“Decreto Salva Roma”: convertito in Legge il Dl. n. 16/14, con disposizioni urgenti in materia di finanza locale

E’ stata pubblicato sulla G.U. n. 102 del 5 maggio 2014, la Legge 2 maggio 2014, n. 68, di conversione del Decreto legge 6 marzo 2014, n. 16, recante “Disposizioni urgenti in materia di finanza locale, nonché misure volte a garantire al funzionalità dei servizi svolti nelle istituzioni scolastiche ”, con modifiche in vigore dallo stesso 5 maggio 2014.

Il Decreto vara numerose disposizioni in materia di finanza locale. Per i tributi locali, la Legge di conversione è intervenuta modificando nuovamente diverse disposizioni relative a Tari/Tasi introdotte dalla “Legge di stabilità 2014”. Sono state inoltre apportate ulteriori modifiche alle norme relative agli Enti in difficoltà finanziaria e per Roma Capitale. Inoltre, è stato posticipato al 31 luglio 2014 il termine per l’approvazione del bilancio annuale di previsione degli Enti Locali per l’esercizio 2014 e, al prossimo 31 maggio, il termine per aderire alla definizione agevolata delle somme iscritte a ruolo. Il “Fondo svalutazione crediti” per il 2014 non potrà essereinferiore al 20% dei residui attivi, di cui al Titolo I e al Titolo III dell’entrata, aventi anzianità superiore a 5 anni.

A seguire, segnaliamo le numerose disposizioni che rilevano per gli Enti territoriali, segnalando le modificazioni apportate dalla Legge di conversione n. 68/14 in commento.

Art. 1 – Disposizioni in materia di Tari e Tasi

Il comma 1, lett. a), del Decreto-legge n. 16/14 ha modificato l’art. 1, comma 667, della “Legge di stabilità 2014”, prevedendo che i Comuni possono superare, per l’anno 2014, i limiti di imposizione Tasi nella misura massima dello 0,8 per mille, a condizione che le maggiori risorse siano destinate al finanziamento di detrazioni ed altri provvedimenti agevolativi per le abitazioni principali e per gli immobili ad esse equiparate dalla normativa Imu, tali da generare effetti sul carico di Imposta Tasi equivalenti a quelli determinatisi con riferimento all’Imu per tale tipologia di immobili, tenendo conto di quanto previsto dall’art. 13, del Dl. n. 201/11.

Con la lett. b) è stato disposto che la Tasi potrà essere versata tramite Modello “F24” ovvero con apposito bollettino postale. Quindi, è stata preclusa la possibilità, per il contribuente, di versare il Tributo con le altre modalità di pagamento offerte dai Servizi elettronici di incasso e di pagamento interbancari e postali.

Per quanto riguarda la Tari, sia Tributo che Corrispettiva, la Legge di conversione ha aggiunto, alle modalità di pagamento previgenti, il bollettino postale; pertanto, la Tariffa può essere versata mediante Modello “F24”, bollettino postale e altre modalità di pagamento offerte dai Servizi elettronici di incasso e di pagamento interbancari e postali.

La Legge di conversione n. 68/14 in commento ha inoltre apportato novità in merito alle rate di versamento Tasi. Il Comune non potrà più definire le scadenze di versamento e il numero delle rate Tasi, stabilite tassativamente in 2, scadenti il 16 giugno e il 16 dicembre di ciascun anno. La prima rata dovrà essere versata sulla base dell’aliquota e delle detrazioni stabilite per i 12 mesi dell’anno precedente, mentre il versamento della rata a saldo dovrà essere eseguito sulla base delle Deliberazioni degli Enti Locali pubblicati nel “Portale del Federalismo fiscale” entro il 28 ottobre di ciascun anno, le quali dovranno essere inviate al Mef entro il precedente 21 ottobre. L’efficacia delle Delibere di approvazione delle aliquote decorre dalla data di pubblicazione nel predetto sito informatico. I Comuni sono tenuti ad inserire, all’interno del “Portale”, gli elementi risultanti dalle Delibere inviate.

Per l’anno 2014, per gli immobili non adibiti ad abitazione principale, la prima rata Tasi è versata sulla base dell’aliquota deliberata entro il 23 maggio 2014 o, in alternativa, dell’aliquota base di cui all’art. 1, comma 676, della Legge n. 147/13. Il conguaglio 2014 è effettuato sulla base delle disposizioni ordinarie sopra indicate.

Per le abitazioni principali, limitatamente all’anno 2014, la Tasi è versata in un’unica soluzione entro il 16 dicembre 2014, salvo il caso in cui l’Ente abbia approvato e pubblicato entro il 31 maggio la Delibera di determinazione delle aliquote, contenente anche le modalità di versamento. Ai fini di quanto sopra riportato il Comune è tenuto ad effettuare l’invio dei Regolamenti e delle Delibere entro il 23 maggio 2014, mediante inserimento dell’atto nell’apposita Sezione del sito informatico.

Con la lett. c) è stato modificato il comma 691, della “Legge di stabilità 2014”, stabilendo che la riscossione della Tari, sia Tributo che Corrispettiva, possa essere ora affidata, fino alla scadenza del relativo contratto in essere, ai soggetti che al 31 dicembre 2013 avevano in affidamento il “Servizio di gestione dei rifiuti” o il “Servizio di accertamento e riscossione Tares”.

La lett. c-bis), inserita con la Legge di conversione, ha stabilito, mediante l’introduzione dell’art. 1, comma 728, della Legge n. 147/13, che l’Imu dovuta per gli immobili in multiproprietà è dovuta dal soggetto che amministra il bene, il quale è autorizzato a prelevare l’importo necessario al pagamento Imu dalle disponibilità finanziarie comuni.

Con la lett. d) è stato innalzato da Euro 500 milioni ad Euro 625 milioni il contributo attribuito ai Comuni, senza più la necessità di vincolare l’entrata al finanziamento di detrazioni Tasi sull’abitazione principale e immobili assimilati; ai fini della determinazione della quota spettante ad ogni Comune, il Mef dovrà tener conto dei gettiti standard ed effettivi Imu e Tasi. Non è più previsto il termine del 28 febbraio 2014 per l’adozione del Decreto Mef di riparto dei fondi tra i vari Enti.

Il comma 1-bis ha disposto che sono valide le Delibere di istituzione o di variazione dell’Addizionale comunale Irpef approvate entro i termini di legge e comunicate entro il 31 dicembre 2013.

