Iva: chiarimenti delle Entrate sul trattamento del Servizio di “Mensa aziendale” e del Servizio sostitutivo reso a mezzo dei buoni pasto

Iva: chiarimenti delle Entrate sul trattamento del Servizio di “Mensa aziendale” e del Servizio sostitutivo reso a mezzo dei buoni pasto

L’Agenzia delle Entrate, con la Risposta all’Istanza di Interpello n. 231 del 28 aprile 2022, ha fornito chiarimenti in ordine al trattamento Iva del Servizio di “Mensa aziendale” e del Servizio sostitutivo di “Mensa aziendale” reso a mezzo dei buoni pasto.

La Società istante ha chiesto chiarimenti in merito al trattamento ai fini Iva relativo al rapporto fra Mensa aziendale e lavoratore dipendente, anche alla luce dei Principi dettati nella Risoluzione 75/E del 2020, con particolare riferimento al caso in cui il pasto della Mensa sia pagato dal lavoratore in parte in contanti ed in parte con i buoni pasto.

L’Agenzia ha ricordato preliminarmente che il trattamento Iva del Servizio di “Mensa aziendale” ovvero del Servizio sostitutivo di “Mensa” reso a mezzo dei buoni pasto è stato oggetto di approfondimenti e chiarimenti da parte dell’Amministrazione finanziaria in numerosi Documenti di prassi (Circolare n. 30/92; Circolare n. 150/1994, paragrafo 3.2; Risoluzione n. 63/E del 2005; Risoluzione n. 75/E del 2020).

Ai fini della soluzione del quesito prospettato, viene richiamata la Risoluzione n. 63/E del 2005, in cui, con riferimento al trattamento fiscale ai fini delle Imposte sui redditi e dell’Iva dei Servizi sostitutivi di “Mense” aziendali, è stato precisato che, “nel quadro della disciplina del reddito di lavoro dipendente, la somministrazione di alimenti e bevande ai dipendenti, da parte dei datori di lavoro, ovvero l’erogazione agli stessi di somme finalizzate all’acquisto di pasti, è regolata dall’art. 51 (già 48), comma 2, lett. c), del Tuir, che prende in considerazione distinte ipotesi, e precisamente:

a) gestione diretta di una mensa da parte del datore di lavoro;

b) prestazione di servizi sostitutivi di mense aziendali (ticket restaurant);

c) corresponsione di una somma a titolo di indennità sostitutiva di mensa. Prescindendo dalla ipotesi sub c) che non interessa il caso di specie, occorre sottolineare come la collocazione di una fattispecie di somministrazione in una delle 2 residue categorie – a) o b) – sia di estrema importanza in considerazione del fatto che a ciascuna di esse corrisponde un differente trattamento tributario”.

Il Legislatore non ha dettato regole particolari in merito alle diverse opzioni disponibili sull’organizzazione dell’erogazione dei pasti ai dipendenti. Come evidenziato dalla Circolare n. 326/1997, “si ritiene pertanto che il datore di lavoro sia libero di scegliere la modalità che ritiene più facilmente adottabile in funzione delle proprie esigenze organizzative e dell’attività svolta e che possa anche prevedere più sistemi contemporaneamente. Ad esempio, può istituire il Servizio di ‘Mensa’ per una categoria di dipendenti, il Sistema dei ticket restaurant per un’altra Categoria e provvedere all’erogazione di una indennità sostitutiva per un’altra ancora, oppure può istituire il Servizio di ‘Mensa’ e nello stesso tempo corrispondere un’indennità sostitutiva o i ticket restaurant ai dipendenti che per esigenze di servizio non possono usufruire del Servizio ‘Mensa’”. Ad ogni modo, a seconda della specifica tipologia di servizio prescelta dal datore di lavoro da erogare ai dipendenti, discende il relativo trattamento fiscale da applicare.

Nello specifico, il n. 37) della Tabella A, Parte II, del Dpr. n. 633/1972, prevede l’applicazione dell’aliquota Iva del 4% per le “somministrazioni di alimenti e bevande effettuate nelle Mense aziendali ed interaziendali, nelle Mense delle Scuole di ogni ordine e grado, nonché nelle Mense per indigenti anche se le somministrazioni sono eseguite sulla base di contratti di appalto o di apposite Convenzioni”.

