deve attendere risposta dall’Agenzia delle Entrate).

In sostanza, si applica dell’art. 1218 del Cc. secondo il quale il debitore è responsabile del ritardo nell’adempimento “se non prova che l’inadempimento o il ritardo è stato determinato da impossibilità della prestazione derivante da causa a lui non imputabile”.

In merito ai requisiti di certezza, liquidità e esigibilità del debito, si rammenta che un debito si definisce “certo” qualora sia afferente ad una obbligazione giuridicamente perfezionata per la quale sia stato assunto il relativo impegno di spesa registrato sulle scritture contabili ovvero, per gli Enti che non utilizzano la contabilità finanziaria, siano state effettuate le relative registrazioni contabili. Pertanto, non ricorre il requisito di certezza del debito in assenza di contratto perfezionato e di impegno di spesa, regolarmente registrati sulle proprie scritture contabili. Non sono quindi definibili certe le somme relative a debiti fuori bilancio dell’Ente.

Il secondo requisito è quello della liquidità. Tale requisito è soddisfatto dalla quantificazione dell’esatto ammontare del credito ed è da ricondursi agli elementi del titolo giuridico relativo.

Il terzo requisito è quello dell’esigibilità, da valutarsi al momento del riscontro da parte dell’Ente. L’esigibilità consiste nell’assenza di fattori impeditivi al pagamento del credito, quali l’eccezione di inadempimento, l’esistenza di un termine o di una condizione sospensiva.

di Cesare Ciabatti


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