Il comma 3 esenta da Tasi gli immobili posseduti dallo Stato, nonché gli immobili, posseduti nel proprio territorio, delle Regioni, delle Province, dei Comuni, delle Comunità montane, dei Consorzi fra gli Enti citati e degli Enti del Ssn., destinati esclusivamente a compiti istituzionali. La Legge n. 68/14 ha esentato da Tasi i rifugi alpini, i punti d’appoggio e i bivacchi.

Anche in materia Tasi, sono state riproposte le esenzioni di cui all’art. 7, del Dlgs. n. 504/92, già previste per l’Imu dall’art. 9, comma 8, del Dlgs. n. 23/11, tranne l’esenzione prevista per i terreni agricoli per i territori montani, in quanto i terreni agricoli sono stati esclusi dal campo di applicazione della Tasi. Restano ferme, in materia di requisiti per accedere all’esenzione Imu da parte degli immobili di proprietà di Enti non commerciali, le disposizioni previste dall’art. 91-bis, del Dl. n. 1/12.

Il comma 4 ha esteso le procedure di rimborso e di correzione degli errati versamenti di cui all’art. 1, commi da 722 a 727, della Legge n. 147/13, previste inizialmente soltanto per l’Imu, a tutti i Tributi locali. Un Decreto Mef, di concerto con il Ministero dell’Interno, stabilirà le modalità applicative delle disposizioni citate a tutti i Tributi locali.

Art. 2 – Ulteriori modificazioni alla Legge 27 dicembre 2013, n. 147

Con il comma 1, lett. a) e b), dell’art. 2, sono state apportate importanti modifiche alla “Legge di stabilità 2014”. Il Legislatore, infatti, all’art. 1 della Legge n. 147/13, ha introdotto il comma 568-bis e il 568-ter ed ha modificato i termini del comma 569.

Nello specifico, il comma 568-bis prevede che le Pubbliche Amministrazioni locali indicate nell’Elenco di cui all’art. 1, comma 3, della Legge n. 196/09, e le Società da esse controllate, in modo diretto o indiretto, in conformità peraltro all’indirizzo del Governo espresso nelle disposizioni del “Decreto Irpef 2014”, intervenuto sul “Gruppo pubblico locale” e finalizzato alla razionalizzazione della spesa complessiva ed a favorire l’estinzione dei debiti delle Pubbliche Amministrazioni, hanno la possibilità di procedere alla dismissione di partecipazioni beneficiando di significative agevolazioni fiscali e procedurali.

In particolare, vengono delineati 2 percorsi alternativi di dismissione ovvero lo scioglimento delle Società o l’alienazione delle partecipazioni.

Nel primo caso, “…se lo scioglimento è in corso ovvero è deliberato non oltre 12 mesi dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, gli atti e le operazioni posti in essere in favore di Pubbliche Amministrazioni in seguito allo scioglimento della Società sono esenti da imposizione fiscale, incluse le Imposte sui redditi e l’Imposta regionale sulle attività produttive, ad eccezione dell’Imposta sul valore aggiunto. Le Imposte di registro, ipotecarie e catastali si applicano in misura fissa”. In questa prima ipotesi, i dipendenti in forza alla data di entrata in vigore della suddetta disposizione sono ammessi di diritto alle procedure di mobilità introdotte dai commi da 563 a 568 del citato art. 1 e, “ove lo scioglimento riguardi una Società controllata indirettamente, le plusvalenze realizzate in capo alla Società controllante non concorrono alla formazione del reddito e del valore della produzione netta e le minusvalenze sono deducibili nell’esercizio in cui sono realizzate e nei 4 successivi”.

La seconda opzione consiste invece nell’alienazione delle partecipazioni detenute alla data di entrata in vigore della disposizione in esame e nella contestuale assegnazione del Servizio per 5 anni a decorrere dal 1° gennaio 2014, a condizione che questa avvenga con procedura a evidenza pubblica deliberata non oltre 12 mesi ovvero sia in corso alla data di entrata in vigore del “Decreto Salva Roma”.

I benefici connessi a tale scelta si traducono essenzialmente in un risparmio di imposta derivante dalla non concorrenza delle plusvalenze alla formazione del reddito e del valore della produzione netta e dalla deducibilità delle minusvalenze nell’esercizio in cui sono realizzate e nei 4 successivi.

A fronte di detta opzione infine, nel caso si tratti di Società mista, è riconosciuto al socio privato detentore di una quota di almeno il 30% alla data di entrata in vigore della presente disposizione, il diritto di prelazione.

Il comma 568-ter a sua volta introduce un meccanismo di “salvaguardia” per il personale in esubero delle Società ai sensi del comma 563 il quale, in applicazione dell’istituto della mobilità tra partecipate disciplinato dai commi da 565 a 568, risulti privo di occupazione. In questa circostanza, il personale assume “titolo di precedenza, a parità di requisiti, per l’impiego nell’ambito di missioni afferenti a contratti di somministrazione di lavoro stipulati, per esigenze temporanee o straordinarie, proprie o di loro enti strumentali, dalle stesse pubbliche amministrazioni”.

Per quanto concerne infine il comma 569 del citato art. 1 della “Legge di stabilità 2014”, che ha prorogato di 4 mesi i termini dell’art. 3, comma 29, della Legge n. 244/07 per l’alienazione delle partecipazioni, diverse da quelle detenute in Società che erogano servizi di interesse generale e quindi pubblici locali, che a seguito di ricognizione effettuata dagli Organi di indirizzo degli Enti Locali risultano non necessarie per il perseguimento delle proprie finalità istituzionali, il “Decreto Salva Roma” è intervenuto portando a 12 i mesi entro i quali è possibile procedere all’anzidetta alienazione.

Alla luce di ciò, gli Enti Locali potranno ora usufruire della “moratoria” deliberando entro il 31 dicembre 2014 anziché entro il 30 aprile 2014.

In sede di conversione è stato modificato il termine della proroga, di cui alla lett. c), entro il quale i contribuenti possono aderire alla “definizione agevolata” delle somme iscritte a ruolo. Infatti, il termine in questione, già prorogato al 31 marzo 2014, è stato ulteriormente procrastinato al 31 maggio 2014.

