Covid, tornare a salutarsi dando la mano? Esperti divisi

Covid, tornare a salutarsi dando la mano? Esperti divisi

Tornare a salutarsi dando la mano? Gli esperti sono divisi. A dire basta a pugni e gomiti Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova, rilancia la possibilità di tornare a salutarsi con la stretta di mano. “Io la mano la stringo e la do da 3 mesi, quindi spero e mi auguro che altri possano tornare a farlo. Basta pugni e gomiti” che per tutta la pandemia di Covid ci hanno costretto a una distanza dall’altro. “Vedo che il presidente Draghi qualche volta dà la mano e qualche volta il pugno, ma potrebbe riprendere il normale saluto che conosciamo, simbolo di contatto, fraternità e uguaglianza”, ha detto all’Adnkronos Bassetti. “C’è un grosso paradosso”, osserva: “Non diamo la mano, ma facciamo cose ben peggiori. Cerchiamo di tornare alla stretta di mano o all’abbraccio”. 

“E’ ancora presto” per pensare di tornare a salutarci stringendoci la mano, “vediamo come va la situazione”, ha detto invece all’Adnkronos Salute il presidente dell’Istituto superiore di sanità (Iss), Silvio Brusaferro, oggi a Roma a margine della presentazione del volume ‘I numeri del cancro in Italia 20210’, illustrato all’Iss e promosso dall’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom), rispondendo alla domanda se è già possibile abbandonare il pugno o il gomito per salutarci e tornare alla stretta di mano. 

“Oggi il saluto con il pugno o il non abbracciarsi sono un repertorio comportamentale che non può giustificarsi nel tempo del Green pass, perché la vaccinazione ha, evidentemente, trasformato la situazione che aveva generato quelle misure di cautela sociale. Da immunologo considero vincente non il saluto a dorso di mano ma magari un vaccino in più con stretta di mano in senso stretto, anche nel senso figurato di complimentarsi con il neovaccinato per aver fatto la scelta più giusta e più saggia, fuori da ogni paranoia”. Ad affermarlo all’Adnkronos Salute l’immunologo Mauro Minelli, responsabile per il Sud-Italia della Fondazione per la Medicina Personalizzata. 

“In tempo pieno di vaccinazione, non credo sia proficuo per la stabilità mentale soprattutto degli indecisi ritornare ad evocare mascherine iperfiltranti come rimedio di sicurezza. E’ – rimarca Minelli – a mio avviso, quel che ci vuole per ridare voce a chi punta proprio sulla confusione per ridare vigore alla rissa. Che ora più che mai, andrebbe evitata. A rischio, tuttavia, di essere smentito tra qualche istante da altri pareri di segno contrario ritengo che sia irragionevole pensare di dover costringere la popolazione a misure di protezione che avevano senso in piena emergenza ma che oggi, dopo aver liberalizzato gli accessi in discoteca, allo stadio e al cinema – conclude – rischiano di apparire non solo anacronistici ma del tutto inutili”. 


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