Dissesto idrogeologico: quasi 10mila gli interventi finanziati dal 1999 al 2021 per mitigare il rischio ma il numero di italiani a rischio alluvione aumenta

<strong>Dissesto idrogeologico: quasi 10mila gli interventi finanziati dal 1999 al 2021 per mitigare il rischio ma il numero di italiani a rischio alluvione aumenta</strong>

DOSSIER A CURA DI CENTRO STUDI ENTI LOCALI

Sono 9.961 gli interventi per la mitigazione del rischio idrogeologico, dal valore di oltre 9,5 miliardi, che sono stati finanziati tra il 1999 e il 2021 dal Ministero dell’Ambiente (ora Transizione ecologica) e dal Ministero dell’Interno. Oltre 4mila le opere i cui lavori sono stati completati. Questi alcuni dei dati emersi da una elaborazione di Centro Studi Enti Locali basata su dati Rendis-Ispra. Come testimonia la recente tragedia marchigiana però, nonostante questi investimenti non di poco conto, l’obiettivo messa in sicurezza del territorio sembra sempre più lontano.

Lo attestano anche i risultati degli ultimi rapporti Ispra sul dissesto idrogeologico che hanno visto, in sei anni, aumentare significativamente il numero di persone a rischio alluvione. Tra il 2015 e il 2021, il numero di abitanti che vive in una zona a pericolosità idraulica elevata è passato da 1.915.236 a 2.431.847 (+516.611 persone), gli italiani esposti a un rischio medio sono passati da 5.922.922 a 6.818.375 (+895.453 persone) e quelli a basso rischio sono aumentati del 5,4% (da 9.039.990 a 12.257.427). Veneto, Liguria, Emilia-Romagna e Toscana le regioni in cui la minaccia alluvioni è in assoluto più alta. Il rapporto Ispra 2021 “Dissesto idrogeologico in Italia: pericolosità e indicatori di rischio” ha messo in evidenza che ci sono ben 587 comuni in “con almeno il 20% dell’intera superficie comunale in area allagabile, in caso di scenario di probabilità elevata è 587, ossia il 7,4% del totale dei Comuni (7.904); nello scenario medio è 1.014, ossia il 12,8% del totale dei Comuni e, in caso di scenario di probabilità rara, è 1.577, ossia il 20,0% del totale dei Comuni”.

POPOLAZIONE A RISCHIO ALLUVIONE

 2015201520212021
 AbitantiPercent.AbitantiPercent.Diff. ab.Diff. %
Scenario di pericolosità idraulica elevata P31.915.2363,20%2.431.8473,50%516.6110,30%
Scenario di pericolosità media P25.922.92210%6.818.37511,50%895.4531,50%
Scenario di scarsa probabilità di alluvioni o scenari di eventi estremi9.039.99015,20%12.257.42720,60%3.217.4375,40%
Elaborazione Centro Studi Enti Locali basati su dati Ispra

Gli interventi di mitigazione del rischio idrogeologico

Come emerge da una elaborazione di Centro Studi Enti Locali basati su dati Rendis-Ispra, la regione che ha avuto più risorse per la mitigazione del rischio idrogeologico tra il 1999 e il 2021 è stata la Sicilia (955 milioni, pari al 10% del totale). Seguono Campania e Calabria con 903 e 863 milioni di euro, Lombardia con 776 milioni, Toscana (696 milioni), Lazio (669 milioni), Piemonte (566 milioni), Liguria (560 milioni), Puglia (526 milioni) ed Emilia-Romagna (515 milioni).

Ingenti anche le risorse assegnate all’Abruzzo (453 milioni), al Veneto (377 milioni), alla Sardegna (384) e alle Marche (296). Chiudono il cerchio il Molise con 253 milioni di euro, la Basilicata con 239 milioni, l’Umbria con 180, il Friuli – Venezia Giulia con 170, il Trentino-Alto Adige con 49 milioni e la Valle d’Aosta con 43.

INTERVENTI MITIGAZIONE RISCHIO IDROGEOLOGICO

REGIONE N. INTERVENTI 1999-2019 N. INTERVENTI 1999-2021INTERVENTI COMPLETATI IMPORTO FINANZIATO 2019 (MILIONI DI €) IMPORTO FINANZIATO 2021 (MILIONI DI €)
Abruzzo2495165%842284535%
Basilicata3694545%1081642393%
Calabria531110911%2254538639%
Campania3818198%1624869039%
Emilia Romagna4345085%2234545155%
Friuli – Venezia Giulia1001221%611501702%
Lazio3397498%2093716997%
Liguria1462983%1014525606%
Lombardia5558489%3115997768%
Marche3264525%1442112963%
Molise2353964%631402533%
Piemonte51996510%1923105666%
Puglia3124284%2163835266%
Sardegna1451802%502353844%
Sicilia5677427%33778995510%
Toscana6377618%2966026967%
Trentino – Alto Adige901141%3944491%
Umbria1151622%891501802%
Valle d´Aosta37450%1936430%
Veneto2162933%1073093774%
TOTALE63039961 303665669503 
Elaborazione Centro Studi Enti Locali basati su dati Rendis-Ispra

Difficile scattare una fotografia precisa dello stato di attuazione di queste opere posto che, per poco meno di metà opere (4.333), i dati non sono disponibili. Ciò che emerge dai dati analizzati da Centro Studi Enti Locali è però che sono 4.148 le opere di mitigazione del rischio idrogeologico completate nel periodo 1999-2021, 47 quelle in attesa in avvio, 14 quelle ferme alla fase esecuzione studi e indagini, 327 quelle in fase di progettazione, 158 quelle la cui progettazione è stata ultimata, 161 gli interventi arrivati allo step dell’aggiudicazione lavori, 484 i lavori in fase di esecuzione, 16 quelli per cui sono attualmente al vaglio delle richieste di modifica e 208 quelli revocati o nulli.  