Sempre in sede di conversione sono state introdotte le lett. c-bis) e c-ter), le quali hanno apportato ulteriori modifiche ad alcuni termini previsti nella “Legge di stabilità 2014”. In particolare, la lett. c-bis) ha modificato il termine di cui al comma 621, mentre la lett. c-ter) ha modificato il termine di cui al comma 622, inerenti il pagamento dei ruoli affidati in riscossione. Le citate norme della “Legge di stabilità 2014” fanno riferimento alla possibilità, concessa ai debitori per ruoli emessi da Uffici statali, Agenzie fiscali, Regioni, Province e Comuni, di estinguere l’obbligazione attraverso il pagamento dell’importo iscritto a ruolo originariamente, senza il pagamento degli interessi per ritardata iscrizione a ruolo e degli interessi di mora. Ai sensi del comma 621, l’Agente della riscossione che, per effetto del pagamento, è discaricato dell’importo residuo del ruolo, è obbligato ad inviare all’Ente creditore entro il 31 ottobre 2014 (e non più entro il 30 giugno 2014) l’elenco dei debitori che hanno optato per il citato beneficio, al fine dell’aggiornamento delle scritture patrimoniali. Lo stesso Agente della riscossione, ai sensi del comma 622, come modificato dalla Legge di conversione in commento, invia entro il 31 ottobre (e non entro il 30 giugno) per posta ordinaria l’avviso di avvenuta estinzione del debito al contribuente.

La Legge di conversione n. 68/14 ha modificato anche il termine di cui alla lett. d), che adeguava il periodo di sospensione della riscossione dei predetti crediti erariali, prorogando il termine ultimo dal 15 marzo 2014 al 15 giugno 2014 (e non più 15 aprile 2014).

La lett. d-bis) ha disposto che l’utilizzo delle superfici catastali per il calcolo Tari decorre dal 1° gennaio successivo alla data di emanazione del Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate, che attesta la completa attuazione delle procedure di riallineamento delle banche-dati catastali previste dall’art. 1, comma 647, della Legge n. 147/13.

La lett. e), completamente riformata dalla Legge di conversione, ha riconosciuto ai Comuni la possibilità di disporre in via regolamentare riduzioni della quota variabile del Tributo proporzionali alle quantità di rifiuti speciali assimilati che il produttore dimostra di aver avviato al riciclo, direttamente o tramite soggetti autorizzati. Con lo stesso Regolamento, l’Ente individua le aree di produzione di rifiuti speciali non assimilabili e i magazzini di materie prime e di merci funzionalmente ed esclusivamente collegati all’esercizio di dette attività produttive, ai quali si estende il divieto di assimilazione. Al conferimento, al “Servizio pubblico di raccolta dei rifiuti urbani, di rifiuti speciali non assimilati” si applicano le sanzioni previste dall’art. 256, comma 2, del Dlgs. n. 152/06, in assenza di convenzione con il Comune o con l’Ente gestore del Servizio.

La lett. e-bis), introdotta in sede di conversione del Dl. n. 16/14, ha disposto, al fine di semplificare l’individuazione dei coefficienti relativi alla graduazione delle tariffe, che il Comune può prevedere, limitatamente agli anni 2014 e 2015, l’adozione dei coefficienti di cui alle Tabelle 2, 3a, 3b, 4a e 4b, dell’Allegato 1, al Dpr. n. 158/99, inferiori ai minimi o superiori ai massimi ivi indicati del 50%, e può altresì non considerare i coefficienti di cui alle Tabelle 1a e 1b, del medesimo Allegato 1.

Il comma e-ter) ha disposto, mediante la rimodulazione dell’art. 1, comma 660, della Legge n. 147/13, che il Comune può deliberare ulteriori riduzioni ed esenzioni Tari rispetto a quelle previste dall’art. 1, comma 659, lett. da a) ad e), della Legge n. 147/13, la cui copertura deve essere assicurata mediante risorse derivanti dalla fiscalità generale dell’Ente.

Il comma e-quater) ha abrogato l’art. 1, comma 661, della Legge n. 147/13, il quale prevedeva che la Tari non è dovuta in relazione alle quantità di rifiuti assimilati che il produttore dimostri di aver avviato al recupero.

La lett. f) ha sostituito il comma 669 della “Legge di stabilità 2014”, escludendo dal campo di applicazione Tasi le aree scoperte ed i terreni agricoli; conseguentemente, la lett. g) ha abrogato il comma 670 che disponeva l’esclusione da Tasi delle aree scoperte non operative e le aree comuni condominiali.

La lett. h) ha abrogato il comma 679, lett. f), della “Legge di stabilità 2014”, escludendo la possibilità, per i Comuni, di prevedere riduzioni ed esenzioni nel caso di superfici soggette eccedenti il normale rapporto tra produzione di rifiuti e superficie stessa.

In sede di conversione è stato introdotto il comma 1-bis, che ha disposto l’abrogazione dell’art. 1, comma 12-bis, del Dl. n. 133/13, già introdotto in sede di conversione dalla Legge n. 5/14, il quale disponeva l’inapplicabilità di sanzioni ed interessi nel caso di insufficiente versamento della seconda rata Imu di cui all’art. 13, del Dl. n. 201/11, dovuta per il 2013, qualora venisse versata la differenza entro il 24 gennaio 2014.

Art. 2-bis – Bilancio di previsione

La Legge di conversione ha introdotto l’art. 2-bis in questione, che differisce al 31 luglio 2014 il termine per l’approvazione del bilancio annuale di previsione degli Enti Locali per l’esercizio 2014, di cui all’art. 151 del Tuel.

Art. 3 – Disposizioni per gli Enti Locali in difficoltà finanziarie

Il comma 1 ha integrato l’art. 243-quater, del Tuel, recante la disciplina inerente esame del “Piano di riequilibrio finanziario pluriennale” e al controllo sulla relativa attuazione, disponendo, al comma 5, che le procedure esecutive intraprese nei confronti dell’Ente sono sospese fino alla scadenza del termine di 30 giorni previsto per procedere all’impugnazione della Delibera di approvazione o di diniego del “Piano pluriennale di riequilibrio”. Nel caso di presentazione del ricorso, le stesse procedure sono sospese sino alla relativa decisione.

Il comma 2 aveva modificato l’art. 1, della Legge n. 147/13, introducendovi il comma 573-bis, che disponeva la possibilità di riproporre un nuovo “Piano di riequilibrio finanziario” per gli Enti Locali per i quali la competente Sezione regionale della Corte dei conti avesse deliberato il diniego nel corso del 2013.