L’art. 75, comma 3, della Legge n. 413/1991, ha stabilito che “l’aliquota dell’Imposta sul valore aggiunto del 4% di cui al n. 37 della Parte II della Tabella A, allegata al Dpr. n. 633/1972, prevista per le somministrazioni di alimenti e bevande rese nelle Mense aziendali deve ritenersi applicabile anche se le somministrazioni stesse sono rese in dipendenza di contratti, anche di appalto, aventi ad oggetto servizi sostitutivi di Mensa aziendale, sempreché siano commesse da datori di lavoro. Non è ammessa in detrazione l’Imposta relativa alla somministrazione di alimenti e bevande da chiunque effettuata nei confronti di datori di lavoro, tranne quella effettuata nei locali dell’Impresa o in locali adibiti a Mensa aziendale o interaziendale”.

Con la norma sopra citata – di interpretazione autentica delle disposizioni di cui al n. 37) della Tabella A, Parte II, allegata al Dpr. n. 633/1972 – il Legislatore ha inteso dunque chiarire l’ambito applicativo dell’aliquota del 4% prevista per le somministrazioni di alimenti e bevande rese nelle Mense aziendali, con l’intenzione di estenderlo espressamente anche alle somministrazioni effettuate in dipendenza di contratti aventi ad oggetto servizi sostitutivi di mense aziendali, sempreché siano commesse da datori di lavoro. Come chiarito con la Risoluzione n. 35/2001, la norma sopra citata consente l’applicazione dell’aliquota ridotta del 4% a tutte le prestazioni aventi ad oggetto somministrazioni fornite al personale dipendente nei locali ivi indicati. In particolare, con il Documento di prassi sopra citato si è ritenuto che il Legislatore fiscale abbia voluto oggettivamente agevolare in senso ampio l’attività di somministrazione ai dipendenti, purché realizzata nel locale “Mensa aziendale”.

La Risoluzione n. 202/2002 ha precisato il significato da attribuire alla locuzione “Mense aziendali”, intendendosi per tali quelle la cui gestione è data in appalto ad un’Impresa specializzata ovvero effettuata direttamente dall’Azienda, indipendentemente dal luogo in cui è situata la Mensa; inoltre, l’appaltatore deve assumere l’obbligo di fornire la prestazione esclusivamente ai dipendenti del soggetto appaltante.

La disciplina del Servizio sostitutivo di “Mensa aziendale” mediante l’utilizzo dei buoni pasto è contenuta invece nel Decreto Mise n. 122/2017.

Nello specifico, l’art. 3 del citato Decreto prevede testualmente che “il Servizio sostitutivo di Mensa reso a mezzo dei buoni pasto di cui all’art. 2, comma 1, lett. b), è erogato dai soggetti legittimati ad esercitare: (…) b) l’attività di mensa aziendale ed interaziendale”. L’art. 4 del Decreto prevede che “(…) i buoni pasto: a) consentono al titolare di ricevere un servizio sostitutivo di mensa di importo pari al valore facciale del buono pasto; b) consentono all’esercizio convenzionato di provare documentalmente l’avvenuta prestazione nei confronti delle Società di emissione (…)”.

L’art. 6, comma 1, del Decreto specifica che “il valore facciale del buono pasto è comprensivo dell’Imposta sul valore aggiunto prevista per le somministrazioni al pubblico di alimenti e bevande e le cessioni di prodotti alimentari pronti per il consumo”.

Dalla disciplina sopra richiamata emerge che il buono pasto (o ticket restaurant) è un documento di legittimazione (con specifiche caratteristiche) che attribuisce al titolare il diritto di ricevere la somministrazione di alimenti e bevande per un importo pari al valore facciale del buono stesso, il cui valore nominale è comprensivo dell’Iva. Tra gli esercizi legittimati a ricevere i buoni pasto sono ricomprese, tra l’altro, le attività di somministrazioni di alimenti e bevande e le mense aziendali e interaziendali. In tale caso, l’operazione che rileva ai fini Iva è la prestazione di servizi che la mensa aziendale rende nei confronti della Società emittente i ticket restaurant in favore del lavoratore. Tale prestazione di servizi consiste nell’impegno ad effettuare la somministrazione all’atto della presentazione del buono pasto da parte del lavoratore.

Nel rapporto tra la Società emittente i buoni pasto e la Società che gestisce il Servizio di “Mensa aziendale”, che accetta i buoni pasto, la misura dell’aliquota applicabile sarà del 10%, ai sensi del disposto di cui al n. 121) della Tabella A, Parte III, allegata al Dpr. n. 633/1972, riguardante le “somministrazioni di alimenti e bevande, effettuate anche mediante distributori automatici; prestazioni di servizi dipendenti da contratti di appalto aventi ad oggetto forniture o somministrazioni di alimenti e bevande” (vedasi Risoluzione 75/E/2020).

