di Riccardo Compagnino
Il “Pnrr” rischia di passare alla storia non come il piano di rilancio del Paese, ma come l’ennesima gigantesca illusione amministrativa italiana: una montagna di risorse Europee trasformata in una macchina ipertrofica di carte, procedure, rendicontazioni e autocelebrazioni, con risultati reali che arrancano dietro la propaganda.
Il problema non è solo il ritardo. Il problema è strutturale, quasi culturale: il divario tra la quantità di risorse impegnate e la qualità dei risultati ottenuti è diventato ormai innegabile. Si sono mobilitate energie enormi, si sono costruite architetture burocratiche complesse, si sono prodotti flussi infiniti di documenti
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