In sede di conversione, il comma 2 in questione è stato modificato. La norma novellata ha disposto la modifica del comma 573, nonché l’introduzione dei commi 573-bis e 573-ter, della “Legge di stabilità 2014”, statuendo:

–       (comma 573) che, per l’esercizio 2014 gli Enti Locali il cui Consiglio abbia negato l’approvazione del “Piano pluriennale di riequilibrio”, previsto ai sensi dell’art. 243-quater, comma 7, del Tuel, i quali non abbiano dichiarato il dissesto finanziario, ai sensi dell’art. 246 del medesimo Tuel, possono riproporre, entro il 3 settembre[1], qualora nell’ultimo rendiconto approvato sia certificato che l’Ente non si trova nella condizione di deficitarietà strutturale di cui all’art. 242 del Tuel, secondo i parametri indicati con Dm. Interno 18 febbraio 2013. In origine, la norma prevedeva che gli Enti potessero riproporre il Piano in parola qualora dimostrassero dinanzi alla competente Sezione regionale di controllo della Corte dei conti un miglioramento della condizione di Ente strutturalmente deficitario, ai sensi del richiamato art. 242 del Tuel, secondo i parametri richiamati. Si conferma anche l’esclusione dall’applicazione del termine sospensivo di cui all’art. 243-bis, comma 3, del Tuel, in pendenza del termine di 120 giorni;

–       (comma 573-bis) che, per l’esercizio 2014, gli Enti Locali per i quali la competente Sezione regionale della Corte dei conti abbia deliberato il diniego del “Piano di riequilibrio finanziario” approvato dal Consiglio dell’Ente nell’anno 2013, possono riproporre, entro il 3 settembre prossimo, un nuovo “Piano di riequilibrio finanziario” previa Deliberazione consiliare. Tale facoltà è subordinata all’avvenuto conseguimento di un miglioramento, inteso come aumento dell’avanzo di amministrazione e come diminuzione del disavanzo di amministrazione, registrato nell’ultimo rendiconto approvato. La norma dispone, nelle more della presentazione del nuovo “Piano di riequilibrio” e sino alla conclusione della relativa procedura, l’inapplicabilità dell’art. 243-quater, comma 7, del Tuel, che prevede l’adozione della procedura di cui all’art. 6, comma 2, del Dlgs. n. 149/11, inerente all’assegnazione da parte del Prefetto all’Ente di un termine non superiore a 20 giorni per la deliberazione del dissesto,

–       (comma 573-ter), che, nelle more del termine di 120 giorni previsto ai precedenti commi 573 e 573-bis per la presentazione del nuovo “Piano di riequilibrio” e sino alla conclusione della relativa procedura, le procedure esecutive intraprese nei confronti dell’Ente sono sospese.

Il comma 3 ha poi modificato l’art. 243-bis, comma 1, del Tuel, disponendo alla lett. a) che la “procedura di riequilibrio finanziario pluriennale” non potrà essere avviata qualora sia decorso il termine, assegnato dal Prefetto con lettera notificata ai singoli consiglieri dell’Ente, per la Deliberazione del dissesto ex art. 6, comma 2, del Dlgs. n. 149/11.

Alla lett. b), come introdotta in sede di conversione, dopo il comma 9, del medesimo art. 243-bis, è aggiunto il comma 9-bis, secondo cui, in deroga al comma 8, lett. g), e al comma 9, lett. d), dello stesso art. 243-bis, e in deroga all’art. 243-ter, i Comuni che fanno ricorso alla “procedura di riequilibrio finanziario pluriennale” potranno contrarre mutui, oltre i limiti di cui all’art. 204, comma 1 del Tuel, necessari alla copertura di spese di investimento relative a progetti e interventi che garantiscano l’ottenimento di risparmi di gestione funzionali al raggiungimento degli obiettivi fissati nel “Piano di riequilibrio finanziario pluriennale”, per un importo non superiore alle quote di capitale dei mutui e dei prestiti obbligazionari precedentemente contratti ed emessi, rimborsate nell’esercizio precedente.

La Legge di conversione n. 68/14 ha introdotto il comma 3-bis, il quale modifica il termine per l’approvazione del “Piano pluriennale di riequilibrio” di cui all’art. 243-bis, comma 5, del Tuel, portandolo da 60 a 90 giorni a decorrere dalla data di Deliberazione consiliare della “procedura di riequilibrio finanziario pluriennale” di cui al medesimo art. 243-bis.

Il comma 3-ter, anch’esso introdotto in sede di conversione, ha modificato l’art. 243-quater, integrandolo con i commi 7-bis e 7-ter. Il comma 7-bis prevede che, durante l’attuazione del “Piano finanziario pluriennale” approvato dovesse emergere in sede di monitoraggio un grado di raggiungimento degli obiettivi intermedi superiore rispetto a quello previsto, l’Ente potrà proporre una rimodulazione del Piano stesso, anche in termini di riduzione della durata del Piano medesimo. Tale proposta deve essere presentata alla competente Sezione regionale di controllo della Corte dei conti, corredata del parere positivo dell’Organo di revisione. Il comma 7-ter, dispone che, qualora l’esame della proposta di rimodulazione del Piano e la procedura di approvazione prevista ai commi da 3 a 5 del medesimo art. 243-quater abbia esito positivo, l’Ente provvede a rimodulare il “Piano di riequilibrio” approvato, in funzione della minore durata dello stesso.

Il comma 3-quater, integra il Tuel, introducendo il nuovo art. 243-quinquies, rubricato “Pagamento di debiti”. La norma novellata dispone che, al fine di dare impulso all’economia, le risorse provenienti dal “Fondo di rotazione” di cui all’art. 243-ter, del Tuel, saranno destinate esclusivamente al pagamento dei debiti presenti nel “Piano di riequilibrio finanziario pluriennale” di cui all’art. 243-bis, e su tali risorse non possono essere operati atti di sequestro o di pignoramento.

Il comma 4 modifica l’art. 259, del Tuel, introducendo il comma 1-ter, il quale dispone una deroga alle norme vigenti. Infatti, nei Comuni con popolazione superiore a 20.000 abitanti, qualora il riequilibrio del bilancio sia significativamente condizionato dall’esito delle misure di riduzione del 20% dei costi dei servizi, nonché dalla razionalizzazione di tutti gli Organismi e Società partecipati, l’equilibrio potrà essere raggiunto, in deroga alle norme vigenti, entro l’esercizio in cui si completa la riorganizzazione dei Servizi comunali e la razionalizzazione di tutti gli Organismi partecipati, e comunque entro 3 anni compreso quello in cui è stato deliberato il dissesto.

Fino al raggiungimento dell’equilibrio, e per i 3 esercizi successivi, l’Organo di revisione dovrà trasmettere al Ministero dell’Interno una relazione sull’efficacia delle misure adottate e sugli obiettivi raggiunti nell’esercizio.

La Legge di conversione n. 68/14 ha introdotto il comma 4-bis, secondo il quale, ai fini dell’attuazione dei “Piani di riequilibrio pluriennale” di cui all’art. 243-quater, commi 1 e 3, del Tuel, e del “Piano triennale per la riduzione del disavanzo e per il riequilibrio strutturale di bilancio” di cui all’art. 16, comma 2, del Dl. n. 16/14 in commento, le Società controllate dagli Enti Locali interessati applicheranno le disposizioni di cui all’art. 1, comma 563 della “Legge di stabilità 2014” inerenti la mobilità del personale.

