Imu e fallimento: effetti della Sentenza dichiarativa

Imu e fallimento: effetti della Sentenza dichiarativa

Nell’Ordinanza n. 18270 del 24 giugno 2021 della Corte di Cassazione, una Società, dichiarata fallita, ha fatto ricorso in persona del Curatore fallimentare avverso gli avvisi di accertamento con il quale un Comune ha contestato l’omesso versamento Imu per gli anni 2012 e 2013. La ricorrente ha eccepito l’illegittimità degli avvisi in quanto emessi a carico della Società successivamente alla Sentenza dichiarativa del fallimento.

La Suprema Corte rileva che per i debiti sorti successivamente, e cioè l’Imposta del restante semestre 2012 e l’Imu 2013, si applica l’art. 10, comma 6, il quale prevede che “per gli immobili compresi nel Fallimento o nella Liquidazione coatta amministrativa l’Imposta è dovuta per ciascun anno di possesso rientrante nel periodo di durata del procedimento ed è prelevata, nel complessivo ammontare, sul prezzo ricavato dalla vendita. Il versamento dell’Imposta deve essere effettuato entro il termine di 3 mesi dalla data in cui il prezzo è stato incassato; entro lo stesso termine deve essere presentata la Dichiarazione”. Pertanto, il Comune non poteva legittimamente contestare l’omesso versamento dell’Imposta per le annualità 2012 (secondo semestre) e successivi al fallimento, poiché il versamento si esegue con il “prelievo” dopo la vendita dell’immobile.

La Sentenza dichiarativa di fallimento non postula infatti il venir meno del possesso da parte del fallito, il quale perde la sola detenzione. Ciò che si produce con la Sentenza dichiarativa di fallimento è un effetto traslativo dell’onere d’imposta, spostando il momento impositivo che viene così differito al momento in cui il curatore, in funzione di mero amministratore dei beni, vende l’immobile. Il versamento dell’Imposta presuppone quindi il completamento del periodo di assoggettamento del Fallimento all’Imposta, in relazione all’immobile, perché tale periodo si conclude solo con il Decreto di trasferimento della proprietà del bene all’aggiudicatario. Il “prelievo” dal ricavato del prezzo di vendita presuppone la “prelevabilità”, la quale non può darsi prima del Decreto di trasferimento del bene in forza dell’art. 108 del Rd. n. 267/1942. Solo in ipotesi di mancato trasferimento dell’immobile, e restituzione del bene al fallito, ricadrà su quest’ultimo l’onere di versamento dell’Imposta una volta tornato in bonis, al fine di estinguere il debito maturato durante il periodo fallimentare.  


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