NUMERO DI INTERVENTI MITIGAZIONE RISCHIO IDROGEOLOGICOPER STATO DI ATTUAZIONE

Dati non disponibili433343%
In attesa di avvio470%
Esecuzione Studi e Indagini140%
In corso di progettazione3273%
Progettazione ultimata1582%
Lavori aggiudicati1612%
Lavori in esecuzione4845%
Utilizzo economie380%
Lavori ultimati414842%
Proposta di modifica160%
Sez. programmatica AdP270%
Revocati o Nulli (sostitutivi)2082%
TOTALE9961100%
Elaborazione Centro Studi Enti Locali basati su dati Rendis-Ispra

Gli investimenti in questo ambito fatti negli ultimi decenni, sebbene non esigui, si sono quindi rilevati ad oggi insufficienti per contrastare il combinato disposto di tutti quei fattori che rendono il nostro Paese sempre più esposto a disastri come quelli a cui abbiamo appena assistito a Senigallia e dintorni. In una audizione parlamentare del dicembre 2020, Legambiente aveva puntato il dito – più che sulla mancanza di risorse – sull’efficacia delle misure programmate e sul modello di gestione del territorio. Secondo l’Associazione il sistema che vede il Ministero dell’Ambiente come vertice nazionale, di concerto con Regioni e Autorità di Distretto, supportate dal lavoro di Ispra e delle Arpa “mostra diversi punti deboli, a partire dall’enorme mole di lavoro che il Ministero dovrebbe portare avanti (e cerca faticosamente di

portare avanti), ma che al momento non è in grado di gestire efficientemente perché non strutturato nel personale, come invece meriterebbe di essere”.

Il modello indicato come da prendere a riferimento era quello di Bolzano: “Una gestione in house dell’amministrazione che nel tempo sembra stia producendo benefici concreti, a cominciare da un’unica struttura decisionale che si occupa della maggior parte dei problemi. Con budget costanti di alcune decine di milioni di euro all’anno, la provincia riesce a portare a casa diverse centinaia di progetti all’anno – per lo più piccoli e capillari – in maniera da prevenire anziché curare. Con più di 2mila corsi d’acqua da monitorare per oltre 7mila chilometri di rete, l’Ente – che è anche proprietario dei corsi d’acqua – gestisce, cura progetta e realizza l’opera in economia, ovvero con propri operai e tecnici. Una amministrazione che diventa anche impresa, direzione lavori, in maniera che chi decide la strategia è anche il soggetto che la esegue e realizza le opere, che sono all’incirca 40mila distribuite su un territorio difficile come quello alpino”.

Le misure previste dal PNRR

L’auspicio è che un’arma importante per la lotta contro il dissesto idrogeologico arriverà dal PNRR che, tra le misure previste dal PNRR in materia di territorio, ha previsto lo stanziamento di: mezzo miliardo per finanziare la creazione di un sistema avanzato e integrato di monitoraggio e previsione che consenta di individuare e prevedere i rischi sul territorio (M2C4.1-I.1.1-8-9); 6 miliardi per la resilienza e la valorizzazione del territorio e per l’efficienza energetica dei Comuni (M2C4.2-I.2.2-14-17) e circa 2,5 miliardi di euro da destinare agli interventi per la gestione del rischio di alluvione e per la riduzione del rischio idrogeologico.

Questo ultimo importo, che fa capo alla Missione 2, Componente 4, del PNRR, è appannaggio delle aree che sono state colpite da calamità naturali e dovranno essere utilizzare per ripristinare le infrastrutture danneggiate e ridurre il rischio residuo sulla base di piani di investimento elaborati a livello locale e approvati dal Dipartimento della Protezione Civile entro la fine del 2021.

La somma è stata indirizzata, per un terzo, verso progetti già “in essere”. In questo novero sono stati ricompresi gli interventi già programmati in passato per emergenze pregresse che rientrino nei piani, predisposti dai Commissari/soggetti responsabili in ordinario regionali, approvati dal Dipartimento della protezione civile dal 1° febbraio 2020.

I restanti 800 milioni serviranno invece a rendere possibile la realizzazione di nuovi progetti per la riduzione del rischio di alluvione e idrogeologico. Ciò con il duplice obiettivo di riportare le aree colpite da catastrofi naturali alle loro condizioni ordinarie e di garantire la resilienza dei territori alle calamità naturali.

Il tema della lotta al dissesto idrogeologico è presente nel Piano anche alla voce riforme posto che si richiedeva – entro il giugno 2022 – di semplificare e rendere più rapide le procedure per l’attuazione degli interventi contro il dissesto idrogeologico. Un obiettivo che il Ministero della transizione ecologica, nella propria relazione sull’attuazione del PNRR al 30 giugno 2022, ha dichiarato raggiunto posto che sono state: semplificate e accelerate le procedure per l’attuazione dei progetti in questo settore, compresa la fissazione di scadenze massime per ciascuna fase; avviato il processo per creare banche dati comuni in materia di dissesto; definito un piano per aumentare la capacità amministrativa degli organi responsabili dell’attuazione di tali progetti e rafforzare il coordinamento tra i vari livelli di governo coinvolti; adottate misure di potenziamento delle strutture commissariali e aggiornati i criteri, le modalità e l’entità delle risorse destinate al finanziamento degli interventi in materia di mitigazione del rischio idrogeologico. Il  Governo italiano, in conformità agli obiettivi europei, si è inoltre impegnato ad approvare una legge sul consumo di suolo, che affermi i principi fondamentali di riuso, rigenerazione urbana e limitazione del consumo di suolo.


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