Art. 3-bis – “Fondo svalutazione crediti

La norma in questione, introdotta in sede di conversione, dispone che, per l’anno 2014, il “Fondo svalutazione crediti” di cui all’art. 6, comma 17, del Dl. n. 95/12, non può essere inferiore al 20% dei residui attivi, di cui al Titolo I e al Titolo III dell’entrata aventi anzianità superiore a 5 anni.

Art. 4 – Misure conseguenti al mancato rispetto di vincoli finanziari posti alla Contrattazione integrativa e all’utilizzo dei relativi fondi

Le Regioni e gli Enti Locali che non hanno rispettato i vincoli finanziari posti alla Contrattazione collettiva integrativa sono obbligati a recuperare integralmente le somme indebitamente erogate sia al personale dirigenziale che non dirigenziale. Il recupero in questione deve essere effettuato a valere sulle risorse finanziarie destinate alla Contrattazione integrativa, mediante il graduale riassorbimento delle stesse somme indebitamente erogate, con quote annuali e per un numero massimo di annualità corrispondente a quelle in cui si è verificato il superamento di tali vincoli.

In tali casi le Regioni adottano misure di contenimento della spesa per il personale, ulteriori rispetto a quelle già previste dalla vigente normativa, attraverso l’attuazione di Piani di riorganizzazione finalizzati alla razionalizzazione e allo snellimento delle strutture burocratico-amministrative, anche mediante accorpamento di uffici con la contestuale riduzione delle dotazioni organiche del personale dirigenziale in misura non inferiore al 20%, e della spesa complessiva del personale non dirigenziale, in misura non inferiore al 10%.

Gli Enti Locali che non hanno rispettato i vincoli finanziari posti alla Contrattazione collettiva integrativa devono adottare le misure di razionalizzazione organizzativa, garantendo in ogni caso la riduzione delle dotazioni organiche entro i parametri definiti con Dm. Interno, sulle medie triennali per classi demografiche delle risorse di parte corrente e della dotazioni organiche, emanato ai sensi dell’art. 263, comma 2, del Tuel.

Alle unità di personale che dall’applicazione della norma in commento risulteranno in soprannumero, si applicherà la disciplina di cui all’art. 2, commi 11 e 12, del Dl. n. 95/12 convertito con Legge n. 135/12.

Le cessazioni dal servizio che conseguiranno dall’applicazione delle misura di razionalizzazione non possono essere calcolate come risparmio utile per definire l’ammontare delle disponibilità finanziarie da destinare alle assunzioni o il numero delle unità sostituibili in relazione alle limitazioni del turn over.

Le Regioni e gli Enti Locali devono trasmettere alla Funzione pubblica, al Mef-RgS e al Ministero dell’Interno, entro il 31 maggio di ciascun anno, una relazione illustrativa ed una relazione tecnico-finanziaria che, con riferimento al mancato rispetto dei vincoli finanziari, diano conto dell’adozione dei Piani obbligatori di riorganizzazione e delle specifiche misure previste dai medesimi per il contenimento della spesa per il personale.

Il comma 2 dispone che le Regioni e gli Enti Locali che non hanno rispettato i vincoli finanziari posti alla Contrattazione collettiva integrativa che abbiano rispettato il Patto di stabilità interno, potranno compensare le somme indebitamente erogate da recuperare anche attraverso l’utilizzo dei risparmi effettivamente derivanti dalle misure di razionalizzazione organizzativa nonché di quelli derivanti dall’attuazione di “Piani triennali di razionalizzazione” di cui all’art. 16, commi 4 e 5, del Dl. n. 98/11, convertito con Legge n. 111/11.

Il comma 3, integralmente sostituito in sede di conversione, prevede che – fermo restando l’obbligo di recupero delle somme indebitamente erogate – le disposizioni di cui all’art. 40, comma 3-quinquies, quinto periodo, del Dlgs. n. 165/01, inerente la nullità delle clausole che violano i limiti ed i vincoli imposti dalla Contrattazione collettiva, non si applicano agli atti di costituzione ed utilizzo dei fondi per la Contrattazione decentrata adottati anteriormente ai termini di adeguamento previsti dall’art. 65, del Dlgs. n. 150/09 (31 dicembre 2011 per i contratti degli Enti Locali in essere alla data del 15 novembre 2009) che non hanno comportato il riconoscimento giudiziale della responsabilità erariale, qualora adottati da Regioni e Enti Locali che hanno rispettato il Patto di stabilità interno, la vigente disciplina in materia di spese e assunzioni di personale, nonché le disposizioni di cui all’art. 9, commi 1, 2-bis, 21 e 28 del Dl. n. 78/10 convertito con Legge n. 122/10 (relative rispettivamente al trattamento economico complessivo dei singoli dipendenti, al limite delle risorse destinate annualmente al trattamento accessorio del personale, al blocco delle progressioni di carriera, al limite di spesa per contratti a tempo determinato e co.co.co.).

Il comma 3-bis, introdotto in sede di conversione, prevede che al fine di prevenire l’insorgere di contenziosi a carico delle amministrazioni coinvolte, le Regioni e gli Enti locali che, nel periodo 2010-2013, hanno attivato, anche attraverso l’utilizzo dei propri organismi partecipati, anche superando i vincoli previsti dalla normativa vigente in materia di contenimento complessivo della spesa di personale limitatamente alla parte di spesa coperta dai finanziamenti regionali, iniziative di politica attiva del lavoro finalizzate alla creazione di soluzioni occupazionali a tempo determinato dei lavoratori di cui all’art. 2, comma 1, del Dlgs. n. 81/00 (i soggetti impegnati in progetti di lavori socialmente utili), e all’art. 3, comma 1, del Dlgs. n. 280/97 (i lavoratori di pubblica utilità nei settori dei servizi alla persona, della salvaguardia e della cura dell’ambiente e del territorio, dello sviluppo rurale e dell’acquacoltura, del recupero e della riqualificazione degli spazi urbani e dei beni culturali), possono, limitatamente al medesimo periodo, provvedere al pagamento delle competenze retributive maturate, nel rispetto del Patto di stabilità interno e nei limiti delle disponibilità finanziarie, garantendo comunque la salvaguardia degli equilibri di bilancio, senza che ciò determini l’applicazione delle sanzioni previste dalla legislazione vigente. Tale disposizione è limitata ai soli aspetti retributivi e non può in alcun modo comportare il consolidamento delle posizioni lavorative acquisite in violazione dei vincoli di finanza pubblica.

