Imposta di registro: tassabilità delle Sentenze con valore modesto emesse su appello delle Pronunce del Giudice di pace

Imposta di registro: tassabilità delle Sentenze con valore modesto emesse su appello delle Pronunce del Giudice di pace

L’Agenzia delle Entrate – Direzione centrale Affari legali e Contenzioso, con la Risoluzione n. 97/E del 10 novembre 2014 ha fornito indicazioni sulla corretta interpretazione dell’art. 46, della Legge n. 374/91, in materia di tassabilità ai fini dell’Imposta di registro delle Sentenze emesse su appello delle Pronunce del Giudice di pace.

L’art. 46 della Legge n. 374/91 (istitutiva del Giudice di pace) prevede che “le cause e le attività conciliative in sede non contenziosa il cui valore non eccede la somma di Euro 1.033,00 e gli atti e i provvedimenti ad esse relativi sono soggetti soltanto al pagamento del contributo unificato, secondo gli importi previsti dall’art. 13 del Testo unico di cui al Decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115 e successive modificazioni ”.

L’Agenzia, con la Risoluzione n. 48/11, aveva fornito chiarimenti in merito all’ambito applicativo del regime di esenzione dall’Imposta di registro e di bollo previsto dal suddetto articolo. In particolare, con la citata Risoluzione era stato precisato che detta disposizione di favore trova applicazione solo per gli atti e i provvedimenti relativi al giudizio dinanzi al Giudice di pace e non anche per quelli emessi dal Tribunale ordinario in sede di appello avverso i predetti Provvedimenti.

A tal riguardo, anche la Corte di Cassazione è stata chiamata a pronunciarsi e con la recente Sentenza n. 16310 del 16 luglio 2014 – cui hanno fatto seguito altre Pronunce di identico tenore –nella quale ha precisato che “l’art. 46[…]nel suo significato ampiamente comprensivo[…]si riferisce genericamente alle cause ed alle attività conciliative in sede non contenziosa il cui valore non eccede Euro 1.033,00, ciò che abilita l’interprete a ritenere che il Legislatore abbia voluto fare riferimento, ai fini dell’esenzione[…] alle Sentenze adottate in tutti i gradi di giudizio”.

La Corte di Cassazione fonda quanto pronunciato sulla ratio della disposizione agevolativa che, a suo parere, è “quella di alleviare l’utente dal costo di servizio di giustizia per le procedure di valore più modesto”,che in relazione alle quali dato il valore percentuale di tale costo“ammonta comunque ad importo irrisorio e spesso inadeguato a giustificare una complessa procedura di esazione”.

In relazione a ciò, i Giudici di legittimità affermano che “appare del tutto coerente la previsione di una esenzione generalizzata, in deroga alla previsione dell’art. 37 del Dpr. n. 131/1986, dal pagamento della Tassa di registro per tutte le Sentenze adottate nelle procedure giudiziarie di valore modesto, indipendentemente dal grado di giudizio e dall’Ufficio giudiziario adito, sicché la norma qui in esame non può considerarsi né oggetto di applicazione analogica né soggetta ad interpretazione di genere estensivo ma semplicemente applicata nel suo lineare e chiaro tenore testuale”.

Alla luce di quanto esposto, in adesione all’orientamento espresso dalla Corte di Cassazione, devono considerarsi superate le indicazioni di prassi fornite in precedenza, contenute da ultimo nella Risoluzione n. 48/E del 2011.

Dunque, con la Nota in commento l’Agenzia ha ritenuto che il regime esentativo per valore previsto dall’art. 46 della Legge n. 374/91 (per le cause e le attività conciliative in sede non contenziosa il cui valore non eccede Euro 1.033,00) debba trovare applicazione, non solo in relazione agli atti e provvedimenti relativi al giudizio dinanzi al Giudice di pace, ma anche agli atti e provvedimenti emessi dai Giudici ordinari nei successivi gradi di giudizio.

Per adeguarsi a tali nuove indicazioni, le Strutture territoriali dovranno riesaminare le controversie pendenti concernenti la materia in esame e, ove necessario, abbandonare la pretesa tributaria, sempre che non siano sostenibili altre questioni.


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