Evasione fiscale: Audizione del Direttore Orlandi sul Disegno di legge in materia di emersione e rientro di capitali detenuti all’estero  

Evasione fiscale: Audizione del Direttore Orlandi sul Disegno di legge in materia di emersione e rientro di capitali detenuti all’estero   

Lo scorso 20 novembre 2014 si è tenuta, presso le Commissioni riunite Giustizia e Finanza e Tesoro, l’Audizione del Direttore dell’Agenzia delle Entrate avente ad oggetto “Esame del Disegno di legge recante disposizioni in materia di emersione e rientro di capitali detenuti all’estero nonché per il potenziamento della lotta all’evasione fiscale e disposizioni in materia di autoriciclaggio” (Ddl. già approvato dalla Camera dei Deputati lo scorso 16 ottobre).

Le misure recate dal Disegno di legge si inseriscono nel quadro delle iniziative volte a promuovere, attraverso l’adozione di programmi di “voluntary disclosure”, il contrasto dei fenomeni di sottrazione di redditi all’imposizione realizzata mediante l’allocazione fittizia all’estero della residenza fiscale e l’illecito trasferimento e/o detenzione all’estero di attività produttive di reddito.

La procedura delineata per il rientro dei capitali potrà risultare pienamente “vincente” solo se, da un lato, contribuirà all’effettivo ravvedimento volontario in relazione ai suddetti comportamenti, e se, dall’altro, sarà stimolo efficace alla “compliance” con riguardo ai futuri adempimenti fiscali dei contribuenti.

E’ questa, in estrema sintesi, la posizione espressa dal Direttore dell’Agenzia delle Entrate, Orlandi.

La possibilità di presentazione della richiesta di collaborazione volontaria è consentita ai contribuenti che non abbiano avuto formale conoscenza dell’inizio di qualunque attività di accertamento o di procedimenti penali per violazione di norme tributarie; il termine è fissato al 30 settembre 2015 per le violazioni commesse fino al 30 settembre 2014.

Contenuto delle disposizioni introdotte dal Disegno di legge in materia di collaborazione volontaria

Le nuove disposizioni introdotte nel Dl. n. 167/90, convertito dalla Legge n. 227/90, indicano chiaramente le condizioni al verificarsi delle quali si intende perfezionata la procedura e, conseguentemente, si producono gli effetti premiali sia sul piano sanzionatorio penale tributario, sia dal punto di vista delle sanzioni amministrative tributarie.

Ai fini del perfezionamento della procedura è necessario che si realizzino le seguenti condizioni.

E’ innanzitutto imprescindibile la volontaria rappresentazione di tutti gli investimenti e di tutte le attività di natura finanziaria costituiti o detenuti all’estero, da parte dell’autore della violazione, il quale deve altresì fornire i documenti e le informazioni necessarie.

Perché la procedura possa perfezionarsi è necessario che i soggetti obbligati versino le somme dovute.

Con l’art. 5-quinquies del Ddl. in commento vengono indicati gli effetti della procedura di collaborazione volontaria, sia sul piano sanzionatorio penale tributario, sia dal punto di vista delle sanzioni amministrative tributarie. L’ambito di applicazione degli speciali effetti premiali derivanti dall’adesione alla procedura è limitato alle sanzioni.

Se il contribuente destinatario dell’invito (art. 5, comma 1, del Dlgs. n. 218/97) o che abbia sottoscritto l’accertamento con adesione e destinatario dell’atto di contestazione, non versa le somme dovute nei termini previsti, la procedura di collaborazione volontaria non si perfeziona e non si producono gli effetti premiali sia sul piano sanzionatorio penale tributario, sia dal punto di vista delle sanzioni amministrative tributarie.

Come previsto dall’art. 5-sexies, le modalità di presentazione della richiesta di pagamento dei relativi debiti tributari e ogni altra modalità applicativa della procedura di collaborazione volontaria dovranno essere disciplinate con Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate, da emanare entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore della presente disposizione.

Il destinatario della nuova disposizione penale è invece individuato dall’art. 5-septies, in maniera chiara, prevedendo che “l’autore della violazione di cui all’art. 4, comma 1” che, nell’ambito della procedura di collaborazione volontaria, di cui all’art. 5-quater  esibisce o trasmette atti o documenti falsi, in tutto o in parte, ovvero fornisce dati e notizie non rispondenti al vero, è punito con la reclusione da un anno e 6 mesi a 6 anni.

Il comma 2 dell’art. 5-septies chiarisce inoltre che l’autore della violazione degli obblighi in materia di monitoraggio fiscale ha l’obbligo di rilasciare, al Professionista che lo assiste nell’ambito della procedura di collaborazione volontaria, una dichiarazione sostitutiva con la quale attesta la veridicità degli atti o documenti consegnati.

Nel Ddl. in esame si dispone anche in merito alla “destinazione delle entrate” derivanti dall’attuazione delle norme in materia di collaborazione volontaria, che devono affluire ad apposito capitolo dell’entrata del bilancio dello Stato per essere destinate, anche mediante riassegnazione, a 4 finalità:

a) pagamento dei debiti commerciali scaduti in conto capitale, anche prevedendo l’esclusione dai vincoli del Patto di stabilità interno;

b) esclusione dai medesimi vincoli del Patto delle risorse assegnate a titolo di cofinanziamento nazionale dei programmi dell’Unione europea e di quelle derivanti dal riparto del “Fondo per lo sviluppo e la coesione”;

c) investimenti pubblici;

d) “Fondo per la riduzione della pressione fiscale” di cui all’art. 1, comma 431, della Legge n. 147/13.

La ripartizione di tali entrate è poi affidata ad appositi Dpcm..

L’art. 2 del Ddl. modifica l’art. 4, comma 3, del Dl n. 167/90, convertito dalla Legge n. 227/90, innalzando la soglia al di sotto della quale vige l’esclusione dall’obbligo dichiarativo per i depositi e conti correnti bancari (attualmente 10.000 Euro) costituiti all’estero, a 15.000 Euro.

L’art. 3 apporta modifiche al Codice penale introducendo il reato di “autoriciclaggio”. Infatti, mediante l’introduzione nel Codice penale dell’art. 648-ter viene delineata la nuova fattispecie criminale propria volta ad attribuire rilevanza penale alla condotta di chi, avendo commesso o concorso a commettere un delitto non colposo sostituisce, trasferisce o impiega, in attività economiche, finanziarie, imprenditoriali o speculative, denaro, beni o altre utilità provenienti da tale delitto, in modo da ostacolare concretamente l’identificazione della loro provenienza delittuosa. Attualmente è punito a titolo di riciclaggio soltanto chi non abbia commesso, o non abbia concorso a commettere, anche il “reato presupposto”.

In sostanza, la disposizione estende la punibilità per riciclaggio all’autore, anche in concorso, del reato da cui provengono il denaro, i beni o le utilità che ne costituiscono oggetto (reato presupposto).

Il Direttore, Rossella Orlandi, conclude l’Audizione ribadendo che l’obiettivo perseguito dalla norma e l’impegno dell’Agenzia nella concreta attuazione della stessa si sostanziano comunque nel ripristino della legalità fiscale.

La formula della “voluntary disclosure” è infatti coerente con le linee tracciate dall’Ocse, che esortano all’adozione di misure finalizzate alla futura compliance, nel quadro di un più incisivo contrasto ai fenomeni di illecito fiscale internazionale.


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