“Covid-19”: che tipo di dichiarazione e di fattura devono rilasciare i Professionisti che non vogliono subire la ritenuta?

“Covid-19”: che tipo di dichiarazione e di fattura devono rilasciare i Professionisti che non vogliono subire la ritenuta?

Il testo del quesito:

Un lavoratore autonomo mi ha accennato che vorrebbe emettere fattura elettronica senza l’applicazione della ritenuta d’acconto, come previsto dalle agevolazioni del Decreto del Governo in virtù dell’emergenza Covid-19. Abbiamo specificato al lavoratore che ci deve far pervenire via Pec una sua autocertificazione ove dichiara che usufruisce dell’agevolazione non applicando la ritenuta e che si assumerà l’onere del versamento della ritenuta alla scadenza prevista dal Governo. Diversamente abbiamo riferito che rifiuteremo la fattura elettronica.

A tal proposito, poniamo i seguenti quesiti:

  1. Esiste un fac-simile di autocertificazione ? Il lavoratore autonomo anticiperà via mail ordinaria l’autocertificazione. Vorremmo poter verificare che inserisca i corretti riferimenti alle norme ed ai Decreti-legge vigenti.
  2. L’agevolazione riguarda anche l’Iva? L’Iva ‘split’ deve o non deve essere applicata in fattura elettronica ? Se non deve essere applicata a quale tipologia natura operazione deve essere collegato il compenso fatturato ? Se non viene applicata l’Iva devo essere applicato il bollo virtuale ?”.

La risposta dei ns. esperti.

I Professionisti sono esonerati da “split payment” in via generale, quindi la fattura dovrà riportare l’Iva (e dunque non sarà soggetta ad Imposta di bollo).

Tutto ciò a meno che il Professionista non rientri nel regime dei c.d. “forfettari”, da indicare in fattura. In tal caso, la fattura non riporterebbe, né Iva, né ritenuta (ma non è questo il caso, dal momento che il soggetto in questione vuol beneficiare dell’esonero da ritenuta previsto dalle norme sul “Covid-19”, per cui se fosse in regime forfettario non si sarebbe nemmeno posto il problema).

Ciò premesso, la norma di riferimento per l’agevolazione è l’art. 19 del Dl. n. 23/2020, norma che, abrogando il comma 7 dell’art. 62 del Dl. n. 18/2020, prevede che per i soggetti che hanno il domicilio fiscale, la sede legale o la sede operativa nel territorio dello Stato con ricavi o compensi non superiori a Euro 400.000 nel periodo di imposta precedente a quello in corso alla data del 17 marzo 2020, i ricavi e i compensi percepiti nel periodo compreso tra il 17 marzo 2020 e il 31 maggio 2020 non sono assoggettati alle ritenute d’acconto di cui agli art. 25 e 25-bis del Dpr. n. 600/73 (ritenute su redditi di lavoro autonomo e provvigioni), da parte del sostituto d’imposta, a condizione che nel mese precedente non abbiano sostenuto spese per prestazioni di lavoro dipendente o assimilato.

I contribuenti che si avvalgono della presente opzione rilasciano un’apposita dichiarazione dalla quale risulti che i ricavi e compensi non sono soggetti a ritenuta ai sensi della citata disposizione e provvedono a versare l’ammontare delle ritenute d’acconto non operate dal sostituto in un’unica soluzione entro il 31 luglio 2020 o mediante rateizzazione fino a un massimo di 5 rate mensili di pari importo a decorrere dal mese di luglio 2020, senza applicazione di sanzioni e interessi.

La Circolare Entrate n. 8/2020 si è limitata a chiarire che nella Sezione “DettaglioLinee”della fattura non va valorizzata con “SI” la voce “Ritenuta” e, conseguentemente, non va compilato il blocco “DatiRitenuta”. E’ necessario indicare nella “Causale” della fattura la dicitura “Si richiede la non applicazione della ritenuta alla fonte a titolo d’acconto ai sensi art. 19 del Dl. n. 23/2020”.

In ragione di quanto sopra, riteniamo sufficiente che nella certificazione di accompagnamento, di cui non esiste un fac-simile ad hoc, il Professionista dichiari quanto segue:

I ricavi e compensi indicati nella mia fattura n…. del ….. non sono soggetti a ritenuta ai sensi dell’art. 19 del Dl. n. 23/2020, provvederò io stesso a versare l’ammontare delle ritenute d’acconto non operate da codesto Ente in qualità di sostituto d’imposta”.

di Francesco Vegni


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