Digitalizzazione e Pnrr: la sfida dei prossimi anni

Il 4 dicembre 2021, si è tenuta la Convention aziendale di Centro Studi Enti Locali.

È stata l’occasione per approfondire alcuni importanti temi legati alla P.A. con esperti e figure istituzionali che hanno dato il loro contributo nelle riflessioni attivate dai differenti panel.

Il primo dei tre panel della Convention è intitolato “Digitalizzazione e Pnrr: la sfida dei prossimi anni”.

Di seguito si riporta le principali dichiarazioni di coloro che sono intervenuti e i video relativi.


Francesco Di Costanzo (Presidente PASocial)

Fa piacere avere iniziato la partnership con Centro Studi Enti Locali perché entrambi siamo direttamente coinvolti nella PA locale e nazionale. L’imprescindibile spinta verso il digitale richiesta alla P.A. deve essere accompagnata prima da un cambiamento culturale e a seguire una trasformazione tecologica. PA Social opera nel campo della comunicazione ma, attraverso la Fondazione Italia digitale, abbiamo allargato il raggio di azione anche sulla cultura e sulle policy digitali a 360 gradi. Dobbiamo conoscere l’ecosistema digitale e le piattaforme principali, saperle usare con qualità. Non è solo un problema di comunicazione e informazione, ma anche di dialogo quotidiano con i nuovi servizi digitali che svolgeranno al meglio il loro lavoro se saranno in grado di semplificarci la vita in modo sicuro, pratico e concreto. La partnership con Centro Studi potrà aiutarci nel dare concretezza a questa operazione e a immaginare i nuovi servizi digitali.


Nicola Tonveronachi (AD Centro Studi Enti Locali)

L’idea maturata con PA Social è quella di sviluppare gli anticorpi contro la “non comunicazione” e la “non conoscenza”: per “fare” dobbiamo sapere e conoscere. La comunicazione, in questo senso, è fondamentale in un mondo che cambia velocemente.

Fin da subito, all’interno del Progetto “Next Generation Eu – EuroPA Comune”, abbiamo coniato lo slogan “prima le persone e poi le macchine”.

Se vogliamo cambiare le cose, dobbiamo essere in grado e disponibili a cambiare noi stessi. Se il mondo deve cambiare e i soggetti si pongono in modo passivo, non potranno fare niente. Io stesso voglio imparare sempre di più e valorizzare la cultura digitale per contribuire al cambiamento in atto.


Livio Gigliuto (Vicepresidente Istituto Piepoli)

Negli ultimi due anni gli italiani hanno variato le loro priorità rispetto al digitale.

Secondo gli italiani, le risorse del “Pnrr” dovrebbero essere destinate a promuovere in primis la salute e, a seguire, favorire l’economia e la ripresa del Paese. Tuttavia, in terza posizione c’è la digitalizzazione dell’Italia, secondo le priorità degli italiani.

Nel corso degli ultimi due anni, infatti, gli italiani hanno rafforzato il loro rapporto con il digitale e hanno familiarizzato con i canali della P.A.. È, forse, questa una delle grandi rivoluzioni in atto.


Carlo Conte (Ragioneria generale dello Stato)

Tutte le innovazioni devono essere particolarmente recepite dai destinatarii i quali devono essere accompagnati in percorsi di formazione a tappeto. Tutta la P.A. deve essere coinvolta nel cambiamento, ma è importante prepararlo e coinvolgerle nelle innovazioni dei sistemi contabili. Il rischio è quello di cadere in una logica dell’adempimento che appare inutile. Per questo è necessario fare regole semplici e percepibili dai destinatari tenendo presente anche le loro peculiarità.

La formazione è, quindi, basilare e non può essere supplita da una trasformazione elettronica e digitale dei dati di contabilità finanziaria. Sarebbe un grave errore per la Pubblica Amministrazione.


Andrea Mazzillo (Esperto di finanza locale, Corte dei conti)

Nel “Pnrr” ci sono oltre 30 miliardi destinati all’istruzione. Questo perché c’è un problema di ritardo nel nostro paese davanti alla formazione. Tra gli ultimi studi fatti dall’Istat sui test Invalsi, emerge che gli studenti italiani hanno una capacità di rispondere positivamente a quesiti complessi che non supera il 10% della popolazione. Il 22%, inoltre, ha molte difficoltà davanti a questi problemi. Nel mezzogiorno, i ragazzi che non sono in grado di rispondere supera il 30% e solo il 2% sa raggiungere obiettivi complessi con facilità. Rispetto a questo tema, siamo nelle ultime posizioni tra i paesi Ocse. Gli studenti finlandesi, in particolare, sono in grado di risolvere problemi complessi per oltre il 50%.

È importante adoperarsi per risolvere questa situazione e, in tal senso, l’intuizione del Governo di investire nella formazione è essenziale.

Ancora oggi, la spesa per la formazione è considerata una spesa corrente e non capiamo che è, invece, una spesa di investimento sulla conoscenza.


Alessia Trivelli (Giornalista, Gruppo Adnkronos)

Adnkronos è stata pioniera della digitalizzazione delle agenzie di stampa.

Abbiamo cominciato a realizzare prodotti multimediali e in questo campo siamo stati precursori.

Oggi tutta l’agenzia è digitalizzata e il nostro sistema editoriale ci permette di diffondere nella rete le notizie attraverso numerosi canali digitali.

La partnership con Centro Studi Enti Locali nasce dalla volontà di Adnkronos di avere una fonte a cui attingere per porre all’attenzione dell’opinione pubblica alcuni temi o per approfondire tematiche particolari. Questa collaborazione ha come obiettivo quello di trasformare un dato altrimenti non conosciuto della P.A. in una notizia che possa creare una buona informazione verso il grande pubblico.


Michele Taddei (Vicepresidente OdG Toscana)

La formazione continua è un tema che coinvolge tutti gli Ordini professionali e in particolare l’Ordine dei giornalisti che rappresenta professionalità mai statiche e che hanno il compito di raccontare una società in continua trasformazione. Se non siamo realmente e costantemente aggiornati, rischiano di non avere gli occhi adatti a raccontare quello che vediamo.

Se il giornalista sportivo, ad esempio, non sa dei bilanci o del business del settore sportivo, rischia di non fare bene il proprio mestiere.

Nel settore della P.A., il giornalista non può prescindere da una formazione adeguata e capace di raccontare le trasformazioni degli Organi locali e centrali dello Stato.


Adriano Fabris (Professore di Filosofia morale presso l’Università di Pisa)

I nostri studenti vivono, oggi, in ambienti diversi: offline e online.

Questo comporta una serie di problemi ed è necessario comprendere come favorire il benessere e l’apprendimento in entrambi gli ambienti.

Per sviluppare le opportunità di accesso degli studenti agli ambienti online, non si deve solo favorire l’acquisizione di competenze tecnologiche ma, anzitutto, è fondamentale far comprendere le specificità della comunicazione digitale, le conseguenze, la relazione che questa ha nel mondo che viviamo quotidianamente con il nostro corpo.

Il punto chiave è che la comunicazione digitale non è sostitutiva, ma è aggiuntiva rispetto all’apprendimento negli ambienti scolastici offline. Non si deve intendere la didattica digitale come una sostituzione di quella fatta in aula.