Imu: fabbricati di civile abitazione destinati ad alloggi sociali previsti

Imu: fabbricati di civile abitazione destinati ad alloggi sociali previsti

Nella Sentenza n. 225 del 19 maggio 2021 della Ctp Ancona, i Giudici rilevano che le norme che stabiliscono esenzioni o agevolazioni in materia fiscale sono di stretta interpretazione ai sensi dell’art 14 delle Preleggi, sicché non vi è spazio per ricorrere al criterio analogico o all’interpretazione estensiva della norma oltre i casi e le condizioni dalle stesse espressamente considerati. I Giudici chiariscono che non sussistono i presupposti per il riconoscimento dell’esenzione di cui all’art. 2, comma 4, del Dl. n. 102/2013, prevedente la equiparazione tra i fabbricati di civile abitazione destinati ad alloggi sociali previsti dal Dm. Ministero delle Infrastrutture 22 aprile 2008 agli immobili destinati ad abitazione principale.

Con riferimento agli immobili già gestiti dagli Iacp, l’esenzione Imu opera alla duplice condizione dell’utilizzazione diretta degli immobili da parte dell’ente possessore e dell’esclusiva loro destinazione ad attività peculiari che non siano produttive di reddito, escludendo che il beneficio possa spettare in caso di utilizzazione indiretta, pur se assistita da finalità di pubblico interesse.

I Giudici sottolineano che l’inapplicabilità della invocata esenzione viene fatta risiedere nella ragione che le finalità di carattere sociale svolte per legge dagli Enti di edilizia residenziale non valgono ad escludere che quella da loro svolta nel concedere in locazione le unità abitative a loro disposizione, sia pure ad un canone locativo moderato o convenzionato in quanto parametrato alla situazione economica dell’assegnatario, sia un’attività di carattere economico ai sensi di legge.

Infine, l’attuale quadro normativo di riferimento (Dl. n. 102/2013, convertito nella Legge n. 124/2013), non ha subito sostanziali modifiche. Infatti, anche il Legislatore del 2013 non ha previsto l’esclusione degli alloggi sociali dal pagamento dell’Imu, dovendosi ricordare che, nel campo in questione, la sua azione gode di ampia discrezionalità ed il suo esercizio non è sindacabile se non per manifesta irragionevolezza o arbitrarietà, che nella fattispecie non sussistono. Ecco perché la Corte Costituzione ha reiteratamente dichiarato l’inammissibilità e l’infondatezza delle questioni di costituzionalità della normativa sull’Imu sollevate in relazione all’art. 3 della Costituzione nella parte in cui non riconosce un trattamento esente per gli alloggi posseduti dagli Enti di edilizia residenziale. Alla luce del chiaro tenore della disposizione sopra indicata, va dunque ribadito il Principio che, al fine di poter usufruire dell’agevolazione, il soggetto passivo dell’Imposta (proprietario, titolare di un diritto reale o concessionario) deve utilizzare concretamente l’alloggio. Orbene, appare chiaro che tale situazione non ricorre nell’ipotesi in cui i beni immobili vengano concessi in godimento agli assegnatari delle unità immobiliari abitative in quanto legittimato passivo dell’imposta è l’Ente possessore dell’immobile diverso dalla persona fisica locataria.

In ultimo, preme rimarcare che la mancata previsione dell’esenzione Imu per gli alloggi sociali non si pone in contrasto nemmeno con i Principi del diritto comunitario e, specificamente, con la Decisione n. 2005/842/CE della Commissione Europea, concernente l’applicazione dell’art. 86, par. 2, del Trattato CE sugli aiuti di Stato, dovendo trovare applicazione il Principio di specialità.


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