Inapplicabilità alle concessione di servizi delle disposizioni relative al subprocedimento di verifica dell’anomalia delle offerte

Inapplicabilità alle concessione di servizi delle disposizioni relative al subprocedimento di verifica dell’anomalia delle offerte

Il Consiglio di stato, con la Sentenza n. 5915 del 1° dicembre 2014, si esprime sull’inapplicabilità alle concessione di servizi delle disposizioni contenute relative al subprocedimento di verifica dell’anomalia delle offerte contenute nel Dlgs. n. 163/06. I Giudici osservano che le disposizioni contenute nel Dlgs. n. 163/06, relative al subprocedimento di verifica dell’anomalia delle offerte, nello specifico l’art. 86, non sono applicabili ad una procedura di affidamento in concessione delle attività di fornitura, installazione, gestione e manutenzione di manufatti pubblicitari comunali. Infatti, trattandosi di una procedura di affidamento di una concessione di servizi ai sensi dell’art. 30 del Dlgs. n. 163/06, la stessa non è soggetta alle norme del contenute nella Parte II di tale corpus normativo, riguardante i contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture nei settori ordinari. Infatti, il citato art. 30 stabilisce che le procedure di affidamento di concessioni di servizi sono sottratte alla puntuale disciplina del diritto comunitario e del codice dei contratti pubblici, ed invece assoggettate ai principi desumibili dal Trattato e i principi generali relativi ai contratti pubblici e, in particolare, i principi di trasparenza, adeguata pubblicità, non discriminazione, parità di trattamento, mutuo riconoscimento, proporzionalità. Dunque, in nessuno di questi principi generali può essere fatto rientrare l’art. 86 il quale, nel disciplinare i criteri di individuazione delle offerte anormalmente basse, contiene regole puntuali, relative ai presupposti al ricorrere dei quali le stazioni appaltanti sono tenute o meramente facoltizzate a verificare l’eventuale anomalia delle offerte. Ciò si ricava in particolare dall’art. 86, comma 3, che rimette alle valutazioni delle Stazioni appaltanti la verifica di congruità al di fuori dei casi tassativi previsti dai precedenti commi 1 e 2. Al riguardo, i Giudici affermano che le valutazioni in questione costituiscono tipica espressione di discrezionalità tecnico-amministrativa, ordinariamente sottratta al sindacato di legittimità del Giudice amministrativo, se non inficiata da evidente irragionevolezza o travisamento dei fatti emersi nell’istruttoria. Quindi, se ciò vale per le procedure di affidamento di appalti pubblici a fortiori la regola in questione è applicabile agli affidamenti di concessioni di servizi. Conseguentemente, i Giudici deducono che la portata precettiva dell’art. 86, comma 3, si risolve nel rinvio alle regole generali dell’agire amministrativo, ed in particolare ai principi in materia di contratti pubblici enunciati dall’art. 2 del Dlgs. n. 163/06, che sono a loro volta applicabili anche alle concessioni di servizi, in virtù del richiamo espresso dell’art. 30 ai principi generali relativi ai contratti pubblici. L’art. 2 del Dlgs. n. 163/06, dispone che l’affidamento e l’esecuzione di opere e lavori pubblici, servizi e forniture, ai sensi del presente codice, deve garantire la qualità delle prestazioni e svolgersi nel rispetto dei principi di economicità, efficacia, tempestività e correttezza. Da quest’ultima disposizione i Giudici ricavano che la verifica dell’anomalia dell’offerta è finalizzata alla corretta esecuzione del contratto posto a gara e costituisce una cautela preventiva della stazione appaltante, attraverso la quale essa anticipa nella fase dell’evidenza pubblica antecedente alla conclusione del contratto un approfondimento delle caratteristiche dell’offerta, al fine di saggiarne la sostenibilità economica, in tal modo prevenendo possibili inadempimenti dell’impresa aggiudicataria in fase esecutiva, fonti di gravi ripercussioni per l’interesse pubblico sotteso alla regolare esecuzione dei contratti stipulati dall’Amministrazione. Quindi emerge secondo i Giudici la natura ampiamente discrezionale delle valutazioni che sottostanno alla decisione di sottoporre a verifica di anomalia le offerte presentate in sede di gara. Inoltre, l’applicabilità alle concessioni di servizi delle disposizioni del codice dei contratti può avvenire in conseguenza di un richiamo ad esse da parte della normativa di gara, e dunque in virtù di un autovincolo espresso dell’Amministrazione aggiudicatrice. Peraltro, a questo riguardo è necessario un richiamo puntuale, doveroso alla luce della regola del clare loqui cui le Amministrazioni sono tenute nella predisposizione dei bandi di gara.


Tags assigned to this article:
concessioneserviziosubprocedimento

Related Articles

Volantinaggio: illegittimi gli obblighi imposti dal Comune

  Nella Sentenza n. 905 del 1° luglio 2015 del Tar Lombardia, Brescia, un Comune con Deliberazione consiliare ha approvato

Ict: Cottarelli, con il progresso si risparmia solo se si è disposti a ridurre il personale non necessario

“Se si introducono tecnologie che comportano risparmi di personale bisogna essere pronti a ridurre il personale o a spostarlo su

Contributi spettanti ai Consorzi di bonifica: la competenza sulle controversie è delle Commissioni tributarie

Nella Sentenza n. 8770 del 3 maggio 2016, la Corte di Cassazione rileva che i contributi spettanti ai Consorzi di