Corte di Cassazione, Sentenza n. 24200 del 9 settembre 2024
Nella Sentenza in epigrafe indicata, un Comune ha richiesto Euro 74.725,21 per l’anno 2012, poiché una Società non ha dichiarato e pagato l’Imu su un immobile concesso in comodato ad un altro Ente.
La Commissione tributaria regionale ha dato ragione alla Società, riconoscendo l’esenzione dall’Imu, basata su 3 motivi principali:
– la mancata Dichiarazione Imu non compromette il diritto all’esenzione,
– il comodato gratuito all’ente per fini religiosi giustifica l’esenzione,
– i 2 Enti sono legati per scopi religiosi.
Il Comune ha fatto ricorso contro questa decisione.
La Corte Suprema ha evidenziato che, mentre per l’Ici non era necessaria alcuna Dichiarazione per ottenere l’esenzione, con l’Imu le regole sono cambiate. Il Legislatore ha introdotto l’obbligo di presentare una Dichiarazione per accedere all’esenzione prevista dall’art. 7 del Dlgs. n. 504/1992. Tale Dichiarazione doveva essere presentata entro il 30 giugno dell’anno successivo all’acquisizione dell’immobile o alle variazioni rilevanti, con una proroga al 30 novembre 2014 per gli anni 2012 e 2013. La Dichiarazione ha una funzione di controllo per permettere alle Autorità fiscali di verificare le esenzioni e gestire meglio le risorse.
Nel caso in questione, la Società non ha rispettato i termini per presentare la Dichiarazione e ha chiesto l’esenzione solo dopo aver ricevuto l’avviso di accertamento, quindi troppo tardi, perdendo il diritto all’esenzione fiscale.