Restano ferme le disposizioni dettate per favorire l’assunzione a tempo indeterminato delle categorie di lavoratori indicate al comma 3-bis, previste dall’art. 4, comma 8, del Dl n. 101/13 convertito con Legge n. 125/13 e dall’art. 1, comma 209, della Legge n. 147/13.

Art. 5 – Mutui Enti Locali

Al fine di favorire gli investimenti, per gli anni 2014 e 2015, gli Enti Locali potranno contrarre nuovi mutui e accedere ad altre forme di finanziamento reperibili sul mercato, oltre i limiti di cui all’art. 204, comma 1, del Dlgs. n. 267/00, per un importo non superiore alle quote di capitale dei mutui e dei prestiti obbligazionari precedentemente contratti ed emessi che sono state rimborsate nel precedente esercizio.

Art. 6 – Contabilizzazione Imu

Ai fini della contabilizzazione delle regolazioni finanziarie di cui all’art. 1, comma 380-ter, lett. a), della Legge n. 228/12, i Comuni iscrivono la quota Imu al netto dell’importo versato all’entrata del bilancio dello Stato. Per uniformarsi a tale principio, in sede di approvazione del rendiconto della gestione, i Comuni potranno effettuare eventuali rettifiche contabili per l’esercizio 2013.

Art. 7 – Verifica gettito Imu anno 2013

La norma apporta modifiche all’art. 1, della Legge n. 147/13, introducendovi:

–          il comma 729-bis, secondo cui, al fine di assicurare la più precisa ripartizione del “Fondo di solidarietà comunale”, entro il mese di marzo 2014 il Mef, sulla base di una specifica metodologia adottata sentita la Conferenza Stato-Città ed Autonomie locali, provvede alla verifica del gettito Imu 2013, con particolare riferimento alla distribuzione degli incassi relativi ai fabbricati di Categoria “D”;

–          il comma 729-ter, con il quale, con Dm. Interno, di concerto con il Mef, da emanarsi entro il 31 marzo 2014 ma ad oggi non ancora pubblicato, saranno determinate le variazioni delle assegnazioni del “Fondo di solidarietà comunale” per l’anno 2013, derivanti dalla verifica di cui al precedente comma 729-bis;

–          il comma 729-quater, dove si stabilisce che, in conseguenza delle variazioni relative all’annualità 2013 di cui al comma 729-ter, per i soli Comuni interessati, il termine di approvazione del rendiconto di gestione è differito al 30 giugno 2014. Nel caso in cui, all’esito delle verifiche di cui al comma 729-bis, il Comune sia tenuto a versare ulteriori importi al “Fondo di solidarietà comunale”, in assenza di impegni di spesa già contabilizzati dal Comune stesso a tale titolo, tali somme potranno essere imputate quale apposito impegno di spesa sull’annualità 2014.

Art. 8 – Anticipazione pagamento “Fondo di solidarietà 2014

Il Ministero dell’Interno, entro il 15 marzo 2014, eroga ai Comuni delle Regioni a Statuto ordinario ed ai Comuni della Regione Siciliana e della Regione Sardegna un anticipo sulle somme spettanti per l’anno 2014 a titolo di “Fondo di solidarietà comunale”. L’importo dell’attribuzione è pari, per ciascun Comune, al 20% di quanto spettante per l’anno 2013 a titolo di “Fondo di solidarietà comunale”, calcolato sugli importi spettanti pubblicati sul sito internet del Ministero dell’Interno al 31 dicembre 2013.

Art. 9 – Disposizioni in materia di contributo ordinario spettante agli Enti Locali

A decorrere dal 2014, l’ammontare delle riduzioni sul contributo ordinario base spettante agli Enti Locali, di cui all’art. 2, comma 183, della Legge n. 191/09, è fissato in Euro 7 milioni per le Province e in Euro 118 milioni per i Comuni, da applicarsi, a tutti gli Enti, in proporzione alla popolazione residente.

La norma in commento ha altresì disposto l’abrogazione dell’art. 2, comma 183, quinto e sesto periodo, della Legge n. 191/09, secondo cui, con legge dello Stato, veniva determinato, in proporzione alla popolazione residente, l’ammontare della riduzione del contributo ordinario con riguardo a ciascuno degli anni 2013, 2014 e 2015, da applicarsi a tutti gli Enti per i quali abbia luogo, nel medesimo anno o abbia avuto luogo negli anni precedenti (a decorrere dal 2011), il rinnovo del Consiglio.

Art. 10 – Proroga delle modalità di riparto alle Province del “Fondo sperimentale di riequilibrio

Per l’anno 2014, sono confermate le modalità di riparto alle Province del “Fondo sperimentale di riequilibrio” già adottate con Dm. 4 maggio 2012. Alla ricognizione delle risorse da ripartire per l’anno 2014 a ciascuna Provincia si provvede con Dm. Interno. Salvo quanto previsto dal successivo art. 20 per la Regione Abruzzo, sono confermate le riduzioni di risorse già disposte dall’art. 16, comma 7, del Dl. n. 95/12.

Per l’anno 2014, i trasferimenti erariali non fiscalizzati corrisposti dal Ministero dell’Interno in favore delle Province appartenenti a Sicilia e Sardegna sono determinati in base alle disposizioni recate dall’art. 4, comma 6, del Dl. n. 16/12.

Art. 11 – “Relazione fine mandato” Sindaci e Presidenti delle Province

Il comma 1 ha apportato modifiche all’art. 4, del Dlgs. n. 149/11, sostituendone i commi 2, 3, 3-bis. La “Relazione di fine mandato” deve essere redatta dal Responsabile del Servizio “Finanziario” o dal Segretario generale, e sottoscritta dal Presidente della Provincia o dal Sindaco, non oltre il sessantesimo (non più il novantesimo) giorno antecedente la data di scadenza del mandato.

L’Organo di revisione dell’Ente Locale deve certificare la Relazione entro e non oltre 15 giorni (e non più entro 10 giorni) dalla sottoscrizione della stessa, e nei 3 giorni successivi la Relazione e la certificazione devono essere trasmesse, dal Presidente della Provincia o dal Sindaco, alla Sezione regionale di controllo della Corte dei conti. La “Relazione di fine mandato” e la certificazione dovranno essere pubblicate sul sito istituzionale dell’Ente da parte del Presidente della Provincia o del Sindaco entro 7 giorni successivi alla data di certificazione effettuata dall’Organo di revisione, con l’indicazione della data di trasmissione alla Sezione regionale di controllo della Corte dei conti.

