Incarichi P.A.: l’Anac invoca la revisione delle norme in materia di inconferibilità e incompatibilità

Incarichi P.A.: l’Anac invoca la revisione delle norme in materia di inconferibilità e incompatibilità

Lo aveva già sostenuto nel giugno scorso con l’Atto di segnalazione n. 4. E’ tornata a farlo adesso con analogo strumento e con ancora più forza: per l’Autorità nazionale Anticorruzione le norme in materia di incompatibilità e inconferibilità degli incarichi nelle P.A. e negli Enti privati in controllo pubblico hanno troppe falle e urge cambiarle.

Con l’Atto di segnalazione n. 5 del 9 settembre 2015, pubblicato il 15 settembre 2015 sul proprio sito istituzionale, l’Anac ha riformulato, in maniera ancora più precisa e concisa, le proprie osservazioni sui limiti rinvenuti nel Dlgs. n. 39/13 e ha indirizzato al Governo delle proposte di modifica.

La prima e generale criticità rilevata dall’Anac è il fatto che la normativa di settore non definisce in maniera chiara e inequivocabile i soggetti che hanno il potere di accertare le situazioni di inconferibilità e di incompatibilità. In linea di massima, la scelta è quella di affidare l’accertamento all’Amministrazione stessa, in particolare al Responsabile per la prevenzione della corruzione (Rpc), che ha il potere di contestare le situazioni all’interessato. L’Anac evidenzia però come questo implichi conseguenze negative perché è evidente come il Responsabile, nominato dalla stessa Amministrazione, possa essere soggetto a pressioni per prendere tempo o sorvolare. Di contro, l’Anac ritiene che il proprio intervento in materia sia – allo stato attuale – troppo marginale e chiede di potersi attivamente occupare di questi aspetti.

Questi i limiti individuati dall’Authority:

  1. Assenza di specifiche disposizioni che impongano alle Amministrazioni competenti di effettuare controlli in ordine alla insussistenza di cause di inconferibilità prima del conferimento dell’incarico. Si contesta il fatto che le dichiarazioni sull’insussistenza di cause di inconferibilità, frutto di autocertificazione da parte dei soggetti interessati, non siano sottoposte al vaglio preventivo al conferimento dell’incarico da parte delle Amministrazioni;
  2. Assenza di una disciplina del procedimento di accertamento delle inconferibilità. Si contesta il fatto che l’art. 15 del Dlgs. n. 39/13 non disciplini il procedimento cui il “Rpc” deve attenersi laddove venga rilevata una causa di inconferibilità. Inoltre, non è chiaro se – ove l’Anac riceva una segnalazione e accerti una situazione del genere – possa completare autonomamente il procedimento e dichiarare il soggetto inconferibile o debba rivolgersi al “Rpc” affinché lo stesso proceda;
  3. Incertezza sulla necessità o meno di una “dichiarazione di nullità”. L’Anac rileva una incongruenza tra le disposizioni degli artt. 17 e 18 del Dlgs. n. 39/13. Da un lato, l’art. 17 sembra voler introdurre una nullità “automatica”, che scatta nel momento in cui viene accertata la violazione. Questo però pare in contrasto con il successivo art. 18, che invece parla di incarichi “dichiarati” nulli, presupponendo un atto formale post-accertamento;
  4. Incertezza sulla attribuzione della competenza alla eventuale “dichiarazione di nullità”. Se si accetta la seconda ipotesi (necessità di un atto formale), secondo l’Autorità è logico immaginare che questo debba essere stilato dal “Rpc”. In proposito, viene però evidenziata la “oggettiva difficoltà in cui si trova il ‘Rpc’ (nominato dall’Organo di indirizzo dell’Amministrazione) quando deve dichiarare la nullità, con la conseguente automatica applicazione della sanzione della sospensione per 3 mesi dal potere di conferire incarichi”. L’Anac non esclude di potersi fare carico di questa mansione o che il compito di formalizzare la nullità dell’incarico debba essere affidata alla stessa Amministrazione. Sostanzialmente, quello che chiede è un chiarimento urgente che precisi: a) se la dichiarazione di nullità è necessaria; b) se si, a chi spetta la competenza sulla stessa;
  5. Incertezza del termine entro il quale la dichiarazione deve essere effettuata. Sul punto, l’Anac enfatizza l’importanza della tempestività degli accertamenti e delle eventuali dichiarazioni di nullità, soprattutto in considerazione del fatto che questo atto non implica solo la decadenza dell’incarico in sé ma anche degli atti compiuti dal Funzionario “illegittimo”. Alla luce di questa considerazione, l’Authority evidenzia le proprie perplessità sull’ipotesi che l’Amministrazione possa essere il soggetto ideale a compiere questo passo con sollecitudine. Altrettanti dubbi vengono sollevati sull’eventuale zelo del Responsabile che potrebbe subire pressioni dall’Ente affinché ritardi l’operazione. La conclusione è che l’impasse potrebbe essere risolta affidando – in caso di “inerzia del Rpc” – la competenza sulle dichiarazioni di nullità alla stessa Anac;
  6. Automaticità della sanzione della sospensione. Su questo aspetto, l’Anac muove le critiche più severe. Ciò che non viene condiviso è l’automatica applicazione della sospensione in conseguenza della dichiarazione di nullità dell’incarico. “L’automaticità retroagisce in modo negativo proprio sul potere di accertamento. Il ‘Rpc’ e l’Organo di indirizzo, consapevoli dell’applicazione automatica, tendono a non accertare o ad accertare in ritardo. Altro grave limite della sanzione automatica è che essa si applica senza alcuna valutazione dei comportamenti individuali dei componenti dell’organo che ha conferito l’incarico”. I casi di applicazione osservati dall’Anac hanno messo in evidenza una “applicazione che frustra le esigenze di contraddittorio con l’interessato e con l’Organo che ha conferito l’incarico”;
  7. Incertezza nella individuazione dell’Organo competente a conferire gli incarichi nel periodo della sospensione. Moltissime Amministrazioni regionali e locali hanno ignorato l’obbligo di individuare l’Organo competente nel caso in cui scatti la sospensione del potere di conferire incarichi per via di una accertata nomina non conforme alla normativa vigente. Questa disposizione, in vigore dal 2013, è stata largamente disapplicata, a dispetto dagli appelli ad adeguarsi tempestivamente lanciati anche di recente dalla stessa Anac. Sul punto viene pertanto richiesto un intervento chiarificatore del Legislatore, anche con riferimento alla concreta applicazione dell’art. 18, comma 4, che prevede che, laddove gli Enti Locali non adeguino in tempo i propri ordinamenti, trovi applicazione la procedura sostituiva di cui all’art. 8 della Legge n. 131/03;
  8. Incertezza in caso di violazione della sospensione. L’ultimo dei punti critici verso il quale l’Anac punta il dito è la grave incertezza relativa alle conseguenze della violazione della sanzione della sospensione di 3 mesi. Se un Organo sospeso continua a conferire incarichi di sua competenza, si pongono diversi ordini di problemi, e non è chiaro chi debba intervenire per accertare la violazione, come si debba intervenire per porre un limite alla violazione e quale sia il destino dei conferimenti comunque disposti.

Dopo le critiche, viene il momento delle proposte, e l’Autorità ne formula 3.

1) Eliminazione del carattere automatico della sanzione in caso di conferimenti dichiarati nulli. L’Anac chiede di sostituire l’attuale meccanismo con una sanzione amministrativa che venga tarata di caso di caso. La proposta è di prevedere in linea di massima delle sanzioni di tipo pecuniario e di ipotizzare, solo nei casi più gravi, delle sanzioni interdittive da quantificare sempre sulla base del caso specifico: si potrebbe decidere ad esempio di applicarle solo per certi tipi di incarichi e di stabilire durate variabili (da 1 a 6 mesi);

2) Affidamento all’Anac di un potere suppletivo di accertamento delle situazioni di inconferibilità e incompatibilità. L’Anac propone di lasciare sì il potere di accertamento/dichiarazione di nullità ai “Responsabili per la prevenzione della corruzione”, ma chiede al contempo di un ampio potere suppletivo che la metta in condizione di poter procedere ad un proprio accertamento (con dichiarazione di nullità) quando agisce su segnalazione di cittadini, d’ufficio o su richiesta degli stessi “Rpc”.

3) Affidamento all’Anac del potere sanzionatorio. L’Anac chiede infine che le sia affidato il procedimento sanzionatorio poiché non ritiene credibile che esso sia svolto dal “Rpc” dell’Amministrazione. “La sanzione potrebbe essere irrogata in esito ad un distinto procedimento sanzionatorio ovvero all’esito del procedimento di accertamento della violazione, sempre che nel corso di questo si sia proceduto all’accertamento anche dei singoli comportamenti dei soggetti che hanno partecipato al conferimento dell’incarico”.


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