“Documento programmatico di bilancio”: così il Ministro Tria ha motivato alla Commissione europea le scelte operate dal Governo

“Documento programmatico di bilancio”: così il Ministro Tria ha motivato alla Commissione europea le scelte operate dal Governo

Ad oggi il dibattito pubblico sulla ‘Legge di bilancio’ si è limitato alla consistenza dei numeri e degli indicatori e non ha ancora fatto emergere le riforme strutturali che formeranno parte integrante della ‘Legge di bilancio’ e dei Disegni di legge ad essa collegati e che avranno un impatto significativo sulla percezione e sui comportamenti dei cittadini, delle imprese e degli investitori. […] Il Governo è convinto che l’insieme di queste misure permetterà il rilancio della crescita, assicurando al contempo la sostenibilità di lungo periodo delle finanze pubbliche e la programmata riduzione del rapporto Debito/Pil)”. Così il Ministro dell’Economia e delle Finanze, Giovanni Tria, ha risposto – con una missiva datata 22 ottobre 2018 – alle forti critiche al “Documento programmatico di bilancio” 2019 avanzate attraverso una lettera inviata il 18 ottobre scorso al Vice Presidente della Commissione europea, Valdis Dombrovskis e al Commissario Ue agli Affari economici e finanziari, Pierre Moscovici.

Ricordiamo che Dombrovskis e Moscovici avevano espresso “seria preoccupazione” per la “deviazione significativa dell’Italia dal percorso raccomandato dal Consiglio”.

Il Ministro Tria, nella sua replica, ha ribadito la validità del quadro macroeconomico tracciato dall’Esecutivo nel “Documento programmatico di bilancio” e la bontà delle misure che saranno messe in campo per stimolare crescita e favorire quindi la riduzione del debito pubblico. Ciò premesso, il titolare del Dicastero di Via XX Settembre si è impegnato, qualora i rapporti Debito/Pil e Deficit/Pil non dovessero evolversi in linea con quanto programmato, a intervenire adottando tutte le misure necessarie a far sì che gli obiettivi indicati siano rigorosamente rispettati.

La missiva redatta dal Ministero dell’Economia e delle Finanze affronta in particolare i 3 nodi centrali delle contestazioni formulate a Bruxelles:

  1. la deviazione dal saldo strutturale rispetto a quanto prescritto dal “Patto stabilità e crescita”;4242
  2. la possibile necessità di una revisione delle conclusioni della Relazione recentemente stilata dalla Commissione in applicazione dell’art. 126(3) del “Trattato sul funzionamento dell’Unione europea”;
  3. la mancata validazione delle previsioni macroeconomiche da parte dell’Ufficio parlamentare di bilancio.

In merito al primo punto, Tria ha specificato che il Governo italiano è consapevole di aver scelto un’impostazione della politica di bilancio non in linea con le norme applicative del “Patto stabilità e crescita”. Una decisione, questa, definita “difficile ma necessaria alla luce del persistente ritardo nel recuperare i livelli di Pil pre-crisi e delle drammatiche condizioni economiche in cui si trovano gli strati più svantaggiati della società italiana”.

Stando a quanto si legge, l’Esecutivo prevede di abbandonare il sentiero dell’aggiustamento strutturale nel 2019 e di non espandere ulteriormente il deficit strutturale nel 2020 e 2021, con l’impegno di ricondurre il saldo strutturale verso l’obiettivo di medio termine a partire dal 2022. O anche prima, ove il Pil dovesse tornare ai livelli pre-crisi prima del previsto.

Quanto alla bocciatura delle previsioni macroeconomiche pervenuta dall’Ufficio parlamentare di bilancio, il Ministro dell’Economia e delle Finanze ha evidenziato che il dissenso di quest’ultimo era limitato alla valutazione della Manovra di bilancio sulla crescita, con particolare riferimento ai nodi degli investimenti pubblici e del rendimento sui titoli pubblici.

Con riferimento agli investimenti pubblici – si legge – il ‘Dpb’ prevede che questi aumentino di 0,2 punti percentuali di Pil nel 2019 e di 0,3 punti percentuali all’anno a partire dal 2020”. Il Ministro evidenzia che una spinta agli investimenti deriverà da misure come l’istituzione di una Centrale nazionale di supporto alla progettazione e da una nuova riforma del “Codice degli Appalti” che consenta di realizzare opere pubbliche in modo trasparente e con tempi più rapidi e certi. Infine, sui rendimenti sui titoli pubblici, è stato precisato che lo scenario programmatico riassunto nel “Documento programmatico di bilancio” 2019 è basato su tassi di rendimento sui titoli di Stato coerenti con quelli registrati all’atto della chiusura delle stime ma sono inferiori a quelli riscontrati sul mercato negli ultimi giorni.

Il Governo – scrive il Ministro Tria – è dunque fiducioso di poter far ripartire gli investimenti e la crescita del Pil e che il recente rialzo dei rendimenti sui titoli verrà riassorbito quando gli investitori conosceranno tutti i dettagli delle misure previste dalla ‘Legge di bilancio’”.


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