In caso di scioglimento anticipato del Consiglio, la sottoscrizione della Relazione e la certificazione da parte degli Organi di controllo interno avvengono entro 20 giorni dal provvedimento d’indizione delle Elezioni e, nei 3 giorni successivi, e Relazione e certificazione dovranno essere trasmesse, dal Presidente della Provincia o dal Sindaco, alla competente Sezione regionale di controllo della Corte dei conti. La “Relazione di fine mandato” è pubblicata sul sito istituzionale dell’Ente entro e non oltre 7 giorni data di certificazione effettuata dall’Organo di revisione dell’Ente Locale, con l’indicazione della data di trasmissione alla Sezione regionale di controllo della Corte dei conti.

Con le nuove disposizione, sono superate le difficoltà inerenti il testo previgente, che prevedeva una procedura che coinvolgeva il Tavolo tecnico interistituzionale presso la Conferenza permanente per il coordinamento della finanza pubblica, di fatto mai istituito.

Art. 12 – Contributo straordinario

La norma, originariamente introdotta dal Decreto in oggetto, disponeva che il contributo straordinario previsto dall’art. 15, comma 3, del Tuel, al fine di favorire la fusione di Comuni, venisse erogato a decorrere dall’anno successivo alla decorrenza della fusione prevista dal Decreto regionale istitutivo. Per le sole fusioni che decorrono dal mese di gennaio dell’anno successivo alla loro istituzione, il contributo straordinario decennale sarebbe stato erogato dallo stesso anno di decorrenza della fusione.

La disposizione in commento è stata integralmente sostituita in sede di conversione. Il nuovo art. 12, al comma 1, statuisce una modifica all’art. 15, comma 3, del Tuel, inerente la fusioni tra Enti Locali, il quale ora prevede che, per favorire la fusione dei Comuni, oltre ai contributi regionali, lo Stato eroga appositi contributi straordinari commisurati ad una quota dei trasferimenti spettanti ai singoli Comuni che si fondono, per 10 anni a decorrere dalla fusione. La modifica alla norma ha portata meramente formale, non evidenziando particolari novità sostanziali. In origine, infatti, la disposizione in questione prevedeva che tale contributo statale fosse dovuto “per i 10 anni successivi alla fusione” e non, invece “per i 10 anni a decorrere dalla fusione”.

Al comma 1-bis è disposto che, per l’anno 2014, le somme iscritte a conto residui sul Fondo istituito per le Regioni confinanti alla Repubblica di San Marino per l’erogazione di contributi alle persone fisiche per la riduzione del prezzo della benzina e del gasolio per autotrazione alla pompa, saranno destinate alla Regione Emilia-Romagna quale contributo straordinario di Euro 2 milioni di Euro, da impiegare per il finanziamento di interventi di completamento del passaggio stradale in alcuni Comuni delle Province di Rimini e Pesaro.

Art. 13 – Isole minori

L’art. 13 ha determinato l’erogazione di un finanziamento per il Comune di Lampedusa e Linosa, a valere sul “Fondo di sviluppo delle Isole minori”, per le annualità 2008 e 2009, pari ad Euro 1.421.021,13. L’importo dovrà essere destinato alla realizzazione di interventi urgenti del Comune per far fronte alla situazione di emergenza connessa all’accoglienza dei profughi e ai bisogni primari della comunità isolana.

Art. 14 – Applicazione dei fabbisogni standard per il riparto del “Fondo di solidarietà comunale

L’art. 14 ha modificato l’art. 1, della Legge n. 228/12 (“Legge di stabilità per il 2013”).

Il comma 1, lett. a), dispone la modifica del comma 380-quater, secondo cui il riparto dell’accantonamento del 10% dell’importo attribuito a titolo di “Fondo di solidarietà comunale” debba essere distribuito, non solo sulla base dei costi standard approvati dal Copaff, ma anche sulla base delle capacità fiscali dei Comuni.

La lett. b) ha sancito che le modalità ed i criteri per il riparto del “Fondo di solidarietà” sono stabilite mediante intesa in Conferenza Stato-Città e Autonomie locali entro e non oltre il 15 aprile 2014 (e non entro il 15 marzo 2014). Nel caso in cui l’intesa non venga raggiunta, le risorse verranno ripartite sulla base della metodologia applicata per il riparto del “Fondo di solidarietà” di cui al comma 380-ter.

A decorrere dall’anno 2015, il riparto avverrà in base alle disposizioni di cui al comma 380-quater.

Art. 15 – Disposizione in materia di Province

Viene aggiunto un periodo all’art. 31, comma 23, della Legge n. 183/11, che stabilisce che le norme contenute nel citato comma 23 si applicano anche alle Province che nell’anno 2009 sono state interessate dallo scorporo di territorio a motivo dell’istituzione di nuove Province.

In sede di conversione, oltre che a novellare la rubrica dell’art. 15 in commento, è stato introdotto il comma 1-bis, secondo il quale, in vista della futura trasformazione delle Province in Enti di II livello, nel caso in cui il Comparto delle Province consegua l’obiettivo di Patto di stabilità interno ad esso complessivamente assegnato per l’anno 2013, la sanzione di cui all’art. 31, comma 26, lett. a), della Legge n. 183/11, si applica alle Province che non rispettano il Patto per l’anno 2013, nel senso che l’Ente medesimo è assoggettato alla riduzione del “Fondo sperimentale di riequilibrio” in misura pari alla differenza tra il risultato registrato e l’obiettivo programmatico, comunque per un importo non superiore al 3% delle entrate correnti registrate nell’ultimo consuntivo.

Art. 16 – Disposizioni concernenti “Roma Capitale

Il comma 1 ha imposto a “Roma Capitale” la trasmissione alle Camere, al Ministro dell’Interno ed al Mef, entro 120 giorni dalla data di entrata in vigore della Dl. n. 16/14 in oggetto, di un prospetto che evidenzi le cause della formazione del disavanzo di bilancio di parte corrente negli anni precedenti, anche con riferimento alle Società controllate e partecipate da Roma Capitale. Nella versione originaria del Decreto, non era specificato che l’obbligo di evidenziare le cause del disavanzo di parte corrente degli anni precedenti riguardasse anche Società controllate e partecipate.

Il comma 2 ha previsto l’invio, da parte di “Roma Capitale”, contestualmente al rapporto sopra citato e ai medesimi soggetti, di un “Piano triennale del disavanzo” per il riequilibrio strutturale di bilancio, nel quale dovranno essere indicate le riduzioni di costi e la valorizzazione delle attività in materia di Società controllate non quotate, i costi di fornitura dei “servizi pubblici locali”, la ricognizione effettuata in merito fabbisogno di personale nelle Società partecipate, i modelli innovativi di gestione previsti per i Servizi “Trasporto pubblico locale” e “Raccolta rifiuti e di spazzamento delle strade”, le modalità di dismissione e messa in liquidazione delle Società partecipate che non hanno come fine sociale attività di servizio pubblico e di valorizzazione e dismissione di quote del patrimonio immobiliare del Comune. In sede di conversione, la norma è stata integrata disponendo che il “Piano triennale” in questione dovrà prevedere le specifiche azioni amministrative volte a operare la ricognizione di tute le Società controllate e partecipate da Roma Capitale e avviare un piano di lotta all’evasione tributaria e tariffaria. Inoltre, con riguardo alla prevista ricognizione inerente il fabbisogno di personale nelle Società partecipate, la disposizione novellata in sede di conversione fa riferimento a 2 particolari strumenti legislativi da utilizzare: la mobilità interaziendale e il distacco di cui all’art. 30 del Dlgs. n. 276/03.

Infine, con la nuova lett. e-bis), tra le sopra elencate azioni da ricomprendere nel Piano, è evidenziata la necessità di responsabilizzare i Dirigenti delle Società partecipate, legandone le indennità di risultato a specifici obiettivi di bilancio.

Il comma 3 ha previsto che il Tavolo di raccordo interistituzionale debba esprimere un parere obbligatorio sul Piano citato e sulle sue successive revisioni.

Il comma 4 ha stabilito che il Piano dovrà essere approvato, con Dpcm., entro 60 giorni dalla sua trasmissione al Mef e alle Camere. Al fine di reperire le risorse volte a realizzare gli obiettivi del Piano, il Comune di Roma Capitale potrà utilizzare le entrate straordinarie, incluse le sanzioni ad esse collegate, per il riequilibrio di parte corrente.

In sede di conversione sono stati inseriti i commi 4-bis e 4-ter.

Secondo il comma 4-bis, il Comune di Roma Capitale provvede alle eventuali variazioni del bilancio di previsione in coerenza con il “Piano triennale” approvato dalla Giunta, nonché con il Dpcm. sopra previsto.

Il comma 4-ter, dispone che con Dpcm. saranno approvate, previo parere del Tavolo di raccordo interistituzionale di cui al precedente comma 3, modifiche al “Piano di rientro dall’indebitamento pregresso” predisposto ai sensi dell’art. 14, comma 13-bis, del Dl. n. 78/10.

Il comma 5 ha modificato l’art. 2, comma 196-bis, della Legge n. 191/09, il quale permette al Commissario straordinario per il “Piano di rientro del debito pregresso di Roma Capitale” (gestione commissariale istituita con l’art. 78 del Dl. n. 112/08) di inserire nella massa passiva, per un massimo di Euro 30 milioni, le eventuali ulteriori partite debitorie rivenienti da obbligazioni od oneri del Comune anteriori al 28 aprile 2008, da individuare con Determinazioni dirigenziali, assunte con l’attestazione dell’avvenuta assistenza giuridico-amministrativa del Segretario comunale.

Roma Capitale” può riacquisire l’esclusiva titolarità dei crediti, inseriti nella massa attiva di cui al documento predisposto ai sensi del citato art. 14, comma 13-bis, del Dl. n. 78/10, verso le Società dalla medesima partecipate, anche compensando totalmente o parzialmente gli stessi con partite a debito inserite nella massa passiva di cui al citato documento. “Roma Capitale” è autorizzata ad avvalersi di appositi piani pluriennali per il rientro dai crediti verso le proprie partecipate così riacquisiti.

In sede di conversione, sono stati inseriti i commi 5-bis e 5-ter che dispongono alcune misure tese a superare la crisi in atto nel “Ciclo di gestione integrata dei rifiuti” nel territorio del Comune di Roma.

Art. 18 – Disposizione in favore dei Comuni assegnatari di contributi pluriennali di cui all’art. 6, della Legge n. 798/84

Per i Comuni assegnatari dei contributi pluriennali stanziati per la salvaguardia di Venezia (art. 6, Legge n. 798/84), non si applica il blocco delle assunzioni di cui all’art. 31, comma 26, lett. d), della Legge n. 183/11, e la sanzione di cui all’art. 31, comma 26, lett. a), della Legge n. 183/11, si applica attraverso le riduzione del “Fondo di solidarietà comunale” in misura pari alla differenza tra il risultato e l’obiettivo programmatico predeterminato e, comunque, per un importo non superiore al 3% delle entrate correnti registrate nell’ultimo consuntivo. Nel caso in cui i predetti fondi siano incapienti, gli Enti Locali interessati versano gli importi residui all’entrata del bilancio dello Stato.

La Legge di conversione n. 68/14 ha introdotto il comma 1-bis, il quale dispone che, per i mutui contratti da Enti Locali in data anteriore al 1° gennaio 2005 con oneri a carico dello Stato, l’art. 1, comma 76, della Legge n. 311/04, va interpretato nel senso che l’Ente beneficiario può iscrivere il ricavato dei mutui nelle entrate per trasferimenti in conto capitale, con vincolo di destinazione agli investimenti. Sono comunque considerati validi gli effetti operati fino al 31 dicembre 2013 nel caso di iscrizione del ricavato dei mutui in parola tra le entrate per trasferimenti in conto capitale con vincolo di destinazione agli investimenti. A decorrere dal 2014, nel caso di iscrizione del ricavato dei mutui tra le entrate per trasferimenti in conto capitale con vincolo di destinazione agli investimenti, il rimborso delle relative rate di ammortamento da parte dello Stato non rileva ai fini del Patto di stabilità interno.

Art. 20 – Ulteriori disposizioni per favorire il superamento delle conseguenze del sisma nella Regione Abruzzo dell’aprile 2009

Il comma 1 ha disposto che non sono applicate le sanzioni e le misure conseguenti al mancato rispetto del Patto di stabilità interno nei confronti del Comune de l’Aquila.

Il comma 2 ha disapplicato, per l’anno 2014, le riduzioni di cui all’art. 16, commi 6 e 7, del Dl. n. 95/12, nei confronti dei Comuni del cratere e nella Provincia de l’Aquila, fermo restando il complessivo importo delle riduzioni previste.

 

[1] In origine, era previsto che la possibilità di riproporre il “Piano pluriennale di riequilibrio” in questione poteva essere esercitata entro 30 giorni dalla scadenza del termine di cui al comma 5, dell’art. 243-bis, del Tuel (entro 90 giorni dalla Deliberazione del Consiglio dell’Ente della “procedura di riequilibrio finanziario pluriennale”), quindi entro 120 giorni dalla Deliberazione del Consiglio dell’Ente della “procedura di riequilibrio finanziario pluriennale”.


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