Finanza locale: pubblicato uno Studio sullo stato di attuazione delle fusioni dei Comuni

Il 25 giugno 2021 è stato pubblicato, sul sito istituzionale del Ministero dell’Interno – Direzione centrale per la Finanza locale, lo Studio dal titolo “Le fusioni dei Comuni. Lo stato di attuazione. Profili ordinamentali e finanziari”, che fa seguito al precedente del 2015, con il quale venivano ipotizzati i risparmi teorici derivanti dai processi di fusione, per focalizzare ancora l’attenzione sul fenomeno “Fusione di Comuni”, in espansione nell’arco degli ultimi anni.

Nelle Regioni a Statuto ordinario, si è passati dalle 33 fusioni di Comuni del 2015 alle 107 del 2020 (+224%) e, nelle Regioni a Statuto speciale, nello stesso periodo, si è passati dalle 8 alle 34 fusioni (+325%), per un totale di 141 fusioni.

Lo Studio analizza lo stato di attuazione del fenomeno, le misure di carattere ordinamentale e finanziario volte a favorire tali processi, e svolge una sintetica analisi comparativa in ordine alle dinamiche della spesa e delle entrate degli Enti che hanno dato luogo alla fusione di Comuni in raffronto con gli Enti sorti dalle fusioni e con le dinamiche finanziarie generali in ambito nazionale, al fine di verificare anche le eventuali riduzioni delle diseconomie di scala che caratterizzano gli Enti appartenenti alle più ridotte fasce demografiche.

Il campione è ridotto a soli 33 Enti oggetto di fusione dopo il 2015, al fine di neutralizzare l’effetto ante/post-riforma in materia di armonizzazione dei sistemi contabili.

La fonte dei dati è costituita dai certificati di conto consuntivo armonizzati dei Comuni relativi al 2018, trasmessi dagli Enti al Ministero dell’Interno.

Le fusioni di Comuni sono avvenute principalmente fra Comuni di piccole dimensioni, interessando solo in rari casi Comuni con popolazione superiore a 20.000 abitanti; i Comuni interessati da ogni singola fusione sono solo 2 per il 67% dei casi e solo 14 fusioni interessano più di 3 Comuni.

I Provvedimenti normativi con previsioni ordinamentali e finanziarie in materia di fusione negli ultimi anni sono stati numerosissimi. Gli incentivi finanziari per favorire le fusioni di Comuni sono stati una leva fondamentale, in quanto la numerosità delle nuove fusioni risulta fortemente correlata alle risorse finanziarie stanziate (nel 2020 circa Euro 83 milioni).

L’aggregato di spesa corrente per il campione dei Comuni presi in esame, al netto dei contributi erariali finalizzati, presenta una diminuzione del 7,51% (-11,15% se si tiene conto anche dei contributi finalizzati regionali), con riduzione di circa Euro 81 per abitante.

Per i servizi di back office la spesa corrente per gli Enti post fusione si è ridotta del 2,48% (Euro -3,50 per unità di popolazione) mentre per i servizi di front office alla cittadinanza risulta in incremento del 7,70% (Euro +46,48 per unità di popolazione), dati spiegabili con la maggior disponibilità di risorse finanziarie per contributi assegnati per la fusione. Raffrontando i dati di spesa con le medie nazionali la riduzione per i servizi di back office/front office risulta sostanzialmente equivalente, rispettivamente -0,11% e +0,38%, dati spiegabili con il miglioramento delle economie di scala per i servizi di back office e dalla maggior capacità di spesa da destinare ai servizi attivi per la cittadinanza.

L’analisi delle entrate evidenzia per la voce “Imposte, tasse e proventi assimilati” una riduzione dello 0,35% nel raffronto per i Comuni ante e post fusione, e un consistente incremento per la voce “Trasferimenti correnti da Amministrazione pubbliche” (+ 79,54%).

La dinamica della spesa corrente mostra un incremento della stessa per i Comuni post fusione di circa Euro 7,6 milioni, mentre per la sommatoria delle voci “Imposte, tasse e proventi assimilati” e “Trasferimenti correnti da Amministrazione pubbliche” la crescita risulta di circa Euro 17 milioni.

Lo Studio conclude che:

  • il fenomeno delle fusioni di Comuni è in costante crescita, con prevalente marcata localizzazione nell’Italia settentrionale e con correlazione alle risorse messe a disposizione per tali finalità;
  • le fusioni realizzate evidenziano una limitata crescita dimensionale degli Enti nel tempo;
  • l’analisi delle dinamiche della spesa corrente, al netto, sia dei contributi erariali che di quelli regionali finalizzati, evidenzia, successivamente ai processi di fusione, una flessione significativa della stessa;
  • viene in evidenza per gli Enti sorti da fusione, disaggregando l’analisi e prendendo a riferimento, separatamente, i servizi di back office, ovvero le funzioni gestionali ed organizzative, in contrapposizione ai servizi di front office, ovvero i servizi alla cittadinanza (al lordo dei contributi finalizzati non precisamente ripartibili tra le missioni esaminate), una riduzione delle prime (- 2,48%) da ricondursi, verosimilmente, alle migliori economie di scala derivanti dalla fusione ed ad un’espansione della seconda tipologia di funzioni (+ 7,70%), in contrapposizione con le dinamiche nazionali che non mostrano sostanziali variazioni, sia per i servizi di back office che per quelli di front office;
  • emerge, per gli Enti sorti da fusione, una maggiore capacità di spesa da destinare ai servizi per la cittadinanza, anche in conseguenza dei contributi erariali e regionali finalizzati, e tenendo conto del blocco della leva fiscale nel periodo considerato;
  • è riscontrata, dal lato dell’entrata, relativamente alla voce “Imposte, tasse e proventi assimilati”, una lieve flessione, successivamente ai processi di fusione, a fronte di una sostanziale staticità in ambito nazionale;
  • mostrano un sostanziale incremento (+ 80% circa) i trasferimenti correnti da Amministrazioni pubbliche, a fronte di un modesto + 4% fatto registrare, nel periodo considerato, in ambito nazionale, assicurando così ampia copertura alla maggiore spesa post fusione per i servizi alla cittadinanza.

Il percorso avviato con le fusioni di Comuni sembra costituire una delle possibili soluzioni alle diseconomie di scala ed alla rigidità di bilancio che caratterizzano gli Enti di minore dimensione demografica, consentendo così di liberare risorse a vantaggio delle collettività locali attraverso le quali realizzare, unitamente alle maggiori risorse messe a disposizione dal sistema in virtù dei contributi finalizzati, un efficientamento dei servizi.