Considerato quanto sopra esposto, con riferimento al caso in cui il lavoratore dipendente paga l’intero pasto (selezionando uno dei menù offerti dalla Mensa aziendale) in denaro contante ovvero con altri mezzi di pagamento equivalenti (moneta elettronica, ecc.), alla somministrazione di alimenti e bevande presso la mensa aziendale si applica l’aliquota agevolata del 4%, ricorrendo i presupposti previsti dal n. 37) della Tabella A, Parte II, allegata al Dpr. n. 633/1972.

In tal caso, infatti:

– ricorre, come presupposto, il contratto di appalto tra la Società che eroga il Servizio di “Mensa” ed il soggetto committente (datore di lavoro);

– sussiste l’obbligo, assunto dall’appaltatore, di fornire la prestazione ai dipendenti del soggetto appaltante.

Con riferimento al caso in cui il lavoratore dipendente paga l’intero pasto mediante buoni pasto, non si realizza l’esigibilità dell’Iva al momento della somministrazione del pasto, poiché, come già anticipato, l’operazione che rileva ai fini Iva è la prestazione di servizi che la Mensa aziendale rende nei confronti della Società emittente i ticket restaurant in favore del lavoratore, soggetta all’aliquota Iva 10%. In tale evenienza, l’Iva diventa esigibile nel momento in cui la Società che gestisce la Mensa emette fattura nei confronti della Società emittente i buoni pasto, mentre la base imponibile va determinata applicando la percentuale di sconto convenuta al valore facciale del buono pasto, scorporando, quindi, dall’importo così ottenuto, l’Iva 10% in esso compresa, mediante l’applicazione delle percentuali di scorporo indicate nel comma 4 dell’art. 27 del Dpr. n. 633/1972 (vedasi Risoluzione n. 49 del 1996 e Risoluzione n. 75/E del 2020).

Lo scorporo delle 2 diverse aliquote (4% o 10%) va fatto sempre facendo riferimento al prezzo convenuto, sicché non è corretto ipotizzare 2 listini prezzi differenziati sulla base del metodo di pagamento prescelto.

Con riguardo infine all’ipotesi in cui il lavoratore dipendente paga il pasto (come sopra identificato,) per parte in contanti e per parte in buoni pasto, visto quanto già chiarito, ne deriva che:

– sulla quota parte del prezzo pagato in contanti o con mezzi elettronici, per cui si realizza il momento impositivo, l’aliquota Iva da scorporare sarà quella del 4%;

– sulla restante parte “pagata” mediante il buono pasto, il cui momento impositivo si realizzerà all’atto della fatturazione dei corrispettivi alla Società emittente il buono pasto – perché, come detto, l’operazione che rileva ai fini Iva è la prestazione di servizi che la mensa aziendale rende nei confronti della Società emittente i ticket restaurant (ossia l’impegno ad effettuare la somministrazione in favore del lavoratore) – l’aliquota Iva da scorporare sarà quella del 10%.

Per quanto concerne infine gli obblighi documentali nei confronti del lavoratore, i corrispettivi percepiti per la somministrazione di alimenti e bevande rese in Mense aziendali – già esentati dagli obblighi di certificazione fiscale, in base all’art. 2, comma 1, lett. i), del Dpr. n. 696/1996 – sono altresì esonerati, in base a quanto previsto dal Dm. 10 maggio 2019, dall’obbligo di memorizzazione elettronica e trasmissione telematica dei dati dei corrispettivi, nonché dall’emissione del documento commerciale (vedasi l’art. 2 del Dlgs n. 127/2015), qualunque sia il mezzo di pagamento. Resta invece l’obbligo di emissione della fattura per documentare le somme percepite dalla Società emittente i buoni pasto.

Stante l’esenzione dagli obblighi certificativi, anche al fine di determinare l’Iva relativa ai corrispettivi già riscossi che deve partecipare alla liquidazione periodica, è necessario indicare separatamente nel Registro dei corrispettivi di cui all’art. 24 del Dpr. n. 633/1972:

a) le somme effettivamente riscosse, in quanto pagate dal lavoratore in contanti (ovvero con altri mezzi di pagamento elettronici) – la cui Imposta, calcolata applicando l’aliquota del 4%, è divenuta esigibile;

b) le somme non ancora riscosse, corrispondenti al valore dei buoni pasto – la cui Imposta diverrà esigibile all’atto dell’emissione della fattura con aliquota al